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Perché l’Ia di Altruist fa tremare Azimut, Fineco e Mediolanum

Il lancio di Hazel, la piattaforma di intelligenza artificiale per la pianificazione fiscale, accende il dibattito sulla disintermediazione nel risparmio gestito. Sell-off in Borsa, poi il rimbalzo: cosa temono davvero i mercati (e perché il modello italiano è diverso da quello Usa).

Prima Wall Street, poi l’Europa e Piazza Affari. Nel giro di quarantotto ore il settore del risparmio gestito è finito al centro di un’ondata di vendite innescata da un annuncio arrivato dagli Stati Uniti: il lancio di Hazel, piattaforma di intelligenza artificiale sviluppata dalla fintech californiana Altruist e integrata con funzioni avanzate di pianificazione fiscale.

A Milano il colpo è stato immediato. Come evidenzia oggi Il Giornale, si è trattato di una “seduta pesante per il comparto del risparmio gestito a Piazza Affari, travolto da vendite diffuse che hanno colpito i principali titoli del settore in un clima di elevata volatilità”. Fineco ha lasciato sul terreno oltre il 9%, Banca Generali il 7,6%, Mediolanum quasi il 10%, Azimut oltre il 4%. MF titola senza mezzi termini “Tempesta sul risparmio gestito”, parlando di “forti vendite per paura che l’AI faccia concorrenza ai banker”.

Il contagio era partito dagli Stati Uniti. Broker come Lpl Financial e Raymond James hanno registrato un calo di oltre l’8%, Charles Schwab in discesa di più del 7%, Ameriprise a -6%. A innescare il sell-off è stato l’annuncio di Altruist sull’introduzione di funzionalità di pianificazione fiscale basate sull’intelligenza artificiale. Le vendite, ha spiegato Reuters, riflettono “la crescente ansia degli investitori verso le società finanziarie e tecnologiche tradizionali, mentre startup nate con l’intelligenza artificiale automatizzano compiti complessi che per lungo tempo sono stati dominio esclusivo di costosi consulenti umani”.

Eppure, dopo lo shock iniziale, la reazione si è in parte riassorbita. Già nella seduta odierna Banca Generali è risalita oltre il 4% e ora viaggia a +3%, sostenuta dai conti e dai giudizi dei broker che hanno definito “ingiustificato” il crollo della vigilia; recuperi anche per Fineco, Mediolanum e Azimut. Segnale che il mercato, dopo aver prezzato lo scenario peggiore, ha iniziato a distinguere tra suggestione tecnologica e fondamentali.

Che cos’è Altruist e come funziona Hazel

Fondata nel 2018, Altruist è una piattaforma tecnologica per consulenti finanziari indipendenti. Opera come brokeraggio autoportante (self-clearing brokerage), offrendo in un’unica infrastruttura apertura conti, trading, reportistica e fatturazione. L’obiettivo dichiarato sin dall’inizio è modernizzare un ecosistema ritenuto frammentato e costoso.

Con Hazel il salto è più ambizioso, come spiega Reuters. La piattaforma integra modelli di intelligenza artificiale capaci di analizzare dichiarazioni dei redditi, buste paga, estratti conto, email e appunti di riunioni, trasformando dati non strutturati in suggerimenti operativi e strategie fiscali personalizzate. Questo nuovo strumento, insomma, automatizza la creazione di strategie fiscali personalizzate. Il prezzo, attorno ai 100 dollari al mese per utente, è stato percepito come un elemento dirompente, perché rende accessibili funzioni avanzate anche a piccoli studi indipendenti.

Bloomberg ha colto il punto politico e finanziario della questione: l’innovazione “mette l’industria della gestione patrimoniale nel mirino della concorrenza dell’intelligenza artificiale”, come già accaduto nei giorni precedenti per software e private credit. Secondo Neil Sipes di Bloomberg Intelligence, il sell-off “sembra legato a più ampie preoccupazioni sulla capacità dell’IA di sconvolgere il modello della consulenza finanziaria e della gestione patrimoniale”, con timori concentrati su “compressione delle commissioni nel lungo periodo e possibili spostamenti di quote di mercato”.

Un altro analista intervistato da Bloomberg ha osservato che “l’incertezza è molto elevata ed è difficile smentire qualcosa che ancora non si è materializzato”, sottolineando come i mercati stiano reagendo a uno scenario potenziale più che a dati concreti.

Disintermediazione: spettro reale o paura irrazionale?

Il nodo è tutto qui: l’intelligenza artificiale può disintermediare il consulente finanziario? Un trader citato da Reuters ha sintetizzato il sentiment delle scorse giornate spiegando che il mercato teme che l’intelligenza artificiale possa “disintermediare i consulenti finanziari”. È una fotografia emotiva prima ancora che tecnica.

