La Commissione europea potrebbe essere costretta ad aprire una procedura di infrazione contro la Spagna, se Pedro Sánchez adotterà le misure che ha annunciato questa settimana per mettere un freno agli abusi dei social network. Quello che il premier spagnolo intende fare non è molto diverso da quanto previsto dal Digital Services Act (DSA). Ma, imponendo nuovi obblighi alle piattaforme, la Spagna si sostituirebbe al ruolo che lo stesso DSA assegna esclusivamente alla Commissione per preservare il mercato unico digitale e assicurare regole uniformi in tutta l’Unione europea. Le misure spagnole andranno notificate, prima di essere adottate. Se Sánchez andrà avanti unilateralmente, la Commissione dovrà decidere se aprire o meno un’infrazione.
LA PRUDENZA DI VON DER LEYEN E L’INAZIONE DELLA COMMISSIONE
Probabilmente Ursula von der Leyen non oserà spingersi a tanto. In fondo Sánchez sta reagendo al fatto che la presidente della Commissione ha dato ordine di applicare il DSA in modo molto blando alle piattaforme americane per non irritare Trump. Ma questo episodio è rivelatore. L’inazione della Commissione sta spingendo gli Stati membri ad agire da soli, con il rischio di distruggere il Digital Services Act. “La mancanza di applicazione delle norme porta alla frammentazione del mercato unico digitale e a un’enorme incertezza giuridica che andrà a vantaggio delle grandi aziende tecnologiche e che scoraggerà gli operatori europei”, ci ha detto l’europarlamentare dei Verdi, Alexandra Geese.
IL MESSAGGIO DI SÁNCHEZ AGLI OLIGARCHI DELLA TECNOLOGIA
Pedro Sánchez ha usato il World Governments Summit di Dubai per inviare il suo messaggio a Elon Musk e agli altri oligarchi della Tech. “I social media sono diventati uno stato fallito, dove le leggi vengono ignorate e i crimini sono tollerati”, ha detto il premier spagnolo, annunciando l’introduzione di un divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Le piattaforme dovranno usare sistemi di verifica dell’età efficaci, e non solo delle spunte di auto-dichiarazione da parte degli utenti.
RESPONSABILITÀ PENALE E NUOVI REATI
Le altre misure promesse da Sánchez includono modifiche alla legislazione spagnola per fare in modo che i dirigenti delle piattaforme siano responsabili per le violazioni delle regole sui loro siti e l’introduzione di un reato penale per manipolazione dell’algoritmo e amplificazione di contenuti illegali. Sánchez ha annunciato anche un sistema per esporre come le piattaforme alimentano le divisioni e l’odio. “Il mio governo lavorerà con i procuratori per indagare e perseguire le violazioni commesse da Grok, TikTok e Instagram”, ha detto Sánchez.
LE INIZIATIVE DI FRANCIA E ALTRI STATI MEMBRI
Il premier spagnolo non è il primo leader a muoversi contro le piattaforme digitali. Il presidente francese, Emmanuel Macron, da tempo avverte sul pericolo per le democrazie del “Far West” dove prevale la “legge del più forte”. L’Assemblea nazionale ha votato in gennaio il divieto dei social media per i minori di 15 anni. La Procura di Parigi ha avviato un’indagine contro X e convocato Elon Musk il 20 aprile per un interrogatorio. Le ipotesi di reato sono “complicità nel possesso di materiale pedopornografico”, “negazione di crimini contro l’umanità” e “gestione organizzata di una piattaforma online illegale”. Grok, il sistema di intelligenza artificiale integrato a X, è accusato di aver “portato alla diffusione di contenuti negazionisti dell’Olocausto e deepfake sessualmente espliciti”. Anche Danimarca, Grecia e Austria hanno annunciato limiti di età per l’accesso ai social.
LA FRAMMENTAZIONE DEL MERCATO UNICO DIGITALE
Il tema dell’introduzione di una maggiore età digitale, già di per sé, rappresenta una frammentazione del mercato unico digitale. Quali regole dovrebbe seguire un ragazzo italiano di 14 anni, che trascorre una vacanza in Francia e poi in Spagna? Come potrebbero le piattaforme rispettare il divieto di geoblocking imposto dall’Ue e al contempo i limiti di età imposti a livello nazionale? Nel suo discorso sullo Stato dell’Unione a settembre, Ursula von der Leyen aveva annunciato l’istituzione di un panel di esperti per consigliarla sull’uso dei social media da parte dei minori. Sono passati cinque mesi. Il panel non si è ancora materializzato. I governi nazionali stanno imponendo limiti. Ma la sfida va ben oltre l’età per accedere ai social network. Le misure promesse da Sánchez sono di portata molto più vasta. X, Instagram e Facebook dovranno rispettare la legge spagnola o il DSA?
