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Cosa farà il Pentagono con i microreattori nucleari

Gli Stati Uniti hanno effettuato il primo test di trasporto aereo di un piccolo reattore nucleare: l'obiettivo è utilizzare questi mini-impianti per alimentare le basi militari e le operazioni all'estero, in modo da eliminare la necessità di rifornimenti continui di combustibile. Tutti i dettagli.

I dipartimenti della Difesa e dell’Energia degli Stati Uniti hanno testato, per la prima volta e con successo, il trasporto aereo di un piccolo reattore nucleare con l’obiettivo di dimostrare la fattibilità del rapido dispiegamento di questa tecnologia per usi sia civili che militari.

IL MICROREATTORE DI VALAR ATOMICS A BORDO DI UN BOEING C-17

Le due branche del governo americano hanno collaborato con la società energetica Valar Atomics per caricare uno dei suoi microreattori modello Ward 250 a bordo di un aereo Boeing C-17, che ha poi volato dalla California fino alla Hill Air Force Base nello Utah. Il sottosegretario della Difesa Michael Duffey ha parlato del test come di un grande passo avanti per la logistica militare e per l’industria nucleare statunitensi, che “ci avvicina allo schieramento dell’energia nucleare quando e dove è necessaria per fornire ai nostri combattenti gli strumenti per vincere in battaglia”.

L’INNOVAZIONE DEI PICCOLI REATTORI NUCLEARI

Negli ultimi anni l’industria dell’energia atomica – in particolare quella statunitense – si sta concentrando molto sulla miniaturizzazione degli impianti, con l’obiettivo di ridurne i costi e i tempi di costruzione, oltre ad ampliarne le possibilità di installazione (all’interno delle fabbriche o delle navi da carico, per esempio).

La tecnologia più discussa è quella dei piccoli reattori modulari, dalla capacità generalmente di 300 megawatt, ma ci sono design di taglia e potenza ancora più contenute: i cosiddetti “microreattori” possono avere una capacità inferiore a 20 MW e, in virtù delle loro dimensioni, sono teoricamente adatti a venire posizionati nei territori remoti che è difficile allacciare alla rete elettrica, negli ospedali o nelle basi militari.

Un microreattore nucleare, in sostanza, potrebbe svolgere la stessa funzione di un generatore a gasolio, eliminando non solo le emissioni ma anche la necessità di effettuare dei rifornimenti frequenti di combustibile; d’altra parte, si verrebbe a creare la necessità di predisporre un deposito per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi oppure delle strutture per il riciclo del combustibile esausto.

IL SOSTEGNO DEL DIPARTIMENTO DELL’ENERGIA

A dicembre il dipartimento dell’Energia ha emesso due sovvenzioni per supportare lo sviluppo degli small modular reactor, trattandosi di una tecnologia non ancora affermatasi dal punto di vista commerciale.

Secondo i critici, questi mini-impianti non sono in grado di generare energia a prezzi competitivi e quindi non riuscirebbero a sostenere la concorrenza con le centrali nucleari “tradizionali” e con i parchi rinnovabili.

Il dipartimento dell’Energia, invece, prevede che tre microreattori riescano a raggiungere la condizione di “criticità” (ovvero lo stadio in cui una reazione nucleare può sostenersi da sola) entro il prossimo 4 luglio.

I PIANI DI VALAR

Il microreattore di Valar Atomics che è stato trasportato in aereo dalla California allo Utah è poco più grande di un minivan e ha una capacità di 5 MW. A luglio – ha spiegato l’amministratore delegato dell’azienda, Isaiah Taylor – entrerà in funzione con una produzione di 100 kilowatt, che saliranno a 250 kW entro quest’anno fino a raggiungere la piena capacità. Valar Atomics conta di iniziare a vendere elettricità nel 2027 e di arrivare allo stadio commerciale nel 2028.

I PIANI DEL PENTAGONO

“Per uso militare”, si legge nel comunicato diffuso dal dipartimento della Difesa, “un reattore di questo tipo potrebbe garantire la sicurezza energetica in una base militare, assicurando che la missione non dipenda dalla rete elettrica civile; nelle operazioni militari all’estero, tali reattori consentirebbero alle forze statunitensi di operare senza il timore che il nemico possa interrompere le forniture di combustibile”.

Il sottosegretario Duffey ha spiegato che la guerra del futuro sarà un’attività ad alto consumo energetico perché includerà i data center per l’intelligenza artificiale, le armi a energia diretta, i sistemi informatici e le infrastrutture spaziali: “la rete elettrica civile non è stata costruita per questo, quindi il dipartimento della Guerra dovrà dotarsi di una propria infrastruttura energetica”.

“Per alimentare la guerra di prossima generazione dovremo muoverci più rapidamente dei nostri avversari”, ha aggiunto, “costruire un sistema che non solo equipaggi i nostri soldati per combattere, ma li equipaggi anche per vincere a una velocità straordinaria”.

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