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Ecco come e dove Stellantis sgommerà con la cinese Leapmotor

La partnership con la startup cinese stipulata ai tempi dell'ex Ceo Tavares è una delle poche cose confermate dal nuovo amministratore delegato di Stellantis che sembra avere grandi piani per Leapmotor, tanto in Canada per provare a placare la rabbia di Ottawa tanto nel Sud America

La successione tra Carlos Tavares e Antonio Filosa ha portato Stellantis a rivedere profondamente i propri piani industriali (quanto a fondo lo si saprà solo il prossimo 21 maggio durante l’Investor Day negli Usa), ma un aspetto della precedente gestione sembra comunque sopravvissuto: l’importanza per il Gruppo franco-italiano del produttore cinese di auto elettriche Leapmotor.

COME VA LEAPMOTOR

Nelle ultime ore è stata la stessa Stellantis ad annunciare con orgoglio gli ultimi dati relativi a Leapmotor: “a marzo ha registrato 50.029 veicoli consegnati, includendo mercato interno ed esportazioni, con una crescita del 34,87% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel primo trimestre, le consegne complessive hanno raggiunto quota 110.155 veicoli, sempre includendo mercato domestico ed export, pari a un incremento del 25,82% su base annua”.

L’AUTO EV RALLENTA MA STELLANTIS NON SCENDE DA LEAPMOTOR

Stellantis, che proprio con Tavares aveva acquistato all’incirca il 20% del capitale di Leapmotor così da recuperare almeno in parte il gap tecnico rispetto alle auto elettriche del Dragone – ha in portafogli pure il 51% della joint venture dedicata alle attività internazionali (di fatto il produttore occidentale s’è impegnato a sfruttare i propri canali per esportare il partner asiatico) e non sembra decisa a ridimensionare i propri accordi nonostante la vendita delle vetture alla spina stia subendo una inchiodata. Anche e soprattutto perché l’alleato di Hangzhou porta con sé il know-how tecnologico oggi alla base di molti optional ricercatissimi dall’utenza.

STELLANTIS PORTA LE LEAPMOTOR IN CANADA?

Ma soprattutto tale partnership può tornare ancora utile per riempire tasselli strategici o, come potrebbe essere nel caso del Canada se le indiscrezioni si rivelassero veritiere, persino risolvere pericolose tensioni diplomatiche. Ormai è ben noto, infatti, che Stellantis per assecondare i capricci protezionistici del presidente Usa Donald Trump ha iniziato il trasferimento della produzione delle auto prodotte in Canada destinate a servire il mercato Usa direttamente nelle fabbriche statunitensi (per la precisione in un impianto che era stato frettolosamente riaperto dopo la decisione di dismetterlo per evitare nuovi scioperi del potente sindacato Uaw).

Ottawa non l’ha presa affatto bene e ha minacciato pesanti contromosse legali. La soluzione individuata dal costruttore europeo sarebbe perciò rimpiazzare la produzione con quella cinese, del partner Leapmotor. In questo modo l’alleato asiatico arriverebbe nel Nuovo mondo (le sarebbero comunque preclusi gli States che si stanno chiudendo a riccio alle auto made in China), peraltro in un mercato aperto all’auto elettrica e il Canada non soffrirebbe le ricadute occupazionali dello stop dei suoi impianti.

UNA SCELTA WIN-WIN?

Una scelta strategica brillante, anche se sarà tutta da confermare e nel caso da orchestrare. I canadesi non paiono particolarmente convinti e questo perché non ci sono rassicurazioni circa il fatto che la produzione di Leapmotor sostituisca 1:1 quella precedente. Anzi, proprio considerate le difficoltà riscontrate dall’auto elettrica nell’ultimo periodo, sarebbe difficile credere che Stellantis voglia investirci tanto, benché verrebbe comunque supportato nell’iniziativa dai capitali cinesi del partner.

LE LEAPMOTOR ARRIVANO IN BRASILE

Ma c’è un altro mercato del Nuovo mondo pronto ad accogliere le auto cinesi di Stellantis: il Brasile. Mentre quelle canadesi sono ancora chiacchiere tutt’altro che confermate è ormai ufficiale che le Leapmotor B10 e C10 avranno presto una nuova casa: il polo di Goiana, nello Stato brasiliano del Pernambuco.

Si tratta di un hub che in totale genera l’astronomica cifra di 14.700 posti di lavoro tra dipendenti diretti e non, sforna 280mila veicoli l’anno (è dunque a un passo dall’intera produzione annua italiana ormai sotto le 380mila unità, secondo i dati drammatici di Fim – Cisl relativi al 2025) e nell’agosto scorso ha festeggiato i 10 anni di attività (fu aperto stante la saturazione dell’impianto principale di Betim) e il traguardo di 2 milioni di veicoli prodotti.

Nel Paese sudamericano che ospita immense piantagioni di canna da zucchero il Gruppo del Vecchio continente porta avanti lo studio sui propulsori flex‑fuel (alimentati anche a etanolo) da abbinare anche nelle ibride con range extender. Montati magari nel prossimo futuro su auto cinesi marchiate Leapmotor?

 

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