Ma com’è buono, lui. In attesa di tagliare, fra meno di un mese, il traguardo dell’inizio del quinto anno della guerra quotidiana che ha scatenato contro l’Ucraina, Vladimir Putin avrebbe accettato di sospendere gli attacchi per una settimana a causa dell’inverno mai tanto inclemente per gli aggrediti (si attendono temperature a -30), che già si trovano al buio e al gelo per i bombardamenti russi al sistema energetico.
L’ha annunciato Donald Trump dopo aver telefonato allo Zar. Il quale -ha detto il presidente statunitense- “è stato molto gentile”.
Così gentile, che il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha subito precisato a scanso di equivoci: il cessate il fuoco temporaneo, fosse anche e solo di 60 giorni, come chiede il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, “per il presidente Putin e per noi è inaccettabile”.
Ma la pantomima diplomatica ora atterra nell’unico luogo dell’universo sicuramente in pace e forse ultimo viatico rimasto per sperare nella fine d’ogni conflitto: le Olimpiadi di Milano-Cortina che si aprono il 6 febbraio con l’evocativa accensione del braciere nello stadio di San Siro.
Il Comitato organizzatore è alle prese con le richieste “politiche” delle ambasciate dei Paesi più esposti nel grande rebus internazionale fra guerra e pace, fra l’Europa a sostegno di Kiev e il neutralismo di Trump, che si intenerisce parlando con Putin, l’invasore dell’Ucraina, e fa la faccia feroce con la Groenlandia incapace di far male a una mosca.
“Mi si vede di più se sto vicino o se sto lontano dal vicepresidente statunitense e ospite dell’inaugurazione J.D. Vance?”, ecco il dubbio amletico del presidente francese, Emmanuel Macron, ancora avvelenato per il trattamento subìto da Trump. Che, in effetti, lo ha più volte strapazzato in mondovisione.
Di certo non sarà l’unico grattacapo, anche se fa un po’ ridere, che gli organizzatori dovranno risolvere: dimmi dove ti siedi e ti dirò chi sei.
Dunque, le Olimpiadi come la continuazione dei dispetti con altre armi: il posto nella tribuna delle autorità.
Ma nella puerile partita di posizionamenti un paio di cose i presidenti in arrivo e le diplomazie al lavoro per “parcheggiarli” all’insegna del risvolto geopolitico, non dovrebbero dimenticare.
In primo luogo che, per quanto si voglia platealmente sottolineare la protesta a colpi di poltrona -come il distante Macron dal vice di Trump: “tiè”-, la diplomazia che conta ha l’obbligo di impegnarsi ben altrove.
Non è la ripicca su dove sedersi in tribuna a poter cambiare la Storia, bensì l’impegno euro-atlantico affinché Putin sieda in un tavolo di negoziati. E qui la diplomazia -specie per colpa di Trump, per dare a Donald quel che è di Donald-, ha fallito.
E poi per l’andirivieni nel palco delle autorità gli ospiti dovrebbero ricordare che le Olimpiadi, simbolo massimo di una pace almeno auspicabile, si svolgono nella Repubblica italiana.
Dove a dichiarare aperti i Giochi al mondo sarà il presidente Sergio Mattarella.
Gli sgarbi diplomatici anche involontari alla sua figura e al nostro Paese non sono graditi.
Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova
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