La Federal Reserve, come ampiamente atteso, ha deciso di mantenere invariato il target dei Fed Funds nel range 3,50%-3,75% per la seconda riunione consecutiva. All’interno del FOMC si segnala nuovamente il dissenso del governatore Stephan Miran, che avrebbe preferito un taglio di 25 punti base; a differenza della riunione precedente, tuttavia, questa posizione non è stata condivisa da altri membri.
Dal punto di vista della comunicazione, il linguaggio dello statement è rimasto sostanzialmente invariato rispetto a gennaio, sia nella valutazione delle condizioni economiche e del mercato del lavoro, sia nell’indicazione neutrale sulle future mosse di politica monetaria. Un elemento nuovo è però il riferimento esplicito all’incertezza legata agli sviluppi in Medio Oriente e alle possibili implicazioni per l’economia statunitense.
Le nuove proiezioni economiche confermano un percorso di politica monetaria che prevede ancora un solo taglio dei tassi di 25 punti base sia nel 2026 che nel 2027. Al contempo, le stime sull’inflazione sono state riviste al rialzo, soprattutto per gli anni più lontani, mentre le prospettive di crescita del PIL reale risultano leggermente più robuste nel lungo periodo. Questo miglioramento è in parte attribuibile ai potenziali effetti positivi dell’intelligenza artificiale sulla produttività. Coerentemente, anche la stima del tasso neutrale di lungo periodo è stata leggermente ritoccata verso l’alto. È interessante notare come nessun membro del FOMC preveda rialzi dei tassi nel corso di quest’anno e solo uno lo faccia per il 2027, nonostante Powell abbia sottolineato in conferenza stampa che l’ipotesi di un rialzo è stata comunque discussa.
Durante la conferenza stampa, il presidente Powell ha evidenziato i rischi legati all’inflazione, sottolineando come l’aumento dei prezzi energetici, legato anche alle tensioni geopolitiche, possa spingere al rialzo l’inflazione nel breve termine. In assenza di ulteriori progressi sul fronte inflazionistico, ha chiarito che un taglio dei tassi non sarebbe appropriato. Ha inoltre osservato che gli investimenti in intelligenza artificiale potrebbero aver contribuito a innalzare temporaneamente il tasso neutrale e che l’attuale livello dei tassi si colloca in una zona di confine tra restrittivo e neutrale.
I mercati hanno reagito negativamente al tono più aggressivo di Powell: i rendimenti dei Treasury statunitensi sono saliti, soprattutto sulle scadenze più brevi, il dollaro si è rafforzato e i mercati azionari hanno registrato ulteriori ribassi. Va tuttavia considerato che, durante la conferenza stampa, i prezzi di petrolio e gas sono aumentati bruscamente a seguito di notizie relative a un attacco iraniano a un importante impianto LNG in Qatar.
Nonostante il quadro di breve termine resti incerto e caratterizzato da rischi al rialzo per l’inflazione, lo scenario centrale rimane orientato verso un allentamento della politica monetaria. In questa prospettiva, si prevede che la Fed, sotto la futura guida di Kevin Warsh, possa effettuare due tagli dei tassi da 25 punti base nella seconda metà dell’anno. Tale scenario presuppone però un rapido rientro dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi e un possibile indebolimento del mercato del lavoro statunitense. Attualmente, i mercati incorporano aspettative di allentamento molto più contenute.
Sul fronte dell’allocazione di portafoglio, la posizione complessiva sulla duration Usa era prossima alla neutralità prima della riunione, con una preferenza per le scadenze a 2-5 anni rispetto a quelle più lunghe. Questa scelta riflette la convinzione che i premi per il rischio, sia reale sia inflazionistico, sulle scadenze lunghe siano ancora troppo compressi, anche alla luce delle pressioni politiche sulla Fed e di un contesto fiscale complesso. Considerando che shock prolungati sui prezzi del petrolio tendono ad appiattire la curva dei rendimenti, è stata ridotta l’esposizione a strategie di irripidimento, introducendo posizioni di appiattimento sulle scadenze più lunghe. L’intenzione è di tornare a incrementare l’esposizione a un irripidimento della curva quando emergeranno segnali più chiari di un calo duraturo dei prezzi energetici.







