IL NEIN TEDESCO AGLI EUROBOND
“Non sosterrò l’idea degli Eurobond. Non voglio farlo. E anche se fossi favorevole, non potrei farlo a causa dei limiti di spesa imposti dalla Corte costituzionale federale. Non posso sostenere gli eurobond, perché la Corte costituzionale stabilisce i limiti di ciò che posso fare”. Il cancelliere Friedrich Merz è stato categorico ieri sera al termine del ritiro con i suoi omologhi dei 27 al castello di Alden Biesen. Il tema del finanziamento degli investimenti necessari per rilanciare la competitività dell’Ue è stato il principale punto di divergenza durante la riunione, e il cancelliere, con il naso immerso negli appunti per tutta la durata della conferenza stampa, non ha nascosto il suo disagio.
Il presidente della Bundesbank, Joachim Nagel, si è espresso a favore degli eurobond, così come la presidente della Bce, Christine Lagarde. La Germania ha accettato diversi prestiti comuni, ma “le circostanze erano eccezionali”, ha sostenuto il cancelliere prima di aggiungere: “l’eccezione sta diventando la regola”. La posizione esposta da Friedrich Merz ieri sera non è necessariamente una chiusura definitiva. Emmanuel Macron dovrà giocare questa partita con molta finezza con il suo partner tedesco.
COME SONO I RAPPORTI FRA MERZ E MACRON?
Il ritiro organizzato da Antonio Costa doveva essere un momento tranquillo. Non lo è stato affatto. La giornata ha dato l’impressione di un’operazione di sminamento. Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno sfoderato tutta la gamma dell’intesa cordiale dopo aver lasciato esplodere le loro divergenze. Un faccia a faccia prima dell’inizio del ritiro, l’arrivo fianco a fianco per una breve dichiarazione alla stampa prima di raggiungere gli altri leader, gesti e parole.
La domanda non è mancata durante la conferenza stampa del cancelliere al termine della riunione. “Si può parlare di un riavvicinamento?”, gli ha chiesto un giornalista. “Sono sorpreso che voi siate sorpresi”, ha risposto Merz. “Abbiamo numerosi punti di disaccordo e il finanziamento dell’Unione Europea è uno di questi. Siamo sempre stati in disaccordo e continuiamo ad esserlo, ma abbiamo sempre avuto discussioni schiette”, ha aggiunto il cancelliere.
IL CASO SANCHEZ
I media spagnoli ieri si sono appassionati più a un invito mancato a Pedro Sanchez che ai temi del ritiro informale convocato da Antonio Costa. Il primo ministro spagnolo era stato invitato oppure no alla riunione pre vertice convocata da Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever? Secondo El Pais, negli scorsi giorni il governo spagnolo aveva fatto sapere di non ritenere opportune le riunioni preliminari prima della tenuta di un summit informale, escludendo alcuni paesi.
L’Italia avrebbe dunque deciso di non invitare Sanchez. Secondo fonti del governo italiano, Giorgia Meloni e Pedro Sanchez si sono parlati ieri. Ma, durante l’incontro, Sanchez “non ha sollevato alcuna questione in merito al mancato invito”. Il premier spagnolo avrebbe comunque potuto forzare la porta dell’incontro prevertice, come del resto ha fatto Emmanuel Macron. Inizialmente 7-8 leader avrebbero dovuto partecipare alla riunione convocata da Meloni, Merz e De Wever. Alla fine si sono presentati in 19.
(Estratto dal Mattinale europeo)




