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Fcas al capolinea, ecco come Merz guarda oltre la Francia

Il cancelliere tedesco Merz solleva per la prima volta apertamente interrogativi sulla tenuta del progetto Fcas, il programma del caccia di sesta generazione che vede coinvolte Germania, Francia e Spagna, spiegando come le specifiche tecniche richieste dai singoli paesi divergano in modo sostanziale.

Sarà probabilmente l’ultimo podcast del cancelliere tedesco a porre il chiodo finale sulla bara del Future Combat Air System (Fcas), il programma del caccia di sesta generazione che vede coinvolte Germania, Francia e Spagna. Quello che era stato definito come il programma di armamento più ambizioso d’Europa scricchiola sempre più sotto il peso delle divergenze tecniche e politiche, al punto che tra gli addetti ai lavori circola già un verdetto amaro: “Il progetto è ormai un guscio vuoto”.

A scuotere ulteriormente le fondamenta del Fcas è il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che in un podcast ha sollevato per la prima volta apertamente interrogativi sulla tenuta del progetto da centinaia di miliardi di euro, gettando un’ombra concreta sulla collaborazione difensiva tra Berlino, Parigi e Madrid. Le tensioni tra ministeri e i partner industriali sembrano aver raggiunto il punto di non ritorno, trasformando la cooperazione in uno stallo strategico.

IL NODO DELLE ESIGENZE OPERATIVE

Intervenuto nel podcast politico Machtwechsel, Merz ha identificato con precisione il punto critico dell’intera vicenda: le specifiche tecniche richieste dai singoli paesi partecipanti divergono in modo sostanziale.

La Francia, in quanto potenza nucleare dotata di flotta portaerei, necessita di un velivolo di nuova generazione capace di trasportare testate atomiche e di operare da piattaforme navali. La Germania, al contrario, non annovera tali requisiti tra le proprie esigenze operative. Questa asimmetria pone una domanda destinata a condizionare l’intero processo decisionale: vale la pena di concepire due configurazioni distinte per soddisfare profili tecnici così differenti, oppure si deve convergere su una soluzione unica che, inevitabilmente, andrà incontro alle priorità di uno solo dei partner?

Merz ha escluso con fermezza qualsiasi lettura di tipo politico della questione, inquadrando il tutto come una divergenza tecnica e operativa, non come un segnale di rottura diplomatica con Parigi.

UN’ALTERNATIVA SENZA LA FRANCIA

Per la prima volta, il cancelliere ha lasciato intendere che la Germania potrebbe percorrere strade alternative. Tra le ipotesi sul tavolo, secondo quanto riporta la radio pubblica tedesca Deutschlandfunk, vi sarebbe una collaborazione con la Spagna e altri paesi per lo sviluppo di un sistema d’arma autonomo, al di fuori dell’attuale struttura trilaterale. Secondo un’indiscrezione di Politico di qualche settimana fa, Berlino starebbe valutando in sordina le possibili modalità di partecipazione al programma rivale del Fcas, il Global Combat Air Programme (Gcap), guidato da Italia, Regno Unito e Giappone per un sistema di combattimento aereo di sesta generazione che dovrà essere operativo nel 2035.

Prospettive che ridefiniscono i perimetri del progetto e introducono una variabile geopolitica di non poco conto.

A livello industriale, il programma vede attualmente coinvolte Dassault Aviation per la parte francese e Airbus per la componente tedesco-spagnola. Le tensioni tra i due principali poli industriali, tuttavia, sono emerse da tempo: l’amministratore delegato di Dassault, Eric Trappier, ha rivendicato più volte la guida esclusiva del progetto, arrivando ad affermare che la Francia sarebbe in grado di costruire il caccia autonomamente. Una posizione ritenuta inaccettabile da Berlino, sia sul piano della ripartizione industriale sia su quello della parità politica tra i partner.

UN PROGRAMMA GIÀ SEGNATO DA RITARDI E INCERTEZZE

Il Future Combat Air System è stato concepito nel 2017 con l’obiettivo di sostituire, a partire dal 2040, l’Eurofighter in dotazione alla Bundeswehr e il Rafale dell’aviazione francese. Il sistema, progettato per operare in sinergia con droni armati e non armati, rappresenta qualcosa di più complesso di un semplice caccia di sesta generazione: il suo valore complessivo è stimato in oltre cento miliardi di euro, configurandosi come il più grande e costoso programma di armamento dell’intera storia europea. Ciononostante, la decisione sul suo proseguimento è già slittata più volte.

NESSUN RIARMO NUCLEARE TEDESCO

Il podcast ha offerto al cancelliere l’occasione per affrontare anche altri dossier di stretta attualità. Sul fronte fiscale, Merz ha respinto le richieste avanzate dal partito socialdemocratico, partner di coalizione, di introdurre aumenti d’imposta per i redditi più elevati. Quanto al tema del riarmo nucleare tedesco, il cancelliere ha escluso categoricamente qualsiasi ipotesi in tal senso, richiamando gli impegni assunti dalla Germania con il Trattato Due più Quattro del 1990 e con il Trattato di non proliferazione del 1970.

Infine, Merz non ha nascosto una certa freddezza verso le reazioni entusiastiche riservate al segretario di Stato americano Marco Rubio durante la Conferenza sulla sicurezza di Monaco. Pur riconoscendo che il tono del discorso di Rubio è risultato meno provocatorio rispetto a quello del vicepresidente JD Vance dell’anno precedente, il cancelliere ha definito il “ministro degli Esteri” dell’amministrazione americana come “un Trump in una veste più amichevole”, sottolineando come il rinnovato partenariato transatlantico prospettato da Washington rimanga comunque condizionato alle priorità imposte dall’attuale Casa Bianca.

La nuova posizione di Merz nei confronti degli Stati Uniti sarà tema di confronto nella seconda visita ufficiale del cancelliere a Washington, programmata dal 2 al 4 marzo prossimi. Pochi giorni prima, Merz sarà accompagnato da una folta delegazione di imprenditori nel suo primo viaggio in Cina. L’agenda estera tiene banco alla Cancelleria, mentre il consenso interno del governo Merz precipita – secondo gli ultimi sondaggi – a livelli inferiori rispetto a quello della coalizione semaforo di Olaf Scholz.

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