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Vannacci

Il labirinto del generale Vannacci

Ambizioni e sogni del generale Vannacci. Il taccuino di Guiglia

 

Il romanzo non c’entra niente, ma il titolo è troppo accattivante – Gabriel García Márquez ci perdonerà – , per non spenderlo a proposito di Roberto Vannacci: il generale nel suo labirinto.

L’addio alla Lega appena dato da chi ne fu vicesegretario per alcuni mesi senza averne lasciato particolare traccia, apre un rompicapo nella politica, perché Vannacci ha un suo pubblico di lettori ed elettori.

Ma quanto grande e soprattutto quanto disposto a seguirlo nel nuovo movimento alla destra della destra – “Futuro nazionale” – da lui fondato con bellicose intenzioni? Già accusando Salvini dell’unica accusa, per la verità, che nessuno finora gli aveva mai rivolto, cioè di essere un moderato.

Invece lui, il generale, promette di guidare una destra energica da pane al pane e Putin a Putin, essendo notoria la sua posizione filorussa e perciò contraria -a differenza di Salvini- a subire l’affronto governativo del fornire all’Ucraina le armi per difendersi.

Il neo-leader di Futuro nazionale dice di partire con sondaggi che lo danno al 4 per cento. Se così fosse, il centrodestra avrebbe una spina nel fianco e il centrosinistra, purché compatto, la rosea speranza di vincere le prossime elezioni.

Ma è una prospettiva campata per aria.

Intanto, perché oggi non si sa con quale legge elettorale andremo alle urne a fine legislatura.

Il generale può andare in trincea fin che vuole, ma non può pensare d’aver già vinto alcuna battaglia. Né di condizionare l’eventuale bis del centrodestra, che difficilmente scenderà a patti con chi ne ha tradito una componente. Anche se Vannacci afferma essere stato Salvini a tradire i principi e il programma in comune. Bisticci da divorzio appena consumato.

In secondo luogo in politica chi rompe, paga. Paga sempre. Quando Gianfranco Fini -ed era Gianfranco Fini- al massimo dell’auge istituzionale ruppe col leader del Popolo della libertà, Silvio Berlusconi, in seguito al “che fai, mi cacci?” e si presentò al cospetto degli italiani, non fu rieletto in Parlamento.

E poi: è davvero sicuro, il generale Vannacci, che la sua posizione così anomala in politica internazionale e così rigida e radicale in politica interna (non però nostalgica, assicura lui tra una X Mas e l’altra), colmi un vuoto nel centrodestra? Dove vede, il generale, legioni di elettori di destra neutralisti fra l’aggredito Zelensky e l’aggressore Putin? Oppure tiepidi -lui dice- sulla difesa della famiglia?

L’unico ruolo in cui Vannacci può risultare decisivo, purché non prenda lo zero virgola (perché l’incognita c’è tutta), è all’interno del centrodestra.

Magari quando si andrà a votare i dissapori con Salvini saranno solo un ricordo: in politica non esiste il “mai più”. Si ricordino gli insulti di Umberto Bossi a Berlusconi, eppure poi si allearono per anni.

Ma per entrare nel centrodestra e influenzarlo, il generale dovrà cambiare repertorio. Senonché, se diventa pure lui quel “moderato” che oggi detesta negli altri, perderà l’attrattiva del mondo all’incontrario.

Uscirà dal labirinto, il generale, ma nessuno gli dirà Signorsì.

(Pubblicato su Il Giornale di Vicenza)

www.federicoguiglia.com

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