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Perché la Bce è flemmatica

Bce attendista tra inflazione e crescita, ma restano le incognite energetiche. L'analisi di Antonella Manganelli, amministratore delegato di Payden & Rygel Italia

La BCE ha lasciato invariato il tasso sui depositi al 2,00%, sottolineando un quadro di rischi bilanciati tra inflazione e crescita e la necessità di monitorare il conflitto in Medio Oriente. Lagarde ha evidenziato una domanda interna resiliente e un’inflazione ben ancorata al target, ma ha ribadito la disponibilità a intervenire in caso di shock energetici.

COSA DICONO LE NUOVE PROIEZIONI SULL’INFLAZIONE

Le nuove proiezioni mostrano un’inflazione leggermente più elevata e persistente sopra il target nel medio termine, mentre le stime di crescita sono state riviste al ribasso, riflettendo l’impatto negativo dell’aumento dei prezzi energetici sul reddito reale. L’orientamento della BCE è risultato meno restrittivo di quanto atteso dal mercato, mantenendo un approccio flessibile e decisioni prese riunione per riunione.

LA REAZIONE DEI MERCATI

Dopo l’annuncio e la conferenza stampa, la reazione dei mercati è stata abbastanza contenuta. Il tasso swap a due anni, indicatore delle aspettative sui tassi a breve termine, si è portato intorno al 2,60% (dal 2,52% precedente), mentre i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi hanno mantenuto i rialzi registrati nel corso della giornata, con il biennale in aumento di circa 11 punti base a 2,56% e il decennale vicino al 3%. Nel complesso, il mercato continua a prezzare circa due rialzi dei tassi entro settembre 2026.

EURO CONTRO DOLLARO

Sul fronte valutario, l’euro si è leggermente rafforzato contro il dollaro, attestandosi nell’area di 1,14–1,15, sostenuto dalle aspettative sui tassi relativi che compensano solo in parte la domanda di dollaro nelle fasi di maggiore avversione al rischio.

COSA FARÀ LA BCE?

A nostro avviso, tuttavia, queste aspettative di rialzo appaiono aggressive: non riteniamo che la BCE sarà necessariamente costretta ad alzare i tassi e, in caso di risoluzione relativamente rapida del conflitto, tali aspettative potrebbero essere rapidamente riassorbite.

Molto dipenderà dalla dinamica dei prezzi energetici e dagli effetti di secondo impatto sull’inflazione: solo in uno scenario di petrolio stabilmente sopra i 100 dollari per alcuni mesi la BCE potrebbe trovarsi senza alternative. Questo non rappresenta però il nostro scenario di base. Rimane quindi un contesto altamente incerto e fortemente legato all’evoluzione dei mercati energetici.

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