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Cosa succederà all’industria tedesca/2. Tecnologie emergenti: robotica, computer quantistici e sicurezza

Le imprese tedesche, forti anche del supporto finanziario stanziato dal governo Merz, stanno raccogliendo la sfida di questo settore: robot intelligenti, computer quantistici e sistemi di difesa avanzati non sono più solo scenari futuristici, ma “le fondamenta su cui si gioca la sovranità tecnologica”.  L'articolo di Pierluigi Mennitti

Nel cuore dell’Europa, tra innovazione tecnologica e trasformazioni geopolitiche, i ricercatori dell’Handelsblatt individuano tre settori strategici che promettono di ridefinire il futuro industriale e tecnologico del continente: la robotica, i computer quantistici e la difesa, con particolare attenzione alla sicurezza informatica. Ognuno di questi ambiti si sviluppa in modo autonomo, ma con un filo conduttore comune: “l’urgenza di rafforzare la competitività europea in uno scenario globale segnato da nuove minacce, sfide economiche e accelerazione scientifica”. 

Sono tre settori sui quali una nuova generazione di imprenditori tedeschi sta giocando la sfida del futuro proprio e dell’industria nazionale, impegnata in una trasformazione strutturale. 

Il rapporto dell’Handelsblatt Research Institute (HRI) offre un’istantanea su come queste tecnologie stanno evolvendo, con esempi concreti e dati che ne illustrano il potenziale e i limiti.

VERSO ROBOT PIÙ AUTONOMI

“L’evoluzione della robotica industriale verso sistemi di tipo adattivo segna il superamento dei modelli di automazione rigida a favore di architetture cognitive integrate”. Nel laboratorio del Fraunhofer-Institut di Sankt Augustin – scrive l’Handelsblatt – la ricerca si concentra sulla “convergenza tra modelli linguistici avanzati e visione artificiale per la gestione di contesti operativi non deterministici”. L’innovazione “risiede nella capacità dell’intelligenza artificiale di tradurre istruzioni dal linguaggio naturale al codice operativo autonomo per manipolatori meccanici”. Questo salto tecnologico permette di “svincolare la macchina dalla programmazione manuale dettagliata, abilitando una risposta dinamica e in tempo reale alle variabili ambientali in contesti non strutturati”.

Tale transizione verso una robotica “software-defined” mira a “democratizzare l’automazione in settori industriali finora esclusi a causa degli elevati costi di setup e della rigidità dei cicli produttivi”. Sotto il profilo macroeconomico – sottolineano i ricercatori tedeschi – le proiezioni elaborate da Spherical Insights, società di ricerca di mercato e consulenza, stimano che il valore del mercato globale della robotica “salirà dai 100,7 miliardi di dollari registrati nel 2023 ai 435,7 miliardi previsti per il 2033”. In questo quadro di espansione, la Germania conferma la propria leadership tecnologica con una densità di 419 unità robotiche ogni 10.000 lavoratori, dato che posiziona il paese come “il principale hub manifatturiero automatizzato in ambito occidentale, secondo solo a Singapore su scala globale”.

Tuttavia, non mancano le criticità. Una su tutte: il settore tedesco è fortemente dipendente dall’industria automobilistica, attualmente in fase di contrazione. Il calo del fatturato registrato lo scorso anno ne è un segnale. Il Fraunhofer IAIS cerca quindi di promuovere l’integrazione della robotica generativa presso le piccole e medie imprese, anche attraverso workshop di sensibilizzazione. “Cruciale – conclude l’Handelsblatt – sarà la disponibilità di dati per potenziare ulteriormente i sistemi intelligenti e favorire la scalabilità”.

NELL’EX BUNKER DELLA GUERRA FREDDA

“Lo sviluppo di sistemi di calcolo quantistico scalabili rappresenta oggi la frontiera tecnologica della fisica applicata, con un orientamento verso soluzioni hardware resilienti ai disturbi ambientali”. L’Handelsblatt racconta la ricerca condotta dalla start-up Eleqtron (peraltro in un vecchio bunker della guerra fredda, sotto la vecchia posta centrale di Siegen, in Vestfalia) che si focalizza “sull’implementazione di trappole ioniche e sistemi di raffreddamento laser, una scelta che mira a superare i limiti di ingombro e complessità delle infrastrutture voluminose” (come quelle adottate da IBM). 

