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Dubbi e obiettivi dell’accordo sui dazi tra Usa e India

Gli Stati Uniti abbasseranno al 18% i dazi sull'India, che in cambio smetterà di acquistare greggio dalla Russia e acquisterà prodotti americani per 500 miliardi. Trump spinge il petrolio statunitense (e venezuelano), ma Nuova Delhi saprà rispettare gli impegni? Numeri, dettagli e dubbi.

Gli Stati Uniti abbasseranno dal 50 per cento al 18 per cento i dazi sulle importazioni dall’India dopo che quest’ultima ha accettato di interrompere gli acquisti di petrolio dalla Russia. La decisione è stata annunciata lunedì dal presidente americano Donald Trump a seguito di una conversazione con il primo ministro indiano Narendra Modi. I due, ha detto Trump, hanno parlato “di molte cose”: non solo di commercio, ma anche della guerra in Ucraina e della possibilità che l’India compri più greggio dagli Stati Uniti e dal Venezuela.

I DUE OBIETTIVI DI TRUMP

L’amministrazione Trump ha interesse a spezzare il commercio petrolifero tra Nuova Delhi e Mosca per due ragioni: per privare il Cremlino di una fonte di entrate fondamentale, in modo da indebolire l’economia russa e aumentare la pressione per raggiungere un accordo di pace in Ucraina; ma anche per rafforzare l’industria petrolifera degli Stati Uniti, che sono i maggiori produttori di petrolio al mondo. Dopo l’intervento armato del 3 gennaio scorso, peraltro, gli Stati Uniti controllano anche le esportazioni petrolifere del Venezuela.

LE TENSIONI COMMERCIALI TRA STATI UNITI E INDIA

L’India è uno dei più grandi paesi importatori di petrolio: acquista dall’estero circa il 90 per cento del greggio che utilizza, e quello russo è particolarmente attraente per via del suo basso prezzo (c’entrano gli sconti praticati da Mosca per favorirne la commercializzazione dopo l’invasione dell’Ucraina).

Lo scorso agosto l’amministrazione Trump aveva accusato Nuova Delhi di finanziare l’apparato bellico russo attraverso le importazioni di greggio, decidendo di applicare nei suoi confronti un dazio punitivo del 25 per cento in aggiunta a una tariffa preesistente del 25 per cento. In totale, quindi, le merci indiane dirette negli Stati Uniti erano soggette a un dazio del 50 per cento. Non tutte, però: per esempio, gli Stati Uniti avevano esentato i prodotti farmaceutici e i dispositivi elettronici.

Adesso, dopo l’accordo tra Trump e Modi, la tariffa punitiva del 25 per cento è stata rimossa e i dazi americani sull’India sono scesi al 18 per cento.

NON SOLO DAZI: COSA PREVEDE L’ACCORDO TRA TRUMP E MODI

Trump ha detto anche che l’India azzererà le sue “barriere tariffarie e non tariffarie” verso gli Stati Uniti e che acquisterà prodotti americani – in particolare energia, tecnologia e beni agricoli – per un valore di “oltre 500 miliardi di dollari”.

Potrebbe trattarsi di un impegno molto difficile da mantenere, però, dato che nel 2024 l’interscambio complessivo tra i due paesi è valso 212 miliardi di dollari. Nuova Delhi ha importato merci americane per appena 41,5 miliardi di dollari l’anno scorso, dunque sembra improbabile che possa raggiungere la cifra annunciata da Trump. D’altra parte, è possibile che il governo indiano lavori per ridurre il deficit commerciale con Washington, particolarmente alto (nel 2024 è ammontato a più di 45 miliardi di dollari), o per abbassare alcune barriere commerciali, effettivamente elevate (una misura di protezione per l’industria nazionale).

IL NODO DEL PETROLIO RUSSO

Come detto, l’India dipende parecchio dalle importazioni di petrolio e il greggio russo – di cui è diventata la maggiore acquirente dopo l’invasione dell’Ucraina – le ha permesso di tenere bassi i costi per gli approvvigionamenti.

Negli ultimi mesi, comunque, Nuova Delhi ha cominciato a ridurre gli acquisti da Mosca. A gennaio ha importato circa 1,2 milioni di barili di greggio russo al giorno – rispetto alla media di 1,8 milioni del 2024 -, a febbraio dovrebbe scendere a 1 milione di barili al giorno e a marzo a 800.000 barili, stando ai calcoli di Reuters.

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