Il progetto di fusione tra Banca Monte dei Paschi di Siena e Mediobanca entra nella fase operativa. I consigli di amministrazione dei due istituti hanno infatti approvato il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca in Mps, fissando il rapporto di concambio che consentirà di completare l’operazione e portare Piazzetta Cuccia fuori dalla Borsa dopo oltre settant’anni di quotazione.
Come si legge nella nota congiunta diffusa dalle due banche, il rapporto di cambio è stato stabilito in 2,45 azioni Mps per ogni azione Mediobanca. Il rapporto tiene conto anche della distribuzione dei dividendi relativi all’esercizio 2025 – pari a 0,86 euro per Mps e 0,63 euro per Mediobanca – e incorpora un premio per gli azionisti dell’istituto milanese di circa il 3% rispetto alle valutazioni di Borsa, secondo quanto emerge dal materiale informativo diffuso al mercato.
Il concambio rappresenta il punto di equilibrio trovato dai due board dopo mesi di trattative e di confronti con gli advisor finanziari delle banche. Secondo le prime valutazioni degli analisti, la soluzione individuata dovrebbe risultare in linea con le aspettative del mercato e facilitare il passaggio successivo, cioè il voto delle assemblee straordinarie chiamate a esprimersi sull’operazione.
NASCE IL NUOVO GRUPPO E MEDIOBANCA ESCE DALLA BORSA
Il progetto approvato prevede l’incorporazione di Mediobanca in Mps, con l’emissione di nuove azioni del Monte destinate agli azionisti della banca milanese. L’operazione rappresenta l’ultimo tassello di un percorso iniziato con l’offerta pubblica lanciata da Siena su Piazzetta Cuccia e mira alla creazione di un nuovo gruppo bancario con un forte presidio nei servizi alle imprese, nel wealth management e nell’investment banking.
La fusione comporterà anche una riorganizzazione delle attività del gruppo. In base al piano industriale, le attività di corporate & investment banking e private banking confluiranno in una nuova società interamente controllata da Mps che assumerà la denominazione “Mediobanca spa”, mantenendo così il marchio storico della banca d’affari e le competenze sviluppate nel tempo nel supporto alle imprese e alla clientela di fascia alta.
A questa nuova entità verranno trasferite anche alcune partecipazioni strategiche, tra cui la quota detenuta da Mediobanca in Generali, pari a circa il 13,2% del capitale. La presenza nel capitale del gruppo assicurativo triestino rimarrà quindi uno degli asset principali del nuovo perimetro societario.
Parallelamente è prevista l’integrazione delle attività retail e di consulenza finanziaria, comprese le reti di consulenti di Mediobanca Premier e di Banca Widiba, che verranno riorganizzate all’interno della nuova struttura del gruppo.
COME CAMBIERÀ L’AZIONARIATO DEL NUOVO MPS
Uno degli elementi centrali dell’operazione riguarda la composizione del capitale della banca risultante dalla fusione. Il nuovo assetto azionario rifletterà l’effetto diluitivo dell’emissione delle azioni destinate agli azionisti di Mediobanca, ma resterà caratterizzato da una presenza significativa dei principali investitori già presenti nel capitale del Monte.
Nel nuovo assetto Delfin risulterà il primo azionista con circa il 16,1%, seguita dal gruppo Caltagirone con il 9,4%. Tra gli altri soci di rilievo figurano BlackRock con il 4,6%, il ministero dell’Economia con circa il 4,5% e Banco Bpm con il 3,4%, mentre il flottante dovrebbe attestarsi intorno al 62% del capitale.
L’operazione punta inoltre a generare sinergie industriali stimate in circa 700 milioni di euro.
I PASSAGGI REGOLAMENTARI E IL RUOLO DELLA BCE
Il progetto di fusione dovrà ora affrontare il percorso autorizzativo previsto dalla normativa bancaria. L’operazione è infatti subordinata al via libera delle assemblee straordinarie degli azionisti delle due banche e alle autorizzazioni delle autorità competenti, tra cui Banca centrale europea e Banca d’Italia, oltre al controllo del governo nell’ambito della normativa sul golden power.
In particolare sarà necessario presentare un’istanza alla Bce, che dovrà esprimersi sull’operazione entro un termine massimo di novanta giorni dalla presentazione della richiesta. Solo dopo il completamento di questo iter regolamentare la fusione potrà diventare effettiva, con un orizzonte temporale indicato dalle banche entro la fine del 2026.
Sul dossier restano inoltre alcune questioni seguite con attenzione anche a Bruxelles. In particolare, secondo quanto evidenziato dalla stampa economica, le autorità europee stanno osservando con attenzione gli effetti dell’operazione sulla governance e sugli equilibri del settore bancario italiano.
LE TENSIONI SULLA GOVERNANCE E IL NODO DELLA LISTA PER IL CDA
Sul piano della governance restano aperte alcune partite. Come riportato dal Foglio, una delle questioni osservate anche a livello europeo riguarda il confronto sulle liste per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Monte e i possibili equilibri tra i principali azionisti.
Sempre secondo il quotidiano, tra i soci più influenti del gruppo vi sarebbe chi guarderebbe con favore alla figura di Massimo Palermo, considerato vicino agli ambienti di Francesco Gaetano Caltagirone. Una dinamica che – come evidenziato nei giorni scorsi da Startmag – si inserisce nella più ampia partita sulla futura guida del gruppo nato dalla fusione.
Nel frattempo, secondo alcuni rumors, Luigi Lovaglio potrebbe valutare la possibilità di sostenere una lista di minoranza alle prossime elezioni del consiglio di amministrazione del Monte con fondi e investitori privati per sfidare la lista del Cda. Come rilevato dalla Reuters, l’ad aveva ottenuto da Delfin e dal Tesoro, ma non da Caltagirone. Il manager, che non compare nella lista presentata dal board uscente, nei giorni scorsi aveva comunque sottolineato di non essere “attaccato alla poltrona”, lasciando intendere una disponibilità a valutare diversi scenari. Non a caso il manager ha fatto un passo indietro, lasciando al Cfo Andrea Maffezzoni il compito di gestire gli incontri che cominceranno la settimana prossima.
IL MERCATO SCOMMETTE SULL’OPERAZIONE
Nel frattempo Piazza Affari sembra aver accolto positivamente l’annuncio del concambio. Nella seduta di ieri, i titoli di Mps e Mediobanca hanno registrato forti rialzi, con guadagni intorno al 5% per entrambi gli istituti.
Il trend positivo è proseguito anche oggi. Nelle prime ore di contrattazione Mediobanca ha guadagnato circa il 3,9%, mentre Mps è salita di oltre il 2%. A metà seduta il titolo del Monte segnava ancora un rialzo di circa l’1,7%, mentre Mediobanca avanzava di oltre il 3,5%.
Il mercato sembra dunque scommettere, per il momento, sulla creazione di un nuovo polo bancario italiano capace di combinare la presenza storica del Monte nel retail e nel credito tradizionale con il know-how di Mediobanca nell’investment banking e nella gestione della clientela di fascia alta.