Il potenziale è enorme: “dai materiali avanzati alla meteorologia, fino all’ottimizzazione logistica”, i computer quantistici potrebbero risolvere problemi oggi fuori dalla portata dei supercomputer convenzionali. La start-up di Siegen ha già ricevuto ordini dal Centro aerospaziale tedesco (il Deutsches Zentrum für Luft- und Raumfahrt) e dal Centro di ricerca di Jülich, uno dei più grandi e importanti centri di ricerca interdisciplinare in Europa, per un totale di 54 milioni di euro. Tuttavia, la concorrenza globale è agguerrita e ben finanziata, soprattutto negli Stati Uniti, dove aziende come Google, IBM e Quera “godono di massicci investimenti in capitale di rischio”.

Nonostante la qualità della ricerca tedesca testimoniata dai numerosi cluster scientifici permangono lacune nell’infrastruttura di finanziamento. Secondo i fondatori di Eleqtron, la Germania fatica a fornire risorse paragonabili a quelle statunitensi. Come osserva Claudia Linnhoff-Popien, docente dell’Università di Monaco, “lo sviluppo dell’hardware quantistico è ancora una scommessa aperta, e l’innovazione tedesca dovrà dimostrare di poter tenere il passo”.

DIFESA E SICUREZZA

La guerra in Ucraina ha prodotto un ripensamento profondo delle strategie di difesa europee, accelerando investimenti e innovazione tecnologica. La spesa militare globale ha raggiunto somme enormi, che vedono come sempre gli Stati Uniti in testa ma i paesi europei in forte recupero. La Germania è al quarto posto, i piani sono ambiziosi: Friedrich Merz promette di fare della Bundeswehr l’esercito più grande del continente. 

L’Europa, tuttavia, soffre per la frammentazione dei sistemi d’arma e l’assenza di una strategia unitaria. Per affrontare questa debolezza, l’Ue ha lanciato l’European Defence Industrial Strategy (EDIS) e il programma EDIP, con l’obiettivo di destinare entro il 2030 almeno il 50% della spesa militare a fornitori europei.

Nel frattempo, il settore delle start-up in ambito difesa e sicurezza informatica conosce un vero boom con investimenti crescenti in nuove imprese del settore. Particolare attenzione è riservata allo sviluppo di droni: da strumenti marginali a protagonisti dei conflitti contemporanei. Se l’Eurodrone – sviluppato da Germania, Francia, Spagna e Italia – entrerà in funzione solo nel 2030, numerose start-up europee, come in Germania la Helsing di Monaco, stanno già sviluppando droni avanzati con tecnologie d’avanguardia, riuscendo a strappare a imprese più rinomate contratti miliardari allo Stato.

CYBERSPAZIO: GUERRA E DOMINIO DIGITALE

La guerra moderna si gioca sempre più anche nel dominio digitale. Nel settore della sicurezza informatica militare, il mercato è ancora dominato dagli Stati Uniti, con l’israeliana Check Point come unica eccezione tra i principali attori non americani. Palantir resta leader nei software per l’intelligence militare, ma l’Europa sta cercando di colmare il divario. L’obiettivo è non solo ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, ma anche sviluppare capacità autonome di difesa cibernetica, fondamentali per proteggere infrastrutture critiche e asset strategici.

Anche in questo settore, come per quello della difesa, l’industria tedesca può giocare un ruolo importante per la ripresa economica soprattutto se riesce a giocare di concerto sul piano continentale. In un panorama in rapida evoluzione, l’Europa ha infatti avviato processi di riorganizzazione che, se accompagnati da investimenti mirati e da una maggiore integrazione, potrebbero rafforzarne la posizione nei settori chiave della tecnologia del futuro. 

Le imprese tedesche, forti anche del supporto finanziario stanziato dal governo Merz, stanno raccogliendo la sfida di questo settore: robot intelligenti, computer quantistici e sistemi di difesa avanzati non sono più solo scenari futuristici, ma “le fondamenta su cui si gioca la sovranità tecnologica”. 

(2. continua; la prima parte si può leggere qui)

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