Sempre Reuters riporta però una lettura opposta: “Se alcune componenti della consulenza possano essere disintermediate o automatizzate dalla tecnologia, è pur vero che il ruolo dell’advisor implica di ottenere la commissione attraverso giudizio, coaching comportamentale e personalizzazione”. In questa visione l’IA non sostituisce, ma potenzia.

Il parallelo con il settore software, scosso poche settimane fa dall’annuncio di Anthropic, è stato evocato sia da MF sia da Affari Italiani. MF ha ricordato come il mercato sia già stato “letteralmente scosso” da timori analoghi, in una dinamica da “sell first, ask later”.

Il modello italiano sotto esame: la risposta di Banca Generali

In Italia il dibattito assume contorni specifici. Il sistema fiscale è diverso da quello statunitense: gli intermediari agiscono come sostituti d’imposta e la consulenza patrimoniale si fonda su reti integrate e relazioni personali.

Gian Maria Mossa, amministratore delegato di Banca Generali, ha respinto con decisione l’idea che l’IA possa rappresentare una minaccia strategica. “La volatilità del nostro titolo oggi deriva da una situazione Usa-centrica che semplicemente non si adatta al contesto italiano della gestione patrimoniale e ancor meno a Banca Generali. Non vediamo alcun rischio strategico nelle notizie di oggi”, ha dichiarato ieri in conference call con gli analisti per illustrare i risultati preliminari del 2025. Ancora più esplicito il passaggio successivo: “L’idea che l’intelligenza artificiale possa indicare metodi di consulenza semplicemente non ha alcun senso. L’intelligenza artificiale penso sia un grande acceleratore, non è una sostituzione o una alternativa nel business. Il nostro business si basa sulla fiducia”.

In un altro intervento riportato dalle agenzie, Mossa ha ribadito che “l’idea che l’AI possa fare da consulente finanziario in Italia non ha senso”, perché il risparmio nel nostro paese è “un affare di famiglia” e i clienti “cercano consigli umani, non l’interazione con una macchina”.

Non è un caso che, a fronte di utili record e masse in crescita, il titolo abbia recuperato rapidamente terreno. Dal canto suo, Barclays ha definito “esagerata” la reazione del mercato, sottolineando che nel sistema fiscale italiano le banche gestiscono automaticamente gli aspetti fiscali e che il modello del consulente indipendente è poco radicato.

Fineco, Mediolanum, Azimut: tra tecnologia e relazione

Fineco è stata tra le più colpite nelle sedute di panico, ma diversi analisti, tra cui quelli di Equita, la indicano come uno dei player meglio posizionati per integrare l’intelligenza artificiale grazie a un’infrastruttura proprietaria sviluppata internamente. La questione, semmai, è di velocità di adattamento e di posizionamento verso una clientela più giovane e digitale.

Per Mediolanum e Azimut il tema è analogo: reti di consulenti fortemente radicate, modello relazionale e offerta di prodotti integrati. Anche per questi titoli, dopo l’annuncio di Altruist il mercato ha inizialmente prezzato uno scenario di compressione dei margini, salvo poi ridimensionare le vendite alla luce dei fondamentali invariati.

Bloomberg ha osservato che movimenti simili hanno colpito di recente assicurazioni e private equity, salvo poi essere riassorbiti. In quel caso, come ora, il mercato ha reagito in modo uniforme scaricando i titoli. “È curioso che i mercati si siano svegliati solo adesso rispetto al tema dell’effetto dirompente dell’IA”, ha commentato il ceo di Ares Michael Arougheti, mentre un’analista di Raymond James ha liquidato il sell-off come “completamente esagerato”, aggiungendo che “alla fine le persone vogliono affidare i propri soldi a qualcuno, a una persona”.

Cosa ha davvero spaventato la Borsa

Più che Hazel in sé, ha spaventato l’idea che la pianificazione fiscale possa diventare un “prodotto di ingresso” per una consulenza patrimoniale interamente basata sull’intelligenza artificiale. Barclays ha interpretato così la reazione del mercato: la consulenza fiscale sarebbe percepita come primo passo verso uno strumento più completo capace di competere con i modelli tradizionali.

Il timore sottostante riguarda la possibile compressione delle commissioni e la perdita di pricing power in un settore dove la relazione personale ha storicamente giustificato margini elevati. Ma, come ha sottolineato Morningstar alla Reuters, molte società ormai trattano “a prezzi inferiori alle valutazioni intrinseche” e il sell-off potrebbe essere stato eccessivo.

Una rivoluzione graduale, non uno tsunami

Hazel rappresenta un’accelerazione evidente nell’uso dell’intelligenza artificiale nel wealth management. Ma tra l’annuncio di un software e la trasformazione strutturale di un settore c’è un passaggio intermedio fatto di regolamentazione, fiducia, abitudini culturali e adattamento tecnologico.

Per ora il mercato ha reagito di pancia, poi ha iniziato a ragionare. Il recupero odierno dei titoli italiani rispetto alle sedute negative dei giorni scorsi suggerisce che la tempesta potrebbe essere stata più emotiva che sistemica.

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