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Tesla farà ancora auto tradizionali o solo robotaxi e robot?

Tesla inchioda nella produzione di auto elettriche tradizionali e si appresta a investire su Intelligenza artificiale, robot, robotaxi e persino chip. L'azienda di Elon Musk cambia insomma pelle trasformandosi da Casa automobilistica a Big Tech vera e propria. Il sogno di produrre veicoli privati alla spina finirà in soffitta?

I media spesso si riferiscono al costruttore texano guidato da Elon Musk come “la casa dell’auto elettrica” o “il produttore di auto elettriche per antonomasia”. Ebbene, in piena bolla dell’auto alla spina, ha ancora senso che Tesla resti concentrata sulle vetture a batteria? Probabilmente no e i numeri con cui ha chiuso l’esercizio 2025 (primo calo annuale del fatturato, con ricavi scesi del 3% a circa 94,83 miliardi di dollari, col quarto trimestre che ha visto crollare l’utile netto del 61% a 840 milioni di dollari) sembrano rappresentare la classica spia d’allarme sul cruscotto che il guidatore non può ignorare troppo a lungo: occorre intervenire.

MENO AUTO TESLA NELLE FABBRICHE TESLA

Fino a poche ore fa investitori e appassionati del marchio speravano ancora in una accelerazione nel novero di modelli di auto nella propria scuderia, ma dato che al momento le vetture alla spina sono senza energie, Tesla ha comunicato che andrà nella direzione opposta: interromperà la vendita dei modelli flagship S e X per convertire lo spazio produttivo alla realizzazione di robot umanoidi Optimus, la cui produzione di massa non è comunque prevista prima della fine del 2026.

La notizia non è che le ammiraglie dell’autofficina di Musk siano destinate a uscire di scena: quella era nell’aria in quanto anzianità di servizio e numeri di mercato (siamo al 3 per cento delle consegne globali) lasciavano intuire che fosse ormai giunto il tempo per il pensionamento. La notizia è che i modelli S e X non avranno eredi. Letto così il piano industriale può essere sintetizzato nello slogan “meno auto elettriche e più automi”, insomma.

IL PIVOT DI MUSK

Molti analisti del resto avevano giustificato l’alto valore in Borsa conservato dalle azioni Tesla nonostante il periodo difficile vissuto sul fronte delle vendite negli autosaloni proprio perché, al netto della fiducia che si può professare nei riguardi di Musk, sotto il medesimo cappello ricadono anche gli Optimus e i robotaxi: una diversificazione delle attività che, a conti fatti, spalma il rischio e rassicura gli azionisti.

A proposito di robotaxi, naturalmente Tesla è intenzionata a presidiare il settore: il CFO Vaibhav Taneja ha previsto che le spese in conto capitale supereranno i 20 miliardi di dollari nel 2026, più del doppio rispetto agli 8,5 miliardi stanziati nel 2025, proprio perché sarà necessario finanziare nuove fabbriche per Cybercab (la cui produzione dovrebbe iniziare quest’anno) e camion Semi (sarà la volta buona dopo innumerevoli rinvii?), oltre a una possibile incursione nella produzione di chip per prevenire carenze nella catena di approvvigionamento.

Ma chip e robot non saranno i soli investimenti collaterali in vista per una azienda che sembra sempre più configurarsi come Big Tech e sempre meno Casa automobilistica: Elon Musk ha annunciato pure una svolta strategica verso l’intelligenza artificiale: Tesla investirà 2 miliardi di dollari in xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk, con l’obiettivo di integrare modelli avanzati per la guida autonoma.

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