Il commissario europeo per l’Energia Dan Jorgensen ha detto che gli eventi recenti – cioè la crisi con gli Stati Uniti sulla Groenlandia, che non fa parte dell’Unione europea ma appartiene alla Danimarca, un paese membro – sono stati un “campanello d’allarme” per il blocco. L’Unione europea, cioè, sembra non considerare più gli Stati Uniti un alleato affidabile e ha iniziato a preoccuparsi della sua dipendenza dal gas liquefatto americano, che oggi vale più del 25 per cento delle importazioni gasifere comunitarie.
L’Unione europea, comunque, non dipende dagli Stati Uniti solo per l’energia ma anche per la sicurezza, per la tecnologia, per i sistemi finanziari e per il commercio.
IN CERCA DI FORNITORI ALTERNATIVI
Il commissario Jorgensen ha spiegato che Bruxelles ha intenzione di acquistare più gas liquefatto dal Canada, dal Qatar e dal Nordafrica, e che nelle prossime settimane incontrerà alcuni potenziali fornitori. “Stiamo parlando con i paesi di tutto il mondo che sono in grado di fornirci Gnl”, ha detto mercoledì ai giornalisti a Bruxelles. “Quando parlo con i ministri dell’Energia e i capi di stato di tutta Europa, percepisco chiaramente che c’è una crescente preoccupazione”.
IL RUOLO DEL CANADA
Il Canada, mosso a sua volta dall’intenzione di diversificare la dipendenza commerciale dagli Stati Uniti, si sta presentando come un venditore fidato. Il ministro dell’Energia Tim Hogson ha garantito che “non useremo mai la nostra energia per esercitare pressioni”.
I PUNTI CRITICI DELLA PROPOSTA DI JORGENSON
Considerata l’entità delle importazioni di gas liquefatto dagli Stati Uniti, l’Unione europea potrebbe avere difficoltà a sostituire dei volumi tanto grandi in tempi brevi. Il blocco ha preso l’impegno ad azzerare le importazioni di idrocarburi russi entro il 2027. In più, soltanto la scorsa estate si è impegnato ad acquistare energia americana dal valore di 750 miliardi di dollari in tre anni.
Un maggiore affidamento al Qatar, poi – nel 2024 è valso il 4,3 per cento delle importazioni gasifere totali, contro il 16,5 per cento degli Stati Uniti -, potrebbe essere rischioso. Doha, infatti, ha già utilizzato il gas come leva geopolitica, minacciando di interrompere le forniture all’Europa se la Commissione non modificherà una legge sgradita: la Corporate Sustainability Due Diligence Directive, ovvero la direttiva sugli obblighi per la verifica della sostenibilità ambientale e sociale lungo le filiere delle grandi imprese, pena l’imposizione di una multa pari al 5 per cento del fatturato complessivo.
In una lettera firmata da Saad al-Kaabi, ministro dell’Energia qatariota nonché amministratore delegato della compagnia statale QatarEnergy, si legge che, se la direttiva in questione non verrà modificata, “lo stato del Qatar e QatarEnergy non avranno altra scelta che prendere seriamente in considerazione mercati alternativi al di fuori dell’Unione europea, che offrano un contesto commerciale più stabile e accogliente, per il nostro gas liquefatto e per altri prodotti”.






