Bruxelles ha perso la rotta dell’AI Act. La norma pietrificata e, a tratti, opaca penalizza il potenziale di Mistral, il campione europeo dell’Intelligenza Artificiale. Il modello europeo si distingue per l’attenzione alla dimensione antropologica ed etica dell’IA. Un approccio che sta favorendo la diffusione di una “cultura aziendale dell’IA”. Tuttavia, per competere ad armi pari nella gara commerciale con i Big mondiali l’industria europea avrebbe bisogno di una forza economica come l’Airbus dell’AI. La domanda è: abbiamo le risorse per realizzarlo?
Sono alcuni dei temi emersi nel corso della presentazione del quadrimestrale Start Magazine, “L’era delle macchine pensanti”, che si è tenuta ieri a Roma presso Europa Experience – David Sassoli.
L’ERA DELLE MACCHINE PENSANTI
L’avvento dell’era dell’Engineering AI avrà un impatto dirompente perché la capacità di decisione finale non avrà alcuna logica dietro, secondo Oreste Pollicino, professore ordinario di Diritto Costituzionale e Regolamentazione dell’IA presso l’Università Bocconi. “Il titolo L’era delle macchine pensanti dice tutto. In alcuni casi, il filtro umano nell’IA è impossibile dal punto di vista della progettazione del risultato finale”, ha sottolineato il professore nel corso della presentazione del quadrimestrale.
Una caratteristica che rischia di trasformare le macchine in strumenti di disinformazione e manipolazione del dibattito pubblico “senza alcun filtro umano”. Un’altra conseguenza è che le interferenze dell’IA destrutturano il discorso pubblico tradizionale lasciando un vuoto di potere a cui sopperisce la graduale “costituzionalizzazione dell’ambito privatistico.
AI, L’UE HA PERSO LA ROTTA
La pervasività e l’elemento disruptive dell’Engineering Ai sta facendo vacillare l’Ue. Le imprese europee stesse spingono per cambiare il modello, sottolineando che la pietrificazione rischia di azzoppare Mistral, il campione europeo dell’Intelligenza Artificiale.
Bruxelles stessa è disorientata poiché teme di aver perso la giusta rotta dell’AI Act, secondo Pollicino, il quale ha avanzato una proposta per migliorare la trasparenza delle procedure di valutazione: “Oggi i provider per l’AI Act ha una grande possibilità: autovalutarsi escludendo i rischi. La proposta della Commissione Europea non chiede però la registrazione. Un modello opaco che, unito a un’opacità della registrazione, dimostra che la rotta attuale è sbagliata”.
DOVE PUO’ ARRIVARE L’AI EUROPEA?
L’Ue possiede le competenze e gli scienziati per creare un CERN dell’IA, secondo Massimo Sideri, editorialista de Il Corriere della Sera. Il modello europeo si distingue per l’attenzione alla dimensione antropologica ed etica dell’IA ed è il più interessante perché “l’output deve essere confrontato con fonti attendibili”. Tuttavia, per competere ad armi pari con i Big mondiali l’industria europea avrebbe bisogno di una forza economica come l’Airbus dell’IA. La domanda che pone Sideri è: abbiamo le risorse per realizzarlo? “Oggi la Cina sviluppa più velocemente degli altri. Dimentichiamo la Cina che copia l’Occidente perché parliamo del modello passato di Pechino. In particolare, è importante considerare che i dati sono il nuovo tesoro. Tra qualche anno varranno cinque volte di più”, ha detto Sideri, sottolineando i punti di forza del genio umano “Dobbiamo difendere la nostra fantasia diventando dei grandi immaginatori di futuro. Le macchine sono funzionali solamente a dare risposte”.
LE PROPOSTE PER L’AI DEL FUTURO
Consapevolezza, responsabilità e trasparenza. Sono le tre parole d’ordine per liberare il pieno potenziale dell’IA. “Abbiamo supporti validissimi in azienda che ci fanno prendere decisioni più informate. Il tema è come rendere i colleghi responsabili non per ruolo ma nella sostanza. La literacy gioca un ruolo fondamentale in quest’ambito”, ha affermato Andrea Cosentini, Head of Data Science & Responsible AI, Intesa Sanpaolo, sottolineando che le richieste di implementare l’IA da parte di diverse aree del business sono aumentate a tal punto che la banca fatica a metterle a terra.
Pollicino ha rimarcato l’importanza di introdurre sistemi di presidio e salvaguardia per assicurare scelte aziendali univoche, al fine di evitare il rischio di “fughe in avanti rispetto all’accelerazione del prodotto”. Molte aziende, invece, investono principalmente nell’innovazione del prodotto.






