Mentre l’attenzione dei mercati resta concentrata sul conflitto in Medio Oriente, nell’azionario stanno emergendo alcune dinamiche rilevanti, che non vanno trascurate. Un tema particolarmente interessante è la performance relativa tra Stati Uniti ed Europa, che cambia sensibilmente a seconda dell’orizzonte temporale considerato. Dalla fine del 2024 – e negli ultimi sei mesi – le azioni europee hanno sovraperformato quelle statunitensi. Un andamento che in parte riflette l’entusiasmo iniziale seguito alla vittoria elettorale dei Repubblicani, poi ridimensionatosi post-Liberation Day.
Ancora più significativo è il movimento nelle valutazioni relative. Tra il 2016 e il 2024 si è assistito a una progressiva rivalutazione dell’azionario Usa, sostenuta da una crescita economica robusta e da un forte miglioramento della redditività, soprattutto nel settore tecnologico. Dalla metà del 2024, tuttavia, si è registrata un’inversione piuttosto marcata, con una riduzione delle valutazioni relative degli Stati Uniti rispetto all’Europa.
Questo cambiamento è dovuto sia alla migliore performance dei listini europei, sia al fatto che le aziende statunitensi abbiano continuato a mostrare una crescita degli utili più solida rispetto a quelle europee (vedi grafico sotto). Nel Vecchio Continente, infatti, la crescita degli utili nel 2025 è stata piuttosto modesta, senza però impedire il movimento al rialzo dei listini.
In sintesi, le azioni statunitensi hanno visto una riduzione significativa delle loro valutazioni relative rispetto all’Europa, ma continuano comunque a mantenere un premio di valutazione piuttosto consistente, giustificato da una storia di crescita più forte, maggiore redditività e aspettative ancora favorevoli, anche alla luce della forte attenzione verso l’Intelligenza Artificiale. Gli analisti prevedono una crescita degli utili robusta sia negli Stati Uniti sia in Europa nel corso dell’anno, ma queste stime potrebbero risultare ottimistiche in caso di rallentamento dell’economia globale. In tale scenario, gli utili statunitensi potrebbero dimostrarsi più resilienti – come già osservato nel 2025 – e, insieme a valutazioni relative oggi più contenute, rendere l’azionario Usa progressivamente più interessante nei prossimi mesi.








