Si racconta che nella storia quasi millenaria dell’antica Roma ci siano stati soltanto un paio di anni senza che ci fosse una guerra. Verità o leggenda che sia riflette in pieno il destino dell’Europa nei secoli successivi fino al 1945. Poi, per quasi ottant’anni, c’è stata l’illusione della pace che gli orrori dei conflitti in corso in Ucraina e in Medio Oriente stanno facendo svanire. Intere generazioni hanno potuto sperare che la guerra fosse qualcosa molto distante come il Vietnam o le Falkland e invece si riscopre che il continente più devastato dagli eventi bellici è proprio l’Europa. E forse conviene ricordare quello che non vorremmo vedere mai più. “Le vie delle guerre” di Andrea Santangelo (il Mulino, 296 pagine, 16 euro) racconta bene il martirio del Vecchio Continente con un approccio più interessante e più originale rispetto a un tradizionale saggio di storia. Si combinano perfettamente le competenze dell’autore che è un archeologo ma anche un attento studioso di storia militare.
Il risultato finale è un itinerario che porta a toccare tutti i paesi europei ma soprattutto riesce a coinvolgere come un ideale viaggio con la macchina del tempo. Lo studio dei reperti archeologici permette di stabilire che le guerre iniziano a devastare l’Europa sin dall’età della pietra e in particolare nel Neolitico. Nelle cuevas iberiche sono raffigurati gruppi di arcieri che si fronteggiano. In Francia e in Austria sono state rinvenute fosse comuni con centinaia di corpi che palesemente sono guerrieri morti in battaglia. Già allora si combatteva per il possesso del territorio ma da quella prima innovazione che è stata l’utilizzo di arco e frecce il modo di fare la guerra cambierà continuamente. Andrea Santangelo ripercorre in maniera avvincente tutte le tappe di questo percorso. E i segni del passato si ritrovano un po’ dappertutto anche se i due luoghi più devastati dalle battaglie sono la pianura padana e quella belga. I resti degli insediamenti dei legionari romani dalla Britannia alla Dacia testimoniano la funzione del “limes” come linea di confine fra l’impero e i barbari. Altre epoche saranno caratterizzate da mura, castelli e fortezze di cui magari oggi si apprezza il valore architettonico ma al tempo erano esclusivamente uno strumento di forza militare. “Le vie delle guerre” racconta l’epopea di Napoleone che in qualche modo costituisce il culmine della cosiddetta guerra di movimento attraversando quasi tutta l’Europa. Trincee e filo spinato sono i resti visibili del primo conflitto mondiale. E poi arrivano altre tragedie ancora più devastanti con i bombardamenti che uccidono decine di migliaia di civili e devastano intere città come Dresda e Coventry. E fino a qui è un attento itinerario nel passato. Il vero dramma, come osserva Andrea Santangelo, è che gli orrori ricompaiono e affiancano i più moderni strumenti di morte. Come se non bastassero droni, missili e bombe, tra Russia e Ucraina si torna pure a combattere in trincea come nella prima guerra mondiale.







