La settimana prossima la Commissione europea presenterà l’Industrial Accelerator Act, una legge dall’obiettivo molto ambizioso: rafforzare la competitività dell’industria comunitaria rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, promuovendo nel contempo la decarbonizzazione del blocco. Al centro del provvedimento, stando a una bozza visionata da Bloomberg, c’è il cosiddetto green steel, l’acciaio a basse emissioni.
L’ACCIAIO GREEN, IN BREVE
La siderurgia è un’attività molto emissiva perché basata sul carbone coke e sui combustibili fossili, che permettono di raggiungere le alte temperature richieste dal processo tradizionale: questo settore è responsabile da solo del 5 per cento delle emissioni totali di gas serra dell’Unione europea e del 7 per cento di quelle globali.
Da anni la Commissione europea cerca di promuovere l’acciaio green, un termine ombrello che racchiude una serie di processi a basse emissioni e alternativi al ciclo in altoforno. Tra questi processi low-carbon, quello sul quale si sta puntando maggiormente prevede l’utilizzo di forni elettrici abbinati a impianti di riduzione diretta del ferro: i forni funzionano – come da nome – con l’elettricità, mentre la reazione di riduzione diretta è alimentata a gas naturale o ipoteticamente a idrogeno.
In teoria, sarebbe possibile eliminare completamente le emissioni dal ciclo siderurgico utilizzando solo elettricità e idrogeno generati da fonti pulite, come le rinnovabili e il nucleare. Nella pratica, però, i costi di produzione salirebbero molto e l’industria siderurgica europea già fatica a competere con l’acciaio “tradizionale”.
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COSA PREVEDE L’INDUSTRIAL ACCELERATOR ACT
Nella bozza dell’Industrial Accelerator Act si parla di classificare l’acciaio a seconda delle emissioni rilasciato durante la sua produzione. I governi europei dovranno garantire che almeno il 25 per cento dell’acciaio utilizzato negli appalti pubblici sia low-carbon (i dettagli non sono ancora stati definiti, però), in modo da creare un mercato per questo materiale e stimolare gli investimenti nell’offerta.
La legge introdurrà dei requisiti simili per l’alluminio e per il calcestruzzo, altri materiali utilizzatissimi ma ad alte emissioni. Nella bozza si legge che, per evitare il rischio di de-industrializzazione – cioè che la produzione siderurgica o cementiera si sposti all’estero, dove i prezzi dell’energia sono più favorevoli e la regolazione meno stringente, ad esempio – “le misure low-carbon sul lato della domanda dovrebbero essere combinate con requisiti di origine dell’Unione per sostenere adeguatamente la transizione di tali industrie”.
FRANCIA CONTRO GERMANIA
L’Industrial Accelerator Act punta a garantire che il settore manifatturiero contribuisca per il 20 per cento alla crescita economica dell’Unione europea entro il 2035. I due paesi politicamente più importanti del blocco, però, hanno visioni molto distanti su come raggiungere questo obiettivo: la Germania di Friedrich Merz chiede una revisione drastica della principale normativa climatica elaborata da Bruxelles, l’Ets; la Francia di Emmanuel Macron, invece, spinge per l’introduzione negli appalti pubblici di quote minime di contenuto europeo.
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Nelle scorse settimane il commissario per l’Industria Stéphane Séjourné (francese) ha parlato della necessità di “stabilire, una volta per tutte, una vera preferenza europea nei nostri settori più strategici. Si basa su un principio molto semplice: ogni volta che vengono utilizzati fondi pubblici europei, questi devono contribuire alla produzione europea”.
COSA PENSERANNO LE CASE AUTOMOBILISTICHE DELL’ACCIAIO GREEN?
Dati i suoi grandi consumi di acciaio, l’industria automobilistica sarà cruciale per il successo del piano di stimolo alla siderurgia green. Considerato che la Commissione ha fatto un passo indietro sul blocco totale al motore endotermico dal 2035, è possibile che Bruxelles voglia puntare a ridurre l’impronta carbonica dei veicoli non tanto attraverso il tipo di alimentazione, quanto piuttosto intervenendo sui materiali utilizzati nel processo manifatturiero, che dovranno essere low-carbon.
Le case automobilistiche europee, però, hanno già fatto capire di essere contrarie all’introduzione di quote minime di contenuto europeo nei prodotti finali: pensano che questi requisiti siano impossibili da rispettare per via della distribuzione internazionale delle loro filiere.




