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Che cosa farà Mediobanca in Mps

Delisting, sinergie e partita su Generali. Cambia il baricentro della finanza italiana dopo l'ingresso definitivo di Mediobanca in Mps. Fatti, numeri e riflessi in Borsa

Un pezzo di storia d’Italia esce dalla Borsa. Il “salotto buono” della finanza, fondato ottant’anni fa da Enrico Cuccia, si prepara a lasciare Piazza Affari per rientrare stabilmente sotto il tetto del Monte dei Paschi di Siena. Con una delibera assunta all’unanimità dal consiglio di amministrazione presieduto da Nicola Maione, Mps ha deciso di procedere alla “piena integrazione” di Mediobanca attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting di Piazzetta Cuccia.

È la svolta annunciata ma non per questo meno dirompente: Mediobanca sarà incorporata in Mps, e al tempo stesso rinascerà come società non quotata al 100% controllata dal Monte, focalizzata su corporate & investment banking e private banking di fascia alta, mantenendo in pancia il 13,2% di Generali.

LA MOSSA DEL MONTE E IL NUOVO PERIMETRO

Il comunicato diffuso ieri sera da Siena è netto: “Via libera al processo di piena integrazione di Mediobanca nel Gruppo Montepaschi attraverso la fusione per incorporazione e il conseguente delisting”. Contestualmente, le attività di corporate & investment banking e private banking dedicate alla clientela di fascia alta saranno trasferite in una società non quotata posseduta al 100% da Mps che manterrà la denominazione di “Mediobanca SpA”. In tale perimetro sarà ricompresa anche la partecipazione in Assicurazioni Generali.

La scelta è coerente con quanto delineato nell’Opas annunciata nel gennaio 2025 e conclusa con il controllo da parte dell’istituto di Siena di oltre l’86% di Mediobanca. La quota del 13,2% in Generali confermerà la nuova Mediobanca non quotata quale prima azionista del Leone. Il disegno è quello di un gruppo integrato: da una parte il Monte con la sua anima retail, dall’altra una merchant bank concentrata sui servizi a imprese e grandi patrimoni, con brand e professionalità “di altissimo valore”, come rimarca la nota di Siena.

L’obiettivo dichiarato è il “raggiungimento degli obiettivi strategici e reddituali e la piena realizzazione delle sinergie industriali per la massimizzazione della creazione di valore”.

SINERGIE, PIANO E INVESTOR DAY DEL 27 FEBBRAIO

Il cuore industriale dell’operazione sarà illustrato il 27 febbraio, quando l’amministratore delegato Luigi Lovaglio presenterà il nuovo piano strategico del gruppo integrato. Secondo quanto sottolineato dal Corriere della Sera e dal Sole 24 Ore, le sinergie attese sono pari a 700 milioni di euro, cifra che il ceo ha più volte indicato come potenzialmente superabile.

Come evidenzia il Sole, la struttura delineata dal board conferma la continuità rispetto al documento di offerta vagliato dalla Bce. Non è un dettaglio: nelle scorse settimane la Vigilanza europea aveva acceso i riflettori sull’architettura del gruppo, e la delibera collegiale e unanime del cda di Siena è servita anche a rassicurare Francoforte sulla coerenza del percorso.

Sul piano operativo, gli advisor sono già al lavoro per definire il progetto di fusione e il rapporto di concambio tra azioni Mps e Mediobanca. Il passaggio assembleare sarà decisivo, ma con l’86% dei voti in mano al Monte, l’esito appare segnato. Resta aperto il tema del flottante residuo: il mercato scommette su un’Opa residuale a premio per arrivare al 100.

LA REAZIONE DELLA BORSA

La Borsa ha capito subito la direzione. Il giorno dopo l’annuncio, Mediobanca è balzata fino al +7,6% nelle prime battute, con punte oltre il 7,8%, tra sospensioni per eccesso di rialzo e scommesse su un rilancio sul flottante. Anche Mps viaggia in deciso progresso, attestandosi sopra al 2%.

