Scaduto il trattato New Start (Treaty on Measures for the Further Reduction and Limitation of Strategic Offensive Arms): scatterà una nuova corsa agli armamenti nucleari tra Stati Uniti e Russia?
Il presidente Usa Donald Trump Trump ha dichiarato di non voler prorogare il trattato New Start, l’accordo sul controllo degli armamenti nucleari tra Washington e Mosca, scaduto il 5 febbraio.
La scadenza del patto non ha lasciato limiti ai due maggiori arsenali atomici per la prima volta dagli anni Settanta, alimentando i timori di una corsa agli armamenti nucleari senza limiti. Come ricorda Defense News, il New Start rappresentava l’ultimo patto rimasto di una lunga serie di accordi tra le due potenze per limitare i rispettivi arsenali nucleari, a partire dal SALT I del 1972.
“Per la prima volta in più di mezzo secolo, ci troviamo di fronte a un mondo senza limiti vincolanti per gli arsenali nucleari strategici dei due stati che possiedono la stragrande maggioranza delle scorte globali di armi nucleari”, ha avvertito il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.
Il presidente statunitense punterebbe a un nuovo trattato, che includa possibilmente anche la Cina. Tuttavia, stando ad Axios, Washington e Mosca sarebbero vicine a un’intesa per continuare a rispettare i limiti previsti dal New Start.
Che vi sia o meno una proroga di un anno del New Start, secondo i critici potrebbe essere arrivato il momento di accantonare l’accordo e puntare su una diversa strategia di controllo degli armamenti, fondata su una deterrenza statunitense più robusta, con l’obiettivo di spingere non solo la Russia ma anche la Cina al tavolo delle trattative. D’altronde, fin dalla sua prima amministrazione, lo stesso Trump ha più volte affermato di essere interessato a negoziare un patto trilaterale.
Tutti i dettagli.
PER TRUMP OCCORRE UN NUOVO TRATTATO
Trump ha definito l’accordo “New Start” sui lanciatori di missili nucleari strategici “un accordo mal negoziato dagli Stati Uniti che, tra l’altro, viene gravemente violato” e ha espresso l’intenzione di “far lavorare i nostri esperti nucleari su un nuovo trattato, migliorato e modernizzato, che possa durare a lungo nel futuro”. In un post su Truth Social, l’inquilino della Casa Bianca ha ribadito che “gli Stati Uniti sono il Paese più potente del mondo”, e ha rimarcato come la sua amministrazione abbia “ricostruito completamente l’esercito durante il primo mandato, includendo nuove armi nucleari e molte armi nucleari ristrutturate”.
LA POSIZIONE DEL CREMLINO
Mercoledì il leader russo Vladimir Putin ha discusso della scadenza del patto con il leader cinese Xi Jinping, sottolineando la mancata risposta degli Stati Uniti alla sua proposta di estenderne i limiti. Pertanto, la Russia “agirà in modo equilibrato e responsabile, sulla base di un’analisi approfondita della situazione di sicurezza”, ha dichiarato il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov.
COS’È IL TRATTATO NEW START
Fin dai tempi più bui della Guerra Fredda, quando Stati Uniti e Unione Sovietica si minacciavano a vicenda di “distruzione reciproca assicurata” in caso di guerra nucleare, entrambi hanno visto nei trattati di limitazione degli armamenti un modo per prevenire un malinteso letale o una corsa agli armamenti economicamente rovinosa, ricostruisce Reuters.
Firmato nel 2010, il trattato limitava la disponibilità di Russia e Stati Uniti a non più di 1.550 testate strategiche e 700 vettori strategici (tra cui missili balistici intercontinentali, sottomarini e bombardieri) schierati e pronti all’uso. Richiedeva inoltre un significativo scambio di informazioni per garantire il rispetto reciproco. Inizialmente avrebbe dovuto scadere nel 2021, ma è le due parti hanno concordato di prorogarlo di altri cinque anni.
COSA È SUCCESSO DOPO LA PROROGA DECISA NEL 2021
Tuttavia, nel febbraio 2023 la Russia ha sospeso la sua adesione al New Start, sostenendo che il sostegno degli Stati Uniti e della Nato all’Ucraina, in seguito all’invasione di Mosca dell’anno precedente, aveva reso impossibile per Mosca consentire le ispezioni richieste ai suoi impianti nucleari. All’epoca Putin si impegnò a rispettare i limiti imposti dal New Start e si astenne da un ritiro formale, e di conseguenza anche l’amministrazione Biden continuò a rispettare i limiti, pur adottando alcune contromisure.
Lo scorso anno sempre Putin si era dichiarato pronto a rispettare i limiti del trattato per un altro anno se Washington avesse seguito l’esempio, ma Trump ha ignorato l’offerta e ha sostenuto di voler includere la Cina in un nuovo patto, cosa che Pechino ha respinto.
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato mercoledì che Trump ha chiarito che “per avere un vero controllo degli armamenti nel XXI secolo, è impossibile fare qualcosa che non includa la Cina, a causa del suo vasto arsenale nucleare in rapida crescita”.
LE DICHIARAZIONI DI PECHINO
Ma la Cina non ha intenzione di prendere impegni.
