Al CES 2026 di gennaio Meta ha fatto sapere che intende rimandare il lancio internazionale extra-Usa dei suoi nuovi occhiali intelligenti Ray-Ban Display: una mossa che probabilmente da un lato ha scontentato parecchi utenti (a differenza dei visori per il metaverso questo device indossabile pare allettare gli appassionati della tecnologia) ma che dall’altro fornisce un assist inatteso al legislatore europeo che avrà più tempo per capire quali leggi approntare per non farsi trovare impreparato a questa ennesima piccola-grande rivoluzione hi-tech. Esattamente come per l’Ai, infatti, anche gli smart glasses richiederanno interventi normativi ad hoc e soprattutto nuovi tipi di tutele, anche attraverso limiti e divieti.
UN PRECEDENTE DA NON SOTTOVALUTARE
L’Italia, nel suo piccolo, ha avuto un assaggio di quanto questi strumenti siano pervasivi nel caso Boccia – Sangiuliano, con l’imprenditrice che ha girato – e pubblicato sul proprio account Instagram – una serie di video all’interno di Montecitorio servendosi proprio di questi occhiali che fino a poco tempo fa parevano destinati al repertorio delle spie cinematografiche britanniche. Ma la corsa tecnologica non si fermerà qui: secondo quanto anticipato dal New York Times, l’azienda di Mark Zuckerberg starebbe lavorando a un sistema di riconoscimento facciale chiamato Name Tag da integrare nei Ray-Ban Meta Display.
IL FAMIGERATO AUTO – TAG DI FACEBOOK TORNA IN AZIONE?
Non è la prima volta che Meta lascia intendere di avere per le mani una tecnologia in grado di leggere i dati biometrici dell’individuo e, scartabellando nel suo immenso database che ciascun utente registrato ha contribuito a creare, trovare il corrispondente iscritto sui social con tanto di nome, cognome e informazioni di contorno.
Già nel 2010, secondo quanto ricostruito da Wired, Facebook iniziò a sperimentare un tag automatico dei soggetti presenti nelle foto che gli utenti pubblicavano sul social: chi “postava” per esempio una foto di sé in compagnia di altre persone vedeva l’algoritmo taggare automaticamente gli altri soggetti presenti nell’immagine. Una soluzione hi-tech che all’epoca fece discutere a tal punto da costringere Mr. Facebook a riporla nel cassetto. Ma era ormai il 2021 e nel frattempo si può immaginare che l’azienda avesse messo le mani su miliardi di dati.
IL RICONOSCIMENTO FACCIALE ARRIVA SUI META RAY-BAN DISPLAY
I tempi però sono ora cambiati, secondo Menlo Park, a tal punto che, se le indiscrezioni del New York Times si rivelassero fondate, la riedizione di questo sistema previsto inizialmente per le foto di Facebook potrebbe concretizzarsi in una feature fantascientifica dei Ray-Ban Meta Display. In poche parole, si inquadra una persona con le lenti degli occhiali smart e, se presente nel sempre più sterminato database Meta (bisognerà capire se oltre a Instagram e Facebook pescherà pure da WhatsApp che fa parte dei software di Menlo Park) allora il sistema in pochi istanti “taggherà” l’individuo, dicendoci chi è. Tale funzione, ovviamente, pone una lunga serie di interrogativi legati alla privacy.
E se con ogni probabilità Meta risponderà che il diritto alla riservatezza di ciascuno è garantito dal fatto che il riconoscimento funzionerà sulla base dei soli profili pubblici, sul tavolo restano comunque parecchi dubbi. A iniziare dal fatto che finora si poteva raggiungere un utente col profilo pubblico solo dopo averne conosciuto nome e cognome mentre adesso la ricerca si capovolgerà e funzionerà “per immagine”. Ma non solo. Anche considerati futuribili interventi di legislatori e autorità della Privacy (soprattutto qua in Europa) per imbrigliare tale meccanismo, chi ci garantirà che in background l’algoritmo non continui comunque a lavorare, registrando dati biometrici, informazioni e stratificando così ancora di più il database di Meta?




