È durata circa 48 ore l’espulsione di Fabrizio Corona da TikTok e dai social media di Meta, dove i profili del creatore del format Falsissimo sono stati oscurati per “violazioni multiple degli standard della community”.
Ma oltre allo sdegno riguardo alla censura che ne è seguito da parte di Corona, dei suoi legali e dei suoi fan, che hanno paragonato l’Italia alla Corea del Nord, a colpire particolarmente è stata la rapidità di intervento dell’azienda di Mark Zuckerberg, che di solito – di fronte ad altri tipi di segnalazioni per contenuti anche più gravi – così rapida non è.
Stavolta, però, a fare la differenza, è stato l’autore delle segnalazioni, ovvero Mediaset (e qui si potrebbe aprire una parentesi anche sulla missione impossibile di vedere Loro, il film del premio Oscar Paolo Sorrentino su Silvio Berlusconi, ma questa è un’altra storia).
Il colmo poi è che pure uno indifendibile come Corona di fronte al potere di Mediaset e alla prontezza di Meta diventa vittima. Se poi avessimo davvero bisogno di un simile “vendicatore impomatato” (come lo definisce in un amaro ed esilarante articolo Rivista Studio) ognuno può pensarla come vuole perché su questo vige sopra tutto la povera martoriata LIBERTÀ di parola, pensiero, stampa, opinione.
#FREECORONA
Chissà cosa ha portato Meta questa mattina a riattivare il profilo Instagram di Corona. Ad ogni modo, come riferito da Today, i suoi 2,3 milioni di follower hanno accolto con entusiasmo la notizia dopo che il 3 febbraio tutti i suoi account social erano stati oscurati.
“Profilo riattivato… Ora avanti verso lo scacco matto al potere”, commenta uno dei ferventi seguaci, sostenitore della missione di Falsissimo e cioè “scoperchiare” quello che Corona definisce il prezzo del successo.
Insieme al profilo personale, è tornato visibile infatti anche quello dedicato al format dal nome che prende in giro Verissimo, programma di rotocalco e costume, in onda su Canale 5 dal 16 settembre 1996, condotto dal 2006 da Silvia Toffanin, compagna di Pier Silvio Berlusconi.
PERCHÉ TIKTOK E META AVEVANO OSCURATO CORONA
TikTok, su cui non è davvero possibile far scomparire del tutto i contenuti, non ha fornito alcuna spiegazione in merito all’oscuramento dei profili social di Corona, mentre l’azienda di Zuckerberg si era limitata a far sapere che erano stati rimossi “per violazioni multiple degli standard della community Meta”, senza tuttavia spiegare di quali tipi di violazioni reiterate si stesse parlando, “gravi al punto da bloccare non tanto i singoli contenuti, quanto l’intero profilo, generando una sorta di ‘daspo’ social”, scrive il Fatto Quotidiano.
LE REALI MOTIVAZIONI
Al Fatto risulta in realtà che all’origine dell’espulsione vi siano segnalazioni presentate da Mediaset per presunte diffamazioni e istigazioni all’odio. “Chi ha stabilito che quei contenuti erano diffamatori? Non ci sono sentenze e io non ho ricevuto alcun atto da parte dell’Autorità giudiziaria. Questa è un’operazione prepotente di oscuramento che non è degna di un Paese democratico. Ma noi non siamo gente che china la testa”, aveva detto l’avvocato di Corona, Ivano Chiesa.
Tra le motivazioni additate da Mediaset ci sarebbero state anche questioni legate al copyright. Nel suo format ‘Falsissimo’ e nelle puntate ‘Il prezzo del successo’ dedicate a un presunto ‘sistema Signorini’ e ‘sistema Mediaset’, Corona aveva infatti più volte pubblicato contenuti di trasmissioni televisive Mediaset come Verissimo, i programmi di Maria De Filippi, il Grande Fratello e altri.
Lunedì sera, nell’ultima puntata trasmessa alle 21, l’ex re dei paparazzi aveva ripubblicato integralmente la parte 3 del suo speciale, ma rimuovendo le immagini che appartengono a broadcaster televisivi.
La Procura di Milano, intanto – afferma Rai News -, sulla base delle denunce arrivate, ha anche aperto nei giorni scorsi un’inchiesta per concorso in diffamazione con Corona e ricettazione di immagini e chat trasmesse a carico di manager di Google.
META CI FA O CI È?
A colpire però in tutta questa storia è la reattività di Meta, che in men che non si dica è intervenuta in seguito alle segnalazioni dell’impero della famiglia Berlusconi. Il gigante tech infatti solitamente non spicca per celerità in questi, o ben più gravi, casi. “Perché ogni volta che segnaliamo contenuti apertamente pro-mafia le nostre segnalazioni non vanno mai a buon fine? In che modo inneggiare a organizzazioni criminali rispetterebbe le linee guida?”, ha scritto per esempio l’associazione Wikimafia.
In genere, quando viene oscurato un profilo, sottolinea il Fatto, le piattaforme informano l’utente indicando un termine entro il quale presentare osservazioni e tentare il ripristino dell’account, un periodo che in situazioni come questa può arrivare fino a 180 giorni.
Tale prontezza ha colpito anche il Codacons che, in un comunicato ufficiale riportato da Fanpage, ha parlato di comportamento discriminatorio da parte delle principali piattaforme tecnologiche poiché nettamente in contrasto con i tempi abitualmente molto più lunghi con cui Meta, Google e TikTok gestiscono – o non gestiscono nemmeno – le segnalazioni presentate da utenti comuni per diffamazione, violazioni della privacy o altri illeciti che coinvolgono anche minori.
Secondo l’associazione dei consumatori, dunque, l’intervento delle Big Tech non sarebbe determinato dalla gravità delle violazioni, ma dalla loro esposizione mediatica: “Due pesi e due misure che fanno sospettare la possibilità che queste grandi piattaforme intervengano con attività di oscuramento e rimozione delle pagine solo quando le violazioni hanno risalto sui mass media e diventano casi di cronaca”.
LA LOTTA CONTINUA
Fanpage ha inoltre rivelato l’esistenza di una lettera inviata da Mediaset, tramite lo studio legale Gulotta Varischi Pino, ai locali che ospiteranno prossimi eventi con Corona, con l’obiettivo di impedirgli di usare le discoteche come canale alternativo per diffondere attacchi contro l’azienda.
Il documento, datato 4 febbraio e indirizzato al gestore di un locale che ha in programma una serata con Corona, non lo cita mai esplicitamente, ma invita a vietare durante gli eventi qualsiasi critica a Mediaset, ai suoi manager e ai suoi programmi. La richiesta arriva dopo la diffusione virale di video in cui Corona, ospite in discoteca, aveva attaccato duramente il gruppo e annunciato nuove pubblicazioni: “Quei porci di Mediaset mi hanno cancellato la puntata. Io lunedì la rimetto, e ci metto delle cose più gravi ca**o”. Bonjour, finesse.
Per i legali di Mediaset, si tratterebbe di messaggi aggressivi e lesivi, con inviti al dileggio e al boicottaggio. La lettera chiede quindi ai gestori dei locali di vigilare preventivamente su quanto viene detto e diffuso durante le serate, avvertendo che, in caso contrario, potrebbero essere ritenuti corresponsabili.






