Vengo anch’io, no tu no, vengo anch’io…
Dato che parliamo di Sanremo, perché, direttore, non aprire codesta letterina con una canzonetta volutamente tale, del grande Jannacci?
Trovo che si sposi benissimo con tutta la polemica sulla decisione del comico Andrea Pucci (che, ci tengo a sottolineare, nemmeno conosco nonostante guarducchi la tv: non mi pare una gran perdita) di non partecipare a Sanremo in qualità di co-conduttore.
Ti leggo uno dei tanti articoli che sono stati pubblicati in queste ore perché, conoscendoti, non avrai affatto seguito il fatto giudicandolo nazionalpopolare (del resto riguarda Sanremo…): “Con queste parole Andrea Pucci ha motivato la sua scelta: «Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora, ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili ed inaccettabili!». Il comico ha parlato di «onda mediatica negativa» che altera «il patto fondamentale con il pubblico». Di qui la scelta del «passo indietro», ringraziando Carlo Conti e la Rai. «Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più», afferma. «Omofobia e razzismo sono termini che evidenziano odio del genere umano e io non ho mai odiato nessuno»”.
Ora, fossi ai piani alti della Rai, personalmente archivierei l’intera questione facendo spallucce. Dico e ripeto che non mi pare una grande perdita.
Ti dirò di più: fossi ai piani alti di viale Mazzini, avrei già alzato la cornetta, mi sarei fatto passare l’ufficio legale (nel mio immaginario alla Rai le cose funzionano ancora come negli anni ’60, con tanto di solerte centralinista che veicola le varie telefonate) e avrei detto di preparare una bella causetta contro Pucci, così almeno impara a tirarsi indietro da Sanremo a due settimane della kermesse.
Proprio questo pensiero mi ha fatto sorgere un dubbio, che mi ha spinto a contattare un vecchio amico ben calato nel mondo autoriale Rai: ma è davvero possibile far coriandoli di un contratto con la TV di Stato senza pagare l’obolo di una qualche penale? Certo, immagino che tirare in ballo motivi di sicurezza personale possa allargare a proprio favore le maglie delle clausole contrattuali, ma, direttore, di che minacce staremmo parlando?
Perché avevo sentito di qualche malumore legato all’annuncio della sua presenza all’Ariston, ma niente di sensazionalistico o eclatante…
Anche la mia “fonte” concorda e apre timidamente a una seconda ipotesi che però le pare irrealistica: Pucci poteva sfilarsi perché non aveva ancora firmato alcun contratto. Nessuno però annuncia la partecipazione a uno show del calibro di Sanremo senza aver firmato qualcosa.
Anche perché la Rai, esprimendo solidarietà all’artista (la nota parla di “grande rammarico per la decisione di Andrea Pucci di rinunciare a partecipare alla prossima edizione del festival di Sanremo, a seguito delle gravi minacce ricevute e del clima di intimidazione nei suoi confronti”), di fatto conferma che ci sarebbe dovuto essere altrimenti – proprio come me – avrebbe detto: ma Pucci chi?
La mia fonte mi ha anche confermato che i miei dubbi sono i medesimi che aleggiano in viale Mazzini, ovvero che si tratti di una polemica montata ad arte per pubblicizzare un Sanremo che rischia di finire nel cono d’ombra delle Olimpiadi invernali, iniziando in coda ai Giochi.
Insomma, Pucci non sarebbe mai dovuto essere a Sanremo, o magari se n’era parlato ma le trattative si sono inceppate e s’è deciso di farne un caso nazionale per tirare la volata alla curiosità del pubblico.
Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui.
Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci, che ha deciso di rinunciare a Sanremo a causa delle offese e delle…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) February 8, 2026
Governo da un lato, con Meloni che la domenica non ha niente di meglio da fare che intervenire sui social con un commento durissimo e giornali dall’altro sembrano ben felici di prendere parte a questo caravanserraglio di polemiche che, dato il clima, ricorda molto i carri del Carnevale di Viareggio. Che sia tutto di cartapesta? Ah, saperlo…
Certo che fa ghignare che Repubblica, mentre tira per la giacchetta il governo per non finire nelle mani di un editore sgradito, contemporaneamente scriva: “Il martire no, per carità. Nemmeno il perseguitato politico. Perché Andrea Pucci, quello che nel suo camerino a Colorado, accanto a “Forza Inter”, disegnava una croce celtica, non è una vittima delle orde liberal. Non è un Tim Dillon, che in America spiega il woke con «sono solo ragazzini ricchi che pretendono di essere brave persone». E non è nemmeno un corrosivo Dieudonné, l’antisemita francese che fa le battute sulle camere a gas e le lobby ebraiche. Purtroppo per la destra italiana, per Sanremo e per Carlo Conti, Andrea Pucci è quello che è: un Alvaro Vitali arrivato con trent’anni di ritardo. Il livello è quello”.
Fa ghignare anche il titolo del pezzo: “Pucci e le battute contro donne, meridionali e gay: fenomenologia di un comico da terza media”. Notevole che un quotidiano progressista difenda i comici che danno del nano al presidente del Consiglio solo quando quest’ultimo non è gradito alla testata. Notevole pure che un quotidiano progressista ora sia per la censura e non riconosca più il diritto alla satira.
La sensazione è che tutti i partecipanti alla festante sfilata carnevalesca, se così realmente fosse, abbiano qualcosa da guadagnarci: Pucci in notorietà (ora anche io so chi è), Sanremo in pubblicità, il governo distoglie l’attenzione dalla gestione un po’ pedestre di quella “teleMeloni” finita ancora una volta sotto la lente dopo l’incresciosa telecronaca della cerimonia d’apertura di Milano-Cortina di Paolo Petrecca, direttore ben poco amato di RaiSport (faccio sommessamente notare che il suo vice, Auro Bulbarelli, è stato punito per molto meno essendo stato escluso proprio da quella telecronaca per aver rivelato che Mattarella avrebbe in qualche modo partecipato all’evento) e Repubblica ambisce a vendere qualche copia in più, che male non le fa visti i dati sulla tiratura.
Tanto rumore per nulla? Be’, direttore’, potrebbe essere lo slogan di ogni edizione di Sanremo. E non solo…
Chissà allora che Jannacci non sia stato profeta:
Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch’io? No, tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
E gridare: “Aiuto, aiuto, è scappato il leone!”
E vedere di nascosto l’effetto che fa
Qualcuno starà guardando di nascosto l’effetto che fa?
Un dubbioso e jannacciano
Francis Walsingham






