Un’alba immaginaria carica di tensione, tra sirene digitali, mercati paralizzati e truppe ai confini dell’Europa orientale, diventa materia di analisi in una simulazione resa pubblica dal quotidiano tedesco Die Welt insieme al German Wargaming Center dell’Università Helmut Schmidt della Bundeswehr di Amburgo. Si tratta di un esercizio puramente fittizio, elaborato in forma di wargame, che esplora un’ipotesi ritenuta plausibile da diversi pianificatori dell’Alleanza atlantica: una crisi militare innescata da mosse russe nei pressi della Lituania, Stato membro di Nato e Unione europea.
L’iniziativa, svolta all’inizio di dicembre 2025 con la partecipazione di ex responsabili politici e militari, ha ricreato il funzionamento delle istituzioni federali tedesche davanti a uno scenario di emergenza, indagandone reazioni, vulnerabilità e opzioni operative.
CRISI SIMULATA ALL’ALBA DELL’OTTOBRE 2026
Nell’ambientazione ideata per l’esercitazione, l’orologio segna le 6:47 di un martedì di fine ottobre 2026. Sono poco più di otto mesi da oggi, ma gli analisti della Nato temono che le politiche di riarmo che i paesi europei hanno annunciato possano suggerire a Mosca di anticipare i tempi delle provocazioni rispetto alle previsioni di qualche mese fa che indicavano una Russia pronta a sfondare a occidente dal 2029.
Nella simulazione, alla Cancelleria federale le luci restano accese mentre affluiscono segnalazioni confuse da Vilnius, Varsavia e Bruxelles. Il quadro è instabile: movimenti di unità russe vengono rilevati lungo il confine lituano e sui social circolano filmati manipolati che accusano militari tedeschi dispiegati nell’area. In parallelo, numerosi cittadini in Germania subiscono blocchi nei servizi bancari digitali e agli sportelli automatici, elemento che complica la gestione dell’emergenza interna.
Il gabinetto simulato – definito “Blue Team” – si riunisce per ricostruire la situazione, valutare la comunicazione pubblica e predisporre misure di tutela per la popolazione. Al tempo stesso cerca di determinare se le manovre ai confini baltici rappresentino una dimostrazione di pressione politica o il preludio a un’escalation più ampia. Sul versante opposto, il “Red Team” assume il ruolo del Cremlino, replicando logiche e obiettivi strategici attribuiti alla controparte.
LA DINAMICA DEL GIOCO DI GUERRA
Le simulazioni di crisi costituiscono uno strumento consolidato nei processi decisionali di governi e apparati militari, sebbene i risultati rimangano generalmente riservati. In questo caso, invece, gli esiti sono stati diffusi attraverso un podcast, servizi televisivi e articoli (Die Welt appartiene al gruppo multimediale Springer). Due gruppi di partecipanti – tra cui l’ex segretario generale della Cdu Peter Tauber nel ruolo di cancelliere e l’analista Alexander Gabuev in quello di leader russo – hanno affrontato per una giornata le conseguenze dello scenario.
Il German Wargaming Center ha contribuito alla costruzione e alla conduzione dell’esercizio, documentando le decisioni adottate e garantendo coerenza metodologica. L’obiettivo non consisteva nel prevedere eventi reali, bensì nel mettere alla prova piani esistenti e individuare eventuali lacune. In questo contesto, la simulazione ha ipotizzato che Mosca giustificasse la richiesta di un corridoio attraverso la Lituania verso l’exclave di Kaliningrad evocando una crisi umanitaria, mentre Vilnius sospettava infiltrazioni di forze speciali nel proprio territorio.
VULNERABILITÀ E RISPOSTE STRATEGICHE
Le riflessioni scaturite dal wargame si inseriscono in una discussione più ampia sulle debolezze operative e tecnologiche. Un esempio riguarda le comunicazioni della brigata corazzata tedesca dispiegata in Lituania, analizzate durante l’esercitazione “Baltic Mesh”: la quantità di segnali elettronici emessi dalle apparecchiature di comando potrebbe renderne individuabile la posizione, fattore che le autorità intendono mitigare.
Secondo osservazioni emerse negli ambienti di sicurezza, l’analisi preventiva dei punti critici rappresenta una fase essenziale per adattare procedure e strumenti. Le simulazioni spingono inoltre i partecipanti ad assumere il punto di vista dell’avversario, esercizio che contribuisce a comprendere logiche e possibili linee d’azione alternative. In quest’ottica, il wargaming viene descritto come “un metodo per rafforzare la prontezza decisionale e la capacità di risposta delle istituzioni democratiche”.
TRADIZIONE E CULTURA STRATEGICA
La pratica del gioco di guerra affonda le radici nel Diciannovesimo secolo, quando ufficiali prussiani ne codificarono le prime forme. Dopo il secondo conflitto mondiale questa tradizione si è attenuata in Germania, mentre è rimasta diffusa in altri paesi occidentali; oggi si registrano tentativi di rilancio anche nelle forze armate federali tedesche. L’ispettore generale Carsten Breuer ha indicato tali esercizi come strumenti utili a sviluppare la prontezza operativa e la capacità di assumere decisioni tempestive, scrive Die Welt.
Simulazioni strutturalmente analoghe esistono anche in ambito civile, dove scenari ipotetici – dalle interruzioni energetiche su larga scala alle crisi sanitarie – vengono impiegati per verificare la resilienza sociale. In tutti i casi, la logica resta quella di “ridurre la complessità della realtà a modelli analizzabili, pur riconoscendo i limiti di rappresentazione”.
Nel progetto congiunto tra Die Welt e il German Wargaming Center, questa impostazione si traduce in una “rappresentazione narrativa e analitica di un’ipotetica emergenza euro-atlantica”. La simulazione non intende formulare previsioni, conclude il quotidiano berlinese presentando le cinque puntate del podcast scaricabili su tutte le principali piattaforme, ma offrire “una lente per osservare reazioni e criticità”. Il principio guida rimane costante: esplorare le possibilità prima che si manifestino, affinché la preparazione e la deterrenza contribuiscano a prevenire l’eventuale concretizzarsi delle crisi.






