Skip to content

elon musk xai

Perché i talenti fuggono da xAi di Elon Musk

Le software house impegnate nello sviluppo di Intelligenze artificiali si contendono i cervelli pagandoli a peso d'oro. L'azienda hi-tech di Musk, xAi, sta perdendo parecchi co-fondatori. Una emorragia di risorse che non è passata inosservata e ha reso necessario riformulare l'organigramma interno. A pesare, forse, anche lo stress di primeggiare in una competizione sempre più affollata, gli scivoloni di Grok che irritano i governi del Vecchio continente e le intemperanze dell'uomo più ricco del mondo?

Non è dato sapere se quella dell’Intelligenza artificiale sarà davvero una gigantesca bolla (i segnali paiono esserci tutti) ma di certo tra le startup e le software house del settore il clima non è dei migliori, soprattutto sul luogo di lavoro. Proprio come accaduto in OpenAi, azienda responsabile di ChatGpt, anche in xAi – startup che Elon Musk ha frettolosamente messo in piedi per non perdere tale business – si registra un turn over che fa sicuramente notizia, specie considerati i nomi che decidono di abbandonare la nave nell’esatto momento in cui l’uomo più ricco del mondo trasforma la sua giovane realtà in una corazzata da 1.250 miliardi di dollari grazie alla fusione con SpaceX.

CHI SCAPPA DA XAI

Eppure, in appena 48 ore due co-fondatori di xAI hanno rassegnato le dimissioni: Jimmy Ba e Tony Wu. Il primo ad annunciare l’allontanamento dall’azienda è stato Ba attraverso un post su X, il social network dello stesso Musk, in cui si premura di ringraziare il padrone di casa (sia della piattaforma, sia della startup di intelligenza artificiale). Musk, taggato, si è ben guardato dal rispondere. Poco dopo è arrivato il messaggio di Wu.

Anche in questo caso non si registrano repliche o saluti da parte del patron di Tesla, SpaceX e via discorrendo. Un terremoto che ha costretto Musk a correre ai ripari, annunciando una riorganizzazione dell’organigramma aziendale. “A mano a mano che un’azienda cresce, soprattutto con la rapidità di xAi, la struttura deve evolversi, proprio come qualsiasi organismo vivente. Purtroppo questo ha comportato la separazione da alcune persone. Auguriamo loro il meglio per le loro future iniziative”, il laconico tweet dell’uomo più ricco del mondo circa le recenti defezioni (ma non è chiaro se faccia riferimento anche a ulteriori licenziamenti).

LE ALTRE FUORIUSCITE ECLATANTI

Di certo si tratta di fuoriuscite di spicco. Anche perché xAI in un periodo di tempo molto ridotto ha già perso diverse punte di diamante come Kyle Kosic, passato nel 2024 ai rivali di OpenAI. Quindi erano seguiti gli addii di Christian Szegedy e Igor Babuschkin, mentre Greg Yang, ex Microsoft, ha rassegnato le dimissioni dopo aver scoperto di essere affetto dalla malattia di Lyme. La foga con cui le software house procedono nel cercare l’algoritmo più intelligente di tutti e il pessimo carattere di Musk, che si è sempre vantato di avere il “licenziamento facile” (non a caso l’imprenditore a Trump chiese e ottenne per sé il neonato dipartimento del Doge votato a smagrire la pubblica amministrazione federale Usa) hanno fatto il resto, col Wall Street Journal che maligna da tempo di un clima ormai irrespirabile.

GROK NON HA PELI SULLA LINGUA…

Non è dato sapere se il detonatore sia stato rappresentato dai nuovi problemi “caratteriali” manifestati non tanto da Musk quanto da Grok, l’intelligenza artificiale di xAI legata a doppio filo al social network X: l’algoritmo, che già in passato aveva fatto discutere per avere espresso frasi equivoche su Hitler e sull’antisemitismo attualmente è al centro di una bufera politica per la mancanza di filtri nel creare deep-fake a sfondo pornografico. Tanto che diversi governi, tra cui quello britannico, intendono muoversi per arginare il fenomeno.

…MA NEMMENO MUSK

Musk dal canto suo in pubblico continua a lanciare invettive contro i leader del Vecchio continente. Le ultime hanno riguardato il Primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, reo di voler chiudere i social ai minori di 16 anni. L’uomo più ricco del mondo ha replicato su X con un messaggio il cui tenore fa immediatamente comprendere perché sia saggio che i ragazzini passino altrove il proprio tempo libero: “tiranno e traditore” con tanto di emoticon a forma di cacca.

Se l’egoarca sudafricano tratta così politici e capi di governo, non si osa immaginare quale sia il suo atteggiamento nei confronti delle persone che ha a libro paga. E appare altrettanto logico che alla prima occasione i suoi dipendenti possano valutare la fuga in altre realtà, approfittando di un momento storico in cui le aziende al lavoro sull’AI si contendono i cervelli più importanti a suon di assegni da moltissimi zeri farciti con promesse di bonus mirabolanti.
Del resto – se le dichiarazioni di Musk, Altman e altri imprenditori sulla breccia si rivelassero fondate – tra qualche tempo con ogni probabilità saranno direttamente le Ai a sviluppare altre Ai e questi programmatori oggi pagati a peso d’oro potrebbero ritrovarsi improvvisamente senza più un lavoro, condividendo la propria sorte con quella di molti altri dipendenti a giudicare dall’ultima tendenza in atto nelle Big Tech Usa (e non solo) che prevede di licenziare per fare posto alle infaticabili (ma non infallibili) intelligenze artificiali.
Torna su