IL SOSTEGNO DI GEESE A SÁNCHEZ
L’annuncio di Sánchez “rappresenta un coraggioso passo avanti e un netto contrasto con la totale inazione della presidente della Commissione”, spiega Alexandra Geese. “Tuttavia, la sua coraggiosa mossa rappresenta una sfida per la Commissione. Tutte le misure proposte da Sánchez (ad eccezione della responsabilità penale) avrebbero potuto essere affrontate tramite il Digital Services Act, che fornisce una base giuridica adeguata”. Secondo Geese, la Commissione “ha deliberatamente scelto di non utilizzare il DSA per intraprendere azioni di contrasto significative, rallentando le indagini e rifiutandosi di affrontare questioni politicamente delicate come la polarizzazione e la manipolazione elettorale”.
L’APPEASEMENT CON TRUMP E IL CAMBIO DI LINEA SUL DIGITALE
La scelta di von der Leyen è stata determinata dalla strategia dell’appeasement con Trump. “Siamo in una guerra digitale”, spiega l’europarlamentare di Renew, Sandro Goz. “La coalizione Trump-Big Tech vuole destabilizzarci”. Ma, malgrado le pressioni del Parlamento, la vicepresidente della Commissione responsabile per il Digitale, Henna Virkkunen, ha rinunciato alla linea della fermezza dei suoi due predecessori, Thierry Breton e Margrethe Vestager.
LE GIUSTIFICAZIONI DELLA COMMISSIONE E IL CASO X
Virkkunen prima si è giustificata con la mancanza di un numero sufficiente di funzionari. Poi ha sostenuto la necessità di avere casi solidi contro le grandi piattaforme che possono permettersi di pagare eserciti di avvocati per ricorsi davanti alla Corte di giustizia dell’Ue. Infine ha scelto di imporre una multa a X per delle contestazioni minori (sistema della spunta blu, registro delle pubblicità e accesso per i ricercatori) e di un importo minimo (120 milioni di euro). L’inchiesta sul cuore di X – il suo algoritmo – è in corso dal dicembre del 2023. La conclusione e l’eventuale sanzione sono state rinviate di volta in volta, con la scusa di ampliare il campo di applicazione dell’indagine – alle interferenze elettorali o all’integrazione di Grok nell’algoritmo.
ORIGINE E OBIETTIVI DEL DIGITAL SERVICES ACT
Proposto nel dicembre del 2020, entrato in vigore nel 2022, il Digital Services Act è insieme al Digital Markets Act uno dei due pilastri della nuova regolamentazione dell’Ue sul digitale. Il principio è semplice: ciò che è vietato off line deve essere vietato anche online. La versione originale della proposta era stata contestata dai giganti del digitale americani come un tentativo di introdurre restrizioni protezioniste che minavano l’innovazione. Oggi la vulgata delle Big Tech è che sia uno strumento di censura. “Gli attacchi degli oligarchi delle Big Tech attraverso l’amministrazione Trump sono la prova migliore di quanto il DSA possa essere efficace per proteggere i nostri interessi per il mercato, i consumatori e le democrazie”, dice Gozi. A condizione di usarlo.
LE PRESSIONI DEGLI STATI UNITI E IL RISCHIO DI MORATORIA
L’inazione della Commissione ha incoraggiato l’Amministrazione Trump ad alzare la posta. La modifica del DSA e del DMA è una delle condizioni poste dagli Stati Uniti per una riduzione ulteriore dei dazi. La Commissione sta cercando di convincere l’Amministrazione Trump che sia sufficiente non applicare le regole con una moratoria di fatto e non dichiarata. Ma non usare il DSA significa spingere i governi nazionali a intervenire in modo unilaterale.
LA SCELTA FINALE DAVANTI ALLA COMMISSIONE EUROPEA
“È una triste ironia. Il DSA è stato istituito per prevenire la frammentazione del Mercato Unico Digitale Europeo. Ora la mancanza di applicazione sta producendo esattamente la frammentazione e l’incertezza giuridica che avrebbe dovuto prevenire”, spiega Geese. Alla fine la Commissione è di fronte a una scelta. Può usare il DSA contro gli oligarchi delle Big Tech per mantenerlo in vita e proteggere l’integrità dell’Ue. Oppure può usare il DSA contro Sánchez colpevole di non tirarsi indietro di fronte alle minacce di Trump e Musk. Oppure può semplicemente lasciare morire il DSA.



