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Care Meloni e Schlein, l’interesse nazionale viene prima della corrida politica

Che cosa è emerso dall'ultimo dibattito parlamentare. Il taccuino di Guiglia

Nessuno si stupisce, se Giorgia Meloni a nome del governo ed Elly Schlein e Giuseppe Conte, voci delle opposizioni, se le suonano nel momento in cui s’affrontano dialetticamente durante l’informativa in Parlamento.

E’ nelle cose che la maggioranza valorizzi quel che ha fatto, annunciando che non ci saranno rimpasti né dimissioni anticipate (“governeremo 5 anni”, così la presidente del Consiglio), e che gli avversari sostengano il contrario: nei quasi 4 anni del governare in corso, “non avete fatto niente”, così la leader del Pd, Schlein.

Nessuno, inoltre, può sorprendersi se manchino intese tra centrodestra e centrosinistra persino sulla legge elettorale in ebollizione. Che è sempre stata percepita come il tentativo della parte proponente di garantirsi la sua continuazione al potere. Tentativo, peraltro, sconfessato dagli elettori, che di voto in voto tendevano a non premiare la parte proponente.

Eppure, la legge elettorale dovrebbe essere considerata un meccanismo di pura tecnica parlamentare: come coniugare i due criteri-cardine della rappresentatività e della governabilità, secondo le sentenze della Corte Costituzionale.

Dunque, tutto già visto: nessuno si scandalizza per l’ostentato dialogo tra sordi e la perenne campagna elettorale già ripartita.

Tuttavia, così come il Covid segnò un prima e un dopo nella politica dell’Unione europea e non solo dell’Italia chiamata ad affrontare quel male a sorpresa e senza precedenti, le guerre in Ucraina e in Medio Oriente sono il male del male che nessuno aveva previsto. E che nessuno può oggi prevedere quando e come finirà. Anche se gravissimi si presentano e si moltiplicano l’odio tra i popoli in conflitto e la crisi economica per tutti gli altri popoli non in conflitto. Si paga la crisi di Hormuz e dell’instabilità planetaria.

E’ il momento del tutto eccezionale a dover suggerire alla maggioranza e alle opposizioni non di fingersi di volersi bene, né di abbassare i toni in un mondo che, sull’onda di Donald Trump, ormai parla a tutto volume e senza freni. Ma almeno di comprendere che rinfacciarsi menzogne e sfidarsi a chi insulta l’altro con più maestria è un esercizio masochista e provinciale per tutti.

Mai come in queste ore il governo e chi vi si oppone hanno l’obbligo di cogliere l’interesse supremo degli italiani.

Che non è quello di stabilire il torto e la ragione tra Meloni e Conte-Schlein più rispettivi alleati (ciò avverrà alle prossime elezioni), bensì di sapere in che modo essi possano, parlandosi magari al telefono, affrontare con responsabilità la doppia crisi di guerra e pace e di economia ed energia che interessa tutti i cittadini della Repubblica.

Il dovere dell’unità politica non significa rinunciare alle proprie idee, né chiudere un occhio sulle scelte altrui.

Significa, però, capire che nell’ora più buia l’interesse nazionale e internazionale viene prima di qualsivoglia corrida politica.

Ed è avvilente doverlo ricordare, mentre il Medio Oriente brucia, l’Ucraina è sotto assedio da più di 4 anni e lo spettro energetico s’aggira per le nostre case.

(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)

www.federicoguiglia.com

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