(Le Figaro, Stéphane Boujnah, 24 marzo 2026)
Stéphane Boujnah, presidente del consiglio di amministrazione di Euronext, avverte che il primo impatto concreto della guerra in Iran è l’aumento del prezzo degli idrocarburi che si diffonde in tutti i settori, anche se i mercati restano per ora pazienti perché scommettono su un conflitto geograficamente limitato e di breve durata, purché non si verifichi il blocco totale e prolungato dello Stretto di Ormuz.
Secondo Boujnah si accumulano però fragilità indipendenti dal conflitto: valutazioni sotto pressione in diversi settori, debito privato in difficoltà, fondi di private equity in sofferenza e soprattutto l’insostenibilità della spesa pubblica in vari Paesi, con la Francia che continua ad aumentare il deficit e il debito (oltre il 5% e al 115% del PIL) senza voler ridurre la propria “dipendenza cronica” dalla spesa, creando nuovi diritti e aumentando le uscite mentre i mercati prestano a costi sempre più alti.
Boujnah paragona questa dipendenza a una tossicodipendenza: la Francia consuma la propria “droga” di spesa pubblica e i mercati fanno da spacciatore, fornendo liquidità ma a prezzi crescenti. Il risultato è che oltre 400 miliardi all’anno per le pensioni e oltre 300 miliardi per la sanità vengono sottratti a investimenti nel futuro (satelliti, trasporti verdi, intelligenza artificiale, ricerca), scaricando il conto sulle generazioni future.
Per Boujnah l’addiction non è sostenibile e rischia di portare la Francia “al pronto soccorso”: la legge di bilancio 2027 sarà il momento della verità e la Francia deve scegliere tra un risanamento graduale e scelto oppure un’austerità subita e violenta, come accaduto ai Paesi PIIGS che dopo crisi drammatiche sono oggi in equilibrio o in avanzo di bilancio.
Impatto della guerra sui mercati
«Il primo impatto molto concreto è l’aumento del prezzo degli idrocarburi. Si diffonde in tutti i settori, ma a ritmi diversi.»
Fragilità strutturali accumulate
«Si accumulano fragilità senza legame con il conflitto. Le valutazioni di diversi settori sono sotto pressione. Il debito privato scricchiola. Alcuni fondi di private equity soffrono. Molti attivi privati acquistati molto cari qualche anno fa non valgono più quanto previsto. Un aggiustamento è inevitabile. A ciò si aggiungono preoccupazioni sulla sostenibilità del debito pubblico in diversi Paesi e il rialzo dei tassi di interesse.»
La dipendenza francese dalla spesa pubblica
«Sì, la Francia è in dipendenza cronica dalla spesa pubblica, dai deficit e dal debito. Ma il peggio è che, come in ogni dipendenza, non cerca di uscirne. Nell’ultima legge di bilancio continuiamo a consumare la nostra droga, creando ancora nuovi diritti e aumentando la spesa.»
Il sacrificio sui figli
«I francesi fanno con costanza e determinazione un sacrificio: quello dei loro figli. I più di 400 miliardi che ci costano ogni anno le pensioni, i più di 300 miliardi per la sanità, non è denaro per costruire satelliti, trasporti verdi, intelligenza artificiale, data center, ricerca medica. È denaro per il nostro comfort presente che rinvia la fattura sulle generazioni future. E questo, i mercati lo vedono molto bene.»
L’avvertimento finale
«La nostra dipendenza dalla spesa pubblica non è sostenibile, ci soffoca il dibattito democratico e rischia di portarci al pronto soccorso. La preparazione della legge di bilancio per il 2027 sarà un momento di verità. La Francia ha due opzioni: disintossicarsi progressivamente dalla sua dipendenza tossica alla spesa, oppure aspettare lo shock dell’overdose. Detto altrimenti, abbiamo la scelta tra un risanamento scelto o un’austerità subita.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