Gli investitori leggono nel delisting un possibile premio implicito: con oltre l’86% già in mano a Siena, l’ipotesi di un’offerta residuale appare plausibile. Il mercato guarda anche al valore della quota Generali, che con una capitalizzazione superiore ai 55 miliardi e dividendi promessi per 7 miliardi al 2027, rappresenta un asset strategico e reddituale.

CHE COSA DIVENTA MEDIOBANCA (E CHE COSA DIVENTA GENERALI)

La nuova Mediobanca non quotata sarà il braccio nobile del gruppo Mps. Corporate finance, advisory, finanza strutturata, gestione dei grandi patrimoni: il focus torna alle origini, ma dentro un gruppo più grande. In una lettera ai dipendenti richiamata dal Sole, l’ad Alessandro Melzi d’Eril ha assicurato che “il brand, i valori e le professionalità di Mediobanca dovranno essere e saranno preservati”.

La partecipazione del 13,2% in Generali resta l’architrave. Accorciando la catena di controllo, Siena si avvicina a Trieste. Chi vorrà incidere sugli equilibri del Leone dovrà fare i conti con il nuovo asse Mps-Mediobanca. Non è un caso che nel capitale del Monte siedano Delfin con circa il 17,5%, Caltagirone sopra l’11% e il Mef come azionista pubblico di riferimento: una compagine che in parte si riflette anche nell’azionariato di Generali.

Come ricorda il Corsera, Lovaglio ha definito in passato la quota in Generali “nice to have”. Ma in un gruppo integrato che ambisce a diventare il terzo polo bancario italiano, la leva assicurativa può diventare un fattore di stabilità e di potere negoziale.

GOVERNANCE E LISTA DEL CDA

Parallelamente all’operazione industriale, si gioca la partita della governance. Il rinnovo del cda di Mps è fissato per aprile, e il presidente Maione, con il supporto della società di consulenza Korn Ferry, sta lavorando alla lista. L’obiettivo è presentare entro fine mese una short list di candidati, con Lovaglio in pole per la riconferma.

La mossa sulla fusione rafforza la posizione del ceo, che vede realizzarsi la strategia delineata un anno fa con l’Opas. Ma dovrà tenere insieme interessi azionari forti, sensibilità politiche e le attese della Vigilanza.

IL CAPITOLO GIUDIZIARIO: CONCERTO, CONSOB E INSIDER TRADING

Sul dossier Mps-Mediobanca pesa però un’ombra giudiziaria. Nei mesi scorsi la Procura di Milano ha ipotizzato un presunto “concerto” tra Delfin, Caltagirone e il vertice di Siena per aggirare l’obbligo di Opa su Mediobanca. Tuttavia, un documento della Consob del 15 settembre 2025 ha concluso che “non sussiste il patto occulto” e “non sussiste il concerto” con Siena, smontando l’impianto accusatorio sul piano amministrativo.

Resta aperta l’indagine penale. Di pochi giorni fa la notizia dell’inchiesta per insider trading che coinvolge un dirigente del Mef, Stefano Di Stefano, indagato per acquisti di azioni Mps e Mediobanca a ridosso dell’Ops. Di Stefano ha poi rassegnato le sue dimissioni dal cda del Monte. Un elemento che aggiunge tensione a un’operazione già complessa.

Se Consob ha escluso l’esistenza di un’azione di concerto l’inchiesta in ogni caso prosegue. Il mercato, per ora, guarda ai fondamentali e alla prospettiva industriale.

DAL SALOTTO BUONO A UN POLO INTEGRATO

Con il delisting di Mediobanca si chiude un’epoca: Piazzetta Cuccia esce dal listino dopo oltre settant’anni, ma non scompare. Cambia casa, cambia struttura, ma conserva nome, identità e – soprattutto – la leva su Generali.

Il Monte dei Paschi, risanato e rilanciato dopo anni difficili, prova a trasformarsi da banca retail regionale a gruppo integrato con ambizioni nazionali. Il 27 febbraio dirà come intende farlo nei numeri.

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