“Le forze nucleari cinesi non sono affatto allo stesso livello di quelle di Stati Uniti e Russia, e quindi la Cina non parteciperà ai negoziati sul disarmo nucleare nella fase attuale”, ha dichiarato giovedì il portavoce del Ministero degli Esteri Lin Jian. Inoltre, ha aggiunto che Pechino si rammarica della scadenza del New Start e invita gli Stati Uniti a riprendere presto il dialogo sul nucleare con la Russia. Pechino, ha aggiunto, esorta Washington a rispondere positivamente alla proposta di Mosca di continuare a rispettare per ora i limiti fondamentali del trattato.
A CHE PUNTO SONO I COLLOQUI
Nel frattempo, ieri il comando europeo dell’esercito degli Stati Uniti (Eucom) ha annunciato che le forze armate statunitensi e russe hanno concordato di riaprire il dialogo bilaterale – sospeso dal 2021 – che potrebbe fungere da canale per accordi volontari volti a limitare i rispettivi accrescimenti nucleari o le attività destabilizzanti, rileva Breaking Defense.
La ripresa dei colloqui militari ad alto livello segue una serie di incontri nella capitale degli Emirati Arabi Uniti tra il comandante dell’Eucom, generale Alexus Grynkewich, e alti funzionari militari russi e ucraini alla ricerca di una soluzione pacifica alla guerra in Ucraina.
LE TESTATE STRATEGICHE NEL MONDO
Ma ora che il New Start non è più in vigore, ci avviciniamo a un’Armageddon nucleare?
Come riporta Breaking Defense, gli esperti hanno avvertito che, se dovesse scoppiare una nuova corsa agli armamenti, potrebbe essere la Russia, non gli Stati Uniti, a partire con un vantaggio, sia per il vantaggio russo nella modernizzazione e nello sviluppo di nuove armi, sia per il pessimo stato degli attuali programmi di modernizzazione nucleare degli Stati Uniti e delle infrastrutture necessarie.
Da un’analisi del Csis emerge che durante i 15 anni di esistenza del New Start, il numero di sistemi d’arma nucleari sia in Russia che in Cina è aumentato, mentre è diminuito negli Stati Uniti. Si ritiene che la Cina, che ricordiamo era esclusa dal Trattato, possieda circa 600 armi nucleari, rispetto alle 5.177 degli Stati Uniti e alle 5.459 della Russia. Pechino potrebbe raggiungere un “numero massimo previsto di 1.500 testate” entro il 2035, secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri). Per il Pentagono Pechino ne avrà più di 1.000 entro il 2030.
“Con il New Start, i sistemi nucleari statunitensi sono diminuiti del 17%, mentre quelli russi sono aumentati del 22% e quelli cinesi del 29%”, ha dichiarato Heather Williams, direttrice del Progetto sulle Questioni Nucleari presso il Csis.
NUOVA CORSA AGLI ARMAMENTI NUCLEARI?
Ripreso da Breaking Defense, Ankit Panda, esperto nucleare di lunga data presso il Carnegie Endowment for International Peace, ha dichiarato che anche la Russia ha difficoltà a portare avanti un accumulo di risorse nucleari, in parte a causa delle risorse che ha dovuto impiegare nella sua prolungata guerra con l’Ucraina.
“Sia gli Stati Uniti che la Russia hanno forti incentivi a non intraprendere una corsa agli armamenti. Ma ovviamente, questo era vero durante la Guerra Fredda, quando, di fatto, la corsa agli armamenti la portarono avanti”, ha affermato l’esperto.
I TIMORI DI WASHINGTON
Durante un’audizione al Senato il 3 febbraio, la senatrice repubblicana Deb Fischer ha affermato che “la Russia non rispetta il New Start dal 2022 e continua a detenere un enorme vantaggio numerico nelle armi nucleari tattiche”, mentre “la Cina sta ampliando il suo arsenale nucleare a un ritmo vertiginoso” ed entrambi i Paesi “ci stanno superando nello sviluppo di armi nuove e destabilizzanti”.
Fischer ha inoltre ricordato che, secondo il rapporto finale pubblicato nel 2023 dalla Commissione bipartisan per la Postura Strategica, “i nostri attuali piani di modernizzazione nucleare, basati sui limiti del New Start, non sono sufficienti a far fronte alle nuove minacce poste da Russia e Cina”.
SCENARI PERICOLOSI…
In assenza di un nuovo trattato, Stati Uniti, Russia e Cina rischiano di muoversi secondo logiche di sospetto reciproco.
Senza un nuovo trattato, ciascuna parte sarebbe costretta ad agire secondo le peggiori ipotesi sulle armi che l’altra sta producendo, testando e schierando, ha osservato a Reuters Nikolai Sokov, ex negoziatore sovietico e russo per gli armamenti.
“Se l’amministrazione Trump continua a inasprire la diplomazia sul controllo degli armamenti nucleari con la Russia e decide di aumentare il numero di armi nucleari nell’arsenale strategico statunitense, ciò non farà altro che indurre la Russia a seguire l’esempio e incoraggiare la Cina ad accelerare il suo attuale rafforzamento strategico nel tentativo di mantenere una capacità di attacco nucleare di ritorsione strategica nei confronti degli Stati Uniti”, ha spiegato a Defense News Daryl Kimball, direttore esecutivo dell’Arms Control Association di Washington. “Un simile scenario potrebbe portare a un pericoloso accumulo di armi nucleari a tre vie, che durerà anni”.




