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Acciaio, tutti i piani europei di Flacks con ex Ilva e British Steel

Dopo Acciaierie d'Italia, Michael Flacks dice di voler acquisire un'altra azienda siderurgica in crisi: la britannica British Steel. L'obiettivo è la creazione di un grande gruppo europeo dell'acciaio. Tutti i dettagli.

L’imprenditore inglese Michael Flacks, noto per aver fatto fortuna acquistando e risanando aziende in difficoltà, ha detto di essere “molto” interessato ad acquisire la società siderurgica britannica British Steel per aggregarla ad Acciaierie d’Italia (l’ex-Ilva). British Steel e Acciaierie d’Italia sono entrambe in amministrazione straordinaria ed entrambe sono dotate di altiforni per la produzione di acciaio “primario”: l’acciaio primario è ottenuto dal minerale ferroso ed è qualitativamente diverso da quello “secondario”, ricavato dai rottami.

IL PIANO DI FLACKS PER ACCIAIERIE D’ITALIA

A fine dicembre i commissari di Acciaierie d’Italia hanno avviato una trattativa in esclusiva con il fondo di Michael Flacks – Flacks Group, con sede negli Stati Uniti – per la vendita della società. Il fondo ha offerto solo 1 euro per acquisire gli impianti dell’ex-Ilva, promettendo però un investimento di 5 miliardi: il piano di rilancio prevede il raddoppio della produzione siderurgica a quattro milioni di tonnellate all’anno e l’aumento del numero degli addetti a 8500 unità.

UN GRANDE GRUPPO SIDERURGICO EUROPEO

Flacks aveva definito l’ex-Ilva di Taranto un’acciaieria “unica nel suo genere” per via delle sue dimensioni, per la presenza di altiforni e per la vicinanza a un porto. Ha parlato di British Steel, similmente, come di uno “stabilimento di importanza nazionale” perché gestisce gli ultimi due altoforni ancora attivi nel Regno Unito.

La combinazione di British Steel con Acciaierie d’Italia andrebbe a creare una delle più grandi compagnie siderurgiche d’Europa, ha scritto il Financial Times, che nei giorni scorsi ha intervistato Flacks. “Vedo un’opportunità straordinaria in un settore che la maggior parte delle persone ha trascurato. Sono un grande sostenitore e ottimista”, ha dichiarato l’imprenditore.

LE DIFFICOLTÀ

Flacks ha detto di voler investire nell’elettrificazione dei processi di British Steel – anche il governo italiano ha preparato, per l’ex-Ilva, un passaggio dagli altiforni ai forni elettrici – e di aver discusso con delle banche per presentare un’offerta.

La gestione profittevole degli altiforni di Scunthorpe, però, si è già rivelata complicata. Nel 2016 British Steel venne ceduta dal gruppo indiano Tata Steel al fondo di private equity Greybull Capital, che la acquistò al prezzo di 1 sterlina. Solo pochi anni dopo, però – nel 2019 -, la società fallì e venne acquisita nel 2020 dalla società cinese Jingye. L’anno scorso, infine, il governo del Regno Unito ha deciso di procedere alla nazionalizzazione di British Steel per evitare la chiusura degli altiforni da parte di Jingye.

L’intervento pubblico ha evitato il licenziamento di 3500 operai, ma British Steel è in perdita e il governo britannico sta spendendo centinaia di milioni di sterline per mantenerla in attività. Il caso di Acciaierie d’Italia, che perde circa un milione di euro al giorno e dipende dai prestiti governativi, è molto simile.

LA VISIONE DI FLACKS

L’eventuale processo di acquisizione di British Steel da parte di Flacks Group si rivelerebbe complesso e necessiterebbe del supporto governativo, come riconosciuto dallo stesso imprenditore. Per Acciaierie d’Italia, il fondo sta raccogliendo finanziamenti pubblici e privati per 5 miliardi di euro e conta – almeno in una prima fase – sulla partecipazione del governo al capitale della società, con una quota del 40 per cento.

A detta di Flacks, la combinazione degli impianti di Acciaierie d’Italia e di British Steel rientra nella sua “visione” per un “accorpamento delle attività siderurgiche europee. La gente sarà più disposta lavorare con British Stel perché non sarà nelle mani dei cinesi”. Flacks ha parlato di un cambiamento in corso nel mercato dovuto alla maggiore importanza riconosciuta ai fornitori europei da parte delle aziende e dei governi della regione.

In tutta Europa l’industria siderurgica sta vivendo un momento difficile. Le ragioni sono diverse, e vanno dai costi di decarbonizzazione ai prezzi alti dell’energia, dalla fiacchezza della domanda interna di acciaio alla sovraccapacità sui mercati – riconducibile principalmente alla Cina – che deprime i prezzi di vendita.

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