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Cosa cambierà per l’economia del Giappone con il successo di Takaichi

Sanae Takaichi ha stravinto le elezioni anticipate in Giappone con una supermaggioranza storica per l’LDP, scatenando una crescita record del Nikkei e grandi aspettative su stimoli fiscali, investimenti in tecnologia e difesa, ma con i mercati che restano cauti sul debito pubblico e sul futuro dello yen.

Con una vittoria schiacciante nelle elezioni anticipate di ieri, Sanae Takaichi ha trasformato un azzardo politico in un trionfo clamoroso.

La prima donna premier della storia giapponese ha consegnato al Partito Liberal Democratico (LDP) la maggioranza più ampia dalla fine della Seconda guerra mondiale, aprendo la strada a un’agenda ambiziosa su economia, difesa e identità nazionale.

Oggi i mercati hanno risposto con entusiasmo: il Nikkei ha toccato nuovi record storici e l’umore degli investitori si è scaldato in attesa di stimoli fiscali e stabilità politica.

Ma dietro l’euforia restano interrogativi pesanti: come finanziare le promesse senza far deragliare il debito pubblico? E come gestire le tensioni con la Cina in un contesto geopolitico sempre più incandescente?

LA VITTORIA DI TAKAICHI

L’LDP ha conquistato 316 seggi su 465 nella Camera bassa, superando da solo la soglia dei due terzi, come certificato dai conteggi NHK riportati da Reuters.

È il miglior risultato di sempre per un singolo partito nel dopoguerra, superiore persino ai 300 seggi del popolare premier Yasuhiro Nakasone nel 1986. Con I 36 seggi del Japan Innovation Party, la coalizione raggiunge quota 352.

L’opposizione è stata travolta: l’alleanza centrista tra ex Komeito e Partito Democratico Costituzionale si è praticamente dimezzata.

Takaichi, in sella da appena tre mesi, ha indetto il voto anticipato proprio per capitalizzare la sua popolarità personale e voltare pagina dopo anni di scandali e sconfitte. “Vogliamo un Giappone forte e prospero”, ha detto con il sorriso di chi sa di aver vinto una scommessa azzardatissima.

I MERCATI FESTEGGIANO

Lunedì le piazze finanziarie asiatiche hanno brindato al risultato. Il Nikkei 225 ha sfondato per la prima volta quota 57.000 in apertura, per poi chiudere con un balzo intorno al 4% secondo il Financial Times.

Tech, semiconduttori e difesa hanno guidato la corsa: Advantest ha guadagnato oltre l’11%, Mitsubishi Heavy Industries più del 3%. “Il ‘Takaichi trade’ è tornato con forza”, ha commentato Frederic Neumann di HSBC su CNBC.

Meno lineare il comportamento di yen e bond: la valuta ha oscillato tra 156,40 e 157 sul dollaro, mentre i rendimenti decennali sono saliti leggermente fino a 2,27-2,275%. Le autorità hanno fatto sapere di monitorare “con urgenza” eventuali movimenti eccessivi.

IL PROGRAMMA DI TAKAICHI

Takaichi ha stravinto le elezioni con un trionfo storico per l’LDP. Con una maggioranza blindata, la premier può spingere a tavoletta le sue priorità.

In cima alla lista c’è la sospensione per due anni dell’imposta dell’8% sui generi alimentari, misura presentata in campagna elettorale come “sogno nel cassetto” e stimata intorno ai 5 trilioni di yen l’anno, come sottolinea il Guardian.

Seguiranno investimenti massicci in intelligenza artificiale, semiconduttori, sicurezza economica e difesa.

Sul piano militare la premier vuole rafforzare le capacità offensive, liberalizzare l’export di armi e riaprire il dibattito sulla revisione della Costituzione pacifista del 1947, sottolinea la BBC.

Più dura anche la linea sull’immigrazione, con tetti ai residenti stranieri e controlli stretti sulle proprietà estere.

IL PUNTO DEBOLE DEL GIAPPONE

Takaichi parla di una politica fiscale “responsabile ma aggressiva” e ha escluso nuovo debito netto, ma resta vaga sulle coperture. Il primo vero test sarà il varo del bilancio, slittato a febbraio.

Il suo vero tallone d’Achille resta però il debito pubblico, vicino al 230% del Pil. I mercati temono che gli stimoli promessi finiscano per destabilizzare yen e rendimenti, rimarca CNBC.

La revisione costituzionale, poi, richiede due terzi anche alla Camera alta, che Takaichi non controlla, e un referendum: un ostacolo enorme.

Infine, le posizioni più dure su immigrazione e difesa rischiano di irritare Cina e Corea del Sud, riaccendendo vecchie ferite storiche.

I COMMENTI DEGLI ANALISTI

Il verdetto degli esperti è chiaro: il risultato è una boccata d’ossigeno, ma non una cambiale in bianco.

“Il Giappone ha finalmente un governo stabile a lungo termine”, osserva Mansoor Mohi-uddin al Financial Times.

Bruce Kirk di Goldman Sachs sottolinea che Tokyo sta facendo meglio di Wall Street del 10%, attirando capitali esteri. Ma Tomochika Kitaoka di Nomura avverte: “È solo l’inizio, ora contano i fatti”.

Chris Scicluna di Daiwa e Shinichi Ichikawa di Pictet mettono in guardia su Bloomberg: se lo scetticismo sui conti pubblici dovesse montare, yen debole e bond in vendita potrebbero diventare i veri giudici dell’era Takaichi.

Per ora, però, prevale l’ottimismo: “La stabilità politica è merce rara”, riassume Stephen Innes di SPI Asset Management all’Associated Press. E il mercato, almeno per un giorno, ha deciso di crederci.

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