Anche in Francia i pacchi di valore inferiore a 150 euro in arrivo da Paesi extra-Ue diventeranno un po’ più cari. La legge di bilancio, approvata tra mille difficoltà all’inizio del mese, prevede infatti per questi una piccola tassa di 3 euro a partire dal 1 marzo sulla scia di quanto già fatto in Italia nell’attesa che dal prossimo luglio entri in vigore una misura europea.
Ma a Parigi hanno detto che in Italia non sta dando i risultati sperati? L’obiettivo di ridurre la quantità di prodotti principalmente in arrivo da piattaforme di e-commerce cinesi come Temu e Shein si sta rivelando non solo un flop ma anche un danno per le aziende italiane della logistica perché i pacchetti fanno solo un giro più lungo, approfittando delle regole del mercato unico.
I CONTI CHE NON TORNANO
In Francia il tema si intreccia con quello delle entrate fiscali. Come osserva Le Monde, nel 2025 l’imposta sul valore aggiunto ha reso molto meno del previsto, per il terzo anno consecutivo, in quella che viene definita una situazione “preoccupante” trattandosi della principale risorsa fiscale del Paese.
Secondo il bilancio approvato nel febbraio 2025, l’IVA avrebbe dovuto garantire allo Stato 101,4 miliardi di euro, pari a un aumento del 4,7% rispetto all’anno precedente. I dati provvisori indicano invece entrate nette pari a 98,1 miliardi, in calo dello 0,9% a perimetro costante. Lo scostamento per la sola quota destinata allo Stato è di 3,3 miliardi di euro, che supera i 6 miliardi considerando anche le risorse destinate agli enti locali e alla Sécurité sociale, ovvero il sistema pubblico francese di sicurezza sociale e assistenza sanitaria.
Nei mesi precedenti, precisa Le Monde, il divario temuto era stato stimato attorno ai 10 miliardi, dopo differenze di 8,2 miliardi nel 2023 e 11,2 miliardi nel 2024. Dal ministero dell’Economia hanno però sottolineato che “gli scarti di previsione appaiono più limitati di quanto inizialmente anticipato” e che “gli strumenti di monitoraggio si stabilizzano progressivamente dopo diversi anni di forti turbolenze”.
MODELLI OBSOLETI E “IPOTESI OTTIMISTICHE”
Sempre secondo il quotidiano francese, un rapporto dell’Inspection générale des finances ha evidenziato che, dal 2022, “gli scarti di previsione provengono per circa un terzo da ipotesi macroeconomiche troppo ottimistiche”. Il documento sottolinea che il modello utilizzato dal Tesoro “si basa su un’architettura antiquata”, elaborata oltre dieci anni fa, e che non integra adeguatamente strumenti come i rimborsi dei crediti IVA o il regime di franchigia.
Il governo interviene inoltre sulle stime con aggiustamenti discrezionali, le cosiddette “correzioni”. Nel bilancio 2024 era stato aggiunto un ulteriore 1% alla crescita già prevista delle entrate IVA, una “ipotesi ottimistica” criticata dall’Haut Conseil des finances publiques e poi smentita dai dati. Nel bilancio 2026 è stata invece introdotta una “correzione negativa”, riducendo dello 0,5% la previsione elaborata dai servizi.
FRODI, IMPRESE E PACCHI DALLA CINA
Una parte del mancato gettito, afferma Le Monde, è collegata alle frodi. Il rapporto segnala infatti la crescita delle “imprese effimere” che chiedono rimborsi IVA e poi scompaiono, e richiama anche l’espansione dei piccoli pacchi provenienti dalla Cina, il cui valore viene spesso sottodichiarato per eludere l’imposta.
“Tenuto conto di informazioni riservate relative a indagini in corso”, l’Inspection générale des finances stima per il 2024 un mancato gettito di 1 miliardo di euro legato ai piccoli invii. Per questo motivo il governo francese applicherà dal 1° marzo una tassa di 2 euro per ogni piccolo pacco, in attesa del dazio forfettario europeo di 3 euro previsto da luglio.
L’IMPATTO DELLE PIATTAFORME ULTRA FAST FASHION
L’incremento dei flussi è trainato anche dalle piattaforme di ultra fast fashion. Secondo un barometro dell’Institut français de la mode, Shein, Temu e AliExpress rappresentano il 19% dei volumi di vendite online di abbigliamento e l’8% del valore. Considerando anche i negozi fisici, la quota scende al 6% dei volumi e al 2% del valore complessivo.
Stando all’istituto il 38% dei consumatori francesi ha acquistato nell’ultimo anno su queste piattaforme, con una percentuale che sale al 56% tra le donne tra i 16 e i 24 anni. Le ragioni principali indicate sono i prezzi molto bassi (78%), la varietà dei prodotti (63%) e la disponibilità di numerose taglie (43%).
Parallelamente, il settore tradizionale dell’abbigliamento stima che, sommando l’ultra fast fashion e il mercato dell’usato, pari al 19% degli acquisti nel 2025, circa un quarto del mercato in volume sfugga ai canali tradizionali.
IL PESO A LIVELLO EUROPEO
Anche i dati della Commissione europea confermano questo trend. Il numero di piccoli pacchi in ingresso nell’Unione infatti ha registrato una crescita esponenziale: dal 2022 al 2024 i volumi sono raddoppiati ogni anno, fino a toccare 4,6 miliardi di spedizioni nell’ultimo anno rilevato. Di queste, il 91% risulta provenire dalla Cina. Un flusso che ha progressivamente assunto dimensioni tali da incidere sia sul gettito fiscale sia sugli equilibri concorrenziali del mercato interno.
CHI POTREBBE SEGUIRE ITALIA E FRANCIA
L’iniziativa di Italia e Francia di introdurre una tassazione nazionale sui pacchi extra-Ue potrebbe non rimanere un caso isolato, stando a Milano Finanza. Altri Stati membri stanno valutando misure analoghe a quelle sostenute dai governi guidati da Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron.
La richiesta di un intervento comune è stata formalizzata in una lettera inviata dal ministro delle Imprese Adolfo Urso e dal suo omologo francese Serge Papin alla Commissione europea. Il documento è stato sottoscritto da altri 14 Paesi dell’Unione, tra cui Spagna, Belgio, Austria, Grecia, Polonia e Ungheria.



