“Scendono in campo anche 50 magistrati per il Sì a Roma, (oggi ndr) a Palazzo Wedekind, sede del Tempo con una maratona oratoria, ma ognuno di voi dovrà mobilitarsi al massimo per convincere amici, conoscenti, a votare per la riforma. Qui siete in tanti, ognuno ne convinca almeno una decina”. Simonetta Matone, ex magistrato, deputato della Lega, proprio lei che è stata per quattro anni capo della segreteria di Giuliano Vassalli, il giurista, parlamentare del Psi di Bettino Craxi, ministro della Giustizia, padre del processo accusatorio e non più inquisitorio, rivolge il pressante invito dal palco.
Terni, seconda città dell’Umbria, hotel Classic-Tulipano, nel grattacielo alle porte della città, venerdì pomeriggio. Riunire qui quasi cento persone, “in un giorno in cui ancora si lavora”, è stata una sfida per il segretario provinciale della Lega, David Veller Fornasa, cresciuto politicamente con il sindaco liberale Gianfranco Ciaurro, che per primo in Umbria fece cadere il muro rosso. Veller, un manager, dirigente d’azienda, esperto nel settore della comunicazione, è riuscito a mettere insieme una platea fatta di impiegati, operai delle Acciaierie, artigiani, medici, esponenti della piccola e media borghesia su un tema liberale come quello della riforma della giustizia con la separazione delle carriere, i due Csm, l’introduzione del sorteggio contro la piaga delle correnti, che tradizionalmente rischia di non essere troppo mobilitante. Mentre il fronte del No con la sinistra schierata cavalca a tutto campo l’anti-melonismo e l’anti-salvinismo.
“Ma chi l’ha detto che la Lega non sta facendo niente? Per caso, qualcuno è già in cerca di qualche capro espiatorio se il No dovesse prevalere, cosa che io non credo affatto? Ma non scherziamo! Eccoci qui, mobilitati, stiamo andando anche nei mercati”, sottolinea Veller. Con Matone, il segretario provinciale della Lega mette in guardia dal rischio che molti ormai nell’elettorato diano già per fatta la riforma della giustizia con l’approvazione da parte del parlamento. Scampoli di campagna elettorale referendaria vera, sul territorio, non solo sui giornali e nei Palazzi della politica. In questa terra dove la Lega, con Salvini, l’artefice del “miracolo”, trainando il centrodestra, era riuscita a conquistare nel 2019, con la ex presidente Donatella Tesei, la guida della Regione più storicamente rossa d’Italia (accanto a Emilia e Toscana), ora tornata di nuovo a sinistra, il centrodestra, che paga ancora dannosi tafazzismi interni, sa bene cosa significa vincere, poi perdere e rialzarsi.
“Siamo impegnati ogni giorno in volantinaggi, incontri ovunque”, ricorda il deputato Riccardo Augusto Marchetti, segretario regionale della Lega Umbria, che a Terni, insieme con l’avvocato del foro di Perugia, del comitato per il Sì, Walter Biscotti, insiste sul fatto che in tutte le democrazie occidentali c’è la separazione delle carriere. Con Marchetti lo stato maggiore della Lega umbra, il vicesegretario regionale, ex senatrice, di Terni, Valeria Alessandrini che vinse alle suppletive in sostituzione di Tesei, nonostante fossero già arrivate le proibitive condizioni imposte dal Covid, Virginio Caparvi, l’altro deputato umbro, sindaco di Nocera Umbra, l’ex assessore Enrico Melasecche, capogruppo Lega in Regione. “Il Sì deve vincere! Lo dobbiamo anche a Bettino, massacrato da certa magistratura”, dice Marchetti alla cronista, a margine dell’incontro, orgoglioso da sempre di essere il craxiano, con tanto di foto in ufficio di Bettino, di una Lega, che in Umbria, con Salvini, riuscì nel miracolo della conquista del fortino rosso. Proprio perché riuscì a dare voce anche sul piano economico al cosiddetto centro liberale rappresentato dal ceto medio.







