Caro direttore,
ho letto i tuoi post cattivelli sulla partecipazione di Del Vecchio Jr. a Otto e Mezzo della cara Lilli Gruber, e non sono affatto d’accordo con te.
Ammettilo, proprio come Lilli, guardi Del Vecchio con un certo snobismo solo perché imberbe, non di fatto ma dal punto di vista anagrafico.
Mi ha sorpreso notare come quel salotto solitamente rilassato dove i soliti convenuti si scambiano convenevoli si sia trasformato ieri in una fossa dei leoni, con due fiere non di primo pelo, Gruber e Massimo Giannini, pronte a mangiarsi in un sol boccone Leonardo Maria Del Vecchio, non prima di aver giocato con lui come se fosse un topolino. O una gazzella, per continuare il paragone documentaristico. Ma Del Vecchio, direttore, si è rivelato un gladiatore in quell’arena, dimostrando a noi che siamo più anziani quanto sia vero che “la pazienza è la virtù dei forti”.
Ora, a te e ad altri commentatori dal giudizio troppo facile e affettato Del Vecchio sarà pure parso impreparato, ma voglio ricordare a te e a chi la pensa come te, che Leonardo Maria Del Vecchio è persona “del fare“. Non se ne vedevano dal ’94, di persone così nell’editoria. E nel ’94 Silvio non era certo lo straordinario comunicatore che è diventato in seguito: anche lui appariva un po’ legnosetto, come se il doppiopetto gli stringesse pure la verve comunicativa. Poi però è diventato un frontman politico senza pari. E forse, chissà, dopo l’editoria Del Vecchio Jr. ne seguirà le orme pure in politica. Quanto alla politica, da persona profonda, riflessiva, per nulla impulsiva, Leonardo Maria Del Vecchio rompe gli schemi tradizionali, prende il coraggio tra le mani e rivela chi ha votato (chi milita in Confindustria avrebbe solo da imparare, dato che di norma nessuno lo svela mai): “Sia Renzi sia Meloni“.
E’ insomma trasversale, come trasversalmente prima prova a comprare Repubblica, quindi di fronte al “no” di John Elkann, passa al Giornale. Un millennial del 1995 del resto è fuori da categorie novecentesche come ‘destra’ e ‘sinistra’: se mandavano in crisi Giorgio Gaber, figurarsi chi è nato sulle soglie del Terzo Millennio. Aggiungo, anzi, che sia già tanto che non voti 5 Stelle.
A proposito di Gedi, Del Vecchio, signorilmente, da vero english gentleman, non se l’è affatto presa per il trattamento riservato da Elkann: “Nel libero mercato un venditore ha libertà di scegliere il suo acquirente. Elkann ha preso la sua decisione”. La sua porta è sempre aperta, anche nel caso fossero i greci ad attraversarla… E proprio come un english gentleman Del Vecchio, anzi, “the old man” in televisione non ci va per urlare e agitare i pugni, ci va per sussurrare.
Era la stessa strategia che adottava la mia terribile professoressa di greco al ginnasio: se la classe rumoreggiava durante la lezione, lei – che ci sembrava vecchissima e di certo era dotata di un’arguzia antica – non iniziava a strepitare come i colleghi, ma proseguiva parlando con un tono di voce sempre più flebile. In questo modo chi voleva ascoltare doveva dire ai compagni di classe di tacere o sarebbe stato impossibile prendere appunti: la classe, solitamente compatta, si spaccava e lei portava a casa la sua vittoria morale.
Ecco, Del Vecchio, come dice il nome, è un grande vecchio in un corpo da Millennial. Proprio come John Elkann, del resto, si caratterizza ictu oculi per quell’allure che solo chi ha nel sangue l’eredità di grandi casate trasmette. Un po’ come il principe William d’Inghilterra: uno lo guarda e non vede un ragazzotto poco più che quarantenne, ma vede la possanza del Re.
Ecco, se guardo Del Vecchio, se guardo Elkann, sono travolto dal medesimo timore reverenziale: sono quelle acque chete che, diceva nonna, distruggono i ponti. Perciò capisco che oggi Il Giornale abbia voluto rendere omaggio all’intervento tv di Del Vecchio enfatizzandone ogni singolo intervento proprio come le testate di Gedi hanno sempre enfatizzato e omaggiato Elkann. E chissà che invidia, a Repubblica, non poter scrivere simili articoli stamani…
Un emozionato,
Francis Walsingham




