The show must go on. Anche un brutto spettacolo di destra è meglio della bruttissima realtà che la sinistra metterebbe in scena. Alcune destre al potere, in effetti, allestiscono show mediocri. Come la diretta di Paolo Petrecca, sbeffeggiato sui social e bersaglio per l’ennesima volta di richieste di dimissioni, il direttore più sfiduciato della Rai. Ma sono seri, quelli che le presentano? Sanno che gran parte della carriera del direttore di Rai sport si è compiuta grazie a promozioni della Rai di sinistra? Mediocrissimo pure il video di Donald Trump con gli Obama scimmiottati, tanto da scandalizzare persino i repubblicani. Il problema non è certo che sia razzista (se togliamo cattiveria e razzismo, della satira resterebbe poco), ma che è terribilmente dozzinale. Semplicemente brutto.
The show must go on. Quello delle destre mediocri è molto, molto meno peggio della realtà utopizzata dalla sinistra nostalgica. Da Zero Calcare, Erri De Luca, Natalino Balasso che in interviste e dichiarazioni – sui social media, sui quotidiani, in tv e anche nella Rai meloniana ora ribattezzata “fascio tv”, sì – senza mezzi termini, senza vergogna, senza ironia rimpiangono gli anni di piombo (solidarietà a Mario Calabresi non pervenuta), affermano che non si parla con la destra al governo (al massimo con i suoi elettori) e sostengono che un leader reazionario non può starci (manco se gli elettori lo votano). Sono i maitres-à-penser progressisti che i sempliciotti di destra chiamano “cattivi maestri”, dei pessimi allievi che sabotano le ferrovie e invadono Milano contro le Olimpiadi invernali “insostenibili”. La scena è nota: 10 mila persone manifestano “pacificamente”, ça va sans dire, ma una piccola, piccola “frangia” fa partire petardi e sassi contro la polizia che approfitta del nuovo decreto sicurezza, risponde e ferma.
Leggere le cronache di Repubblica e Manifesto per rabbrividire e capire perché, a questa realtà e a quell’utopia, è preferibile la noiosa diretta da San Siro-Meazza-Olimpico: sì, non è un refuso, si chiama anche Olympic Stadium, il CIO assegna spesso un “naming convention” temporaneo. Lo spettacolino ha comunque raccolto un paio di miliardi di telespettatori mondiali e quasi una decina di milioni italiani, tra Inno di Mameli di Pausini, Nessun dorma di Bocelli, Volare di Mariah Carey, performance di Favino, Sabrina Impacciatore e Matilda de Angelis, nei panni di una direttrice d’orchestra bionda. A proposito, vi ricorda qualcuno? Ma che, hanno censurato Beatrice Venezi? Ah no, è Ghali il “censurato”. L’hanno detto davvero, Fratoianni e Bonelli, che duo comico triste.
La Rai di destra, dei massacratissimi Barbareschi e Sylos Labini, è mediocre, oltre che acefala? Forse, un po’, qualche volta. E temiamo lo confermi al prossimo Sanremo, considerato il parterre dei “coconduttori”, tra Pausini for ever e Pucci chi era costui, che mostra le natiche per festeggiare l’insperato ruolo. Ed è comunque meglio dei fischi per la squadra israeliana, dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Parigi con l’Ultima Cena lgbtq+, dei lecchini che elogiano il Capo dello Stato Presidente Sergio Mattarella. Attore nello spot per il cui spoiler è stato censurato un vicedirettore della Rai ma, nella realtà, giunto allo stadio con il consueto corteo di auto blu e volanti. Da far invidia a quello di Vance che tanto avrebbe irritato i milanesi.






