Giovedì sera della scorsa settimana, all’usuale appuntamento di “Piazza pulita” su La7, Corrado Formigli – noto fustigatore dei vizi della attuale maggioranza – ha messo in scena due autentici pezzi da novanta della campagna del no: Augias e Gratteri.
Augias, pezzo pregiato della intellighenzia progressista, col tono garbato che lo contraddistingue, ha fatto capire con indubbia onestà intellettuale di non essersi addentrato nei meandri tecnici della riforma, ma comunque avrebbe votato no, sul presupposto che limitasse gravemente l’autonomia della magistratura, dando come unica e decisiva argomentazione la tanto strombazzata frase del ministro della giustizia per cui la riforma sarebbe tornata utile anche ad una futura maggioranza di sinistra. Partendo dalla ratio della riforma, di contenere la elevata politicizzazione della magistratura, così da riportarla alla sua corretta funzione costituzionale, il ministro intendeva chiaramente considerarla una operazione condivisibile; ma in perfetta malafede gli è fatto dire che sarebbe tornata utile anche all’altra parte una volta al Governo la limitazione dell’autonomia della magistratura che veniva data per scontata come conseguenza della divisione delle carriere.
Manco Gratteri, lo strabordante capo della procura di Napoli, oggetto di una improvvisa e inspiegabile conversione – essendosi in passato espressosi contro l’attuale assetto della magistratura, condividendo sia la separazione delle carriere sia l’estrazione dei candidati togati al Consiglio superiore – dà ugualmente per scontata la lezione dell’autonomia della magistratura. Cerca di difendersi per l’affermazione fatta, per cui, a dirla in breve, voterebbero no i galantuomini e sì i mascalzoni, mettendo fra questi da buon procuratore anche quelli semplicemente inquisiti, secondo la celebre battuta di un suo collega, per cui uno che venga assolto è solo un colpevole che è riuscito a sfangarsela. Il nostro sarebbe stato mal compreso, intanto, bontà sua, parlava della Calabria, dimentico di aver sostenuto che ormai l’Italia era una grande Calabria; ma, soprattutto, dicendo che per il sì votavano i mascalzoni, non escludeva che potessero farlo anche dei galantuomini, auto-divisa su cui la sinistra ha fatto quadrato. Ora c’è una evidente carenza logica nella sua auto-difesa, perché una volta posta la questione in termini di aut aut fra sì e no, con la conseguente automatica ricaduta di chi vota no nella categoria dei galantuomini e di chi vota sì nella categoria dei mascalzoni, non è lasciato spazio per aggiungere che possono esprimersi per il sì anche dei galantuomini.
Non una sola argomentazione basata sulla riforma per dimostrarne la pericolosità per l’autonomia della magistratura, ma guarda un po’ anche a sinistra c’è chi pensa che deriverà dalla duplicazione dei Consigli superiori un potenziamento dei poteri delle procure.






