Anche per convinzione personale è meglio fare subito chiarezza. L’Europa unita è sempre e comunque un grande ideale in cui credere e per cui lavorare. L’attuale Unione europea invece annaspa, non incide quanto dovrebbe nello scenario politico internazionale e, a volte, inciampa in sortite quanto meno imbarazzanti se non umilianti come quella di ringraziare il Pakistan per una mediazione di pace: praticamente il ruolo di uno spettatore che applaude ma non quello di un protagonista. Viene da chiedersi dove sia finita l’Europa che abbiamo sognato e che vogliamo. Come sia stato possibile arrivare a questa impasse lo descrive Giulio Meotti con “Titanic Europa. La fine misteriosa dell’Unione europea” (Liberilibri, 256 pagine, 18 euro).
Il titolo del libro è senza dubbio un po’ tranchant. E in qualche misura lo è anche il libro. L’analogia con una nave che va dritta verso l’affondamento sembra non lasciare speranze di salvezza. Mettiamoci anche che la copertina ha un quid di macabro che fa pensare a sangue che cola dal Vecchio continente e, fino a qui, tutto sembra dare ragione a populisti e nazionalisti di vario genere che all’unità europea non hanno mai creduto. Ma la prima impressione inganna e basta leggere con attenzione per accorgersi che “Titanic Europa” non dà per scontate conclusioni catastrofiche. Semmai va considerato una sorta di manuale degli errori commessi negli anni non soltanto dagli eurocrati ma anche da quasi tutti i governi europei. Forse si pecca di ottimismo ma è lecito pensare che capire dove e quando si è sbagliato serva a fare in modo che non accada e che la nave riesca sia pure in extremis a evitare l’impatto mortale con l’iceberg. Messa in questi termini la lettura di “Titanic Europa” risulta più utile a un convinto europeista che a coloro che dell’unità europea non vogliono più sentir parlare tanto sono sicuri di sapere già tutto.
L’elenco degli errori descritto da Giulio Meotti è impressionante ma anche illuminante. La mancanza di una visione veramente europea ha causato scelte miopi o sbagliate. La sciatteria lascia in eredità una massa di problemi da cui l’Europa sembra lasciarsi soffocare. Poi non è detto che le soluzioni siano quelle indicate da “Titanic Europa”. Al contrario è più che lecito dissentire a patto però di cercarne altre e, contrariamente al passato, metterle in pratica. Non c’è stata attenzione al declino demografico. La gestione dell’immigrazione più che a una società multietnica ha portato alla creazione di mondi separati e spesso contrastanti. Non è un buon esempio di politica industriale se la più grande acciaieria del mondo sta in Cina ma è fatta con gli impianti dismessi da Francia e Germania. Eccessi di entusiasmo hanno accelerato le decisioni sul green deal le cui conseguenze sono tutte da verificare con il risultato che mentre l’Europa è in affanno la Cina è tranquillamente causa di circa un terzo dell’inquinamento globale. Fatti alla mano, “Titanic Europa” indica i problemi su cui bisogna aggiustare la rotta. Sperando di fare in tempo a evitare l’iceberg.







