Con un annuncio improvviso sui social, Donald Trump ha minacciato di riportare i dazi sulle merci sudcoreane al 25%, accusando Seul di non aver dato seguito abbastanza in fretta all’accordo commerciale siglato lo scorso anno dai due Paesi.
La mossa ha colto di sorpresa il governo sudcoreano e ha riacceso i timori sulle relazioni tra Washington e uno dei suoi alleati più stretti.
Al centro della disputa c’è un patto da 350 miliardi di dollari di investimenti sudcoreani negli Stati Uniti, in cambio di tariffe ridotte.
L’annuncio a sorpresa di Trump
Martedì mattina i sudcoreani si sono svegliati con la notizia che Trump vuole alzare i dazi dal 15% al 25% su auto, legname, farmaci e altri prodotti.
Come racconta il New York Times, l’annuncio ha riportato in superficie l’imprevedibilità che ha spesso caratterizzato i rapporti tra i due Paesi.
Solo pochi mesi fa, a ottobre, sembrava che la disputa fosse stata superata: Trump aveva accettato di abbassare le tariffe in cambio di massicci investimenti sudcoreani negli Usa. Ora tutto torna in discussione.
Il post del presidente
Il presidente Usa ha usato Truth Social per lanciare il messaggio, con toni decisi e senza giri di parole.
«I nostri accordi commerciali – ha scritto The Donald – sono molto importanti per l’America. In ciascuno di questi accordi, abbiamo agito rapidamente per ridurre i nostri DAZI in linea con la transazione concordata. Naturalmente ci aspettiamo che i nostri partner commerciali facciano lo stesso. Il Parlamento della Corea del Sud non sta rispettando l’Accordo con gli Stati Uniti. Poiché il Parlamento coreano non ha approvato il nostro storico accordo commerciale, che è una loro prerogativa, aumento con la presente i DAZI sudcoreani su auto, legname, farmaceutici e tutti gli altri Dazi reciproci , dal 15% al 25%».
Come sottolinea la CNN, non è ancora chiaro quando questi aumenti potrebbero entrare in vigore: la Casa Bianca non ha emesso alcun ordine esecutivo né ha fornito dettagli ufficiali.
Un legame commerciale fondamentale
Il commercio tra Stati Uniti e Corea del Sud è un pilastro per entrambe le economie, legate da un’interdipendenza che copre diversi settori.
Gli Usa sono il secondo mercato di sbocco per Seul: nel 2025 le esportazioni verso l’America hanno raggiunto quasi 123 miliardi di dollari, di cui oltre 30 miliardi solo nel settore auto, secondo i dati riportati da Reuters.
Il Guardian aggiunge che l’industria automobilistica rappresenta quasi un terzo delle vendite sudcoreane negli Stati Uniti. Hyundai, Kia e le catene di fornitura collegate dipendono pesantemente da questo canale.
Un ritorno al 25% di dazi – livello che vigeva prima dell’accordo – renderebbe i prodotti più cari e complicherebbe la vita alle aziende sudcoreane con stabilimenti o fornitori negli Usa, come spiega J. James Kim del Stimson Center al New York Times.
La risposta di Seul
Il governo di Lee Jae Myung è rimasto spiazzato, ma ha scelto di reagire con un approccio pacato alla bordata scagliata dall’alleato.
L’ufficio presidenziale ha fatto sapere di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da Washington e ha ribadito che l’accordo è un memorandum d’intesa, non un trattato che richieda una ratifica formale del Parlamento.
Nonostante questo, Seul sta correndo ai ripari: il ministro del Commercio Kim Jung-Kwan, già in Canada, partirà presto per gli Stati Uniti per incontrare il segretario al Commercio Howard Lutnick; il negoziatore capo Yeo Han-koo andrà invece a colloquio con il rappresentante commerciale Jamieson Greer.
La portavoce Kang Yoo-jung ha dichiarato che la Corea del Sud “risponderà con calma” e farà sapere chiaramente di essere determinata a rispettare l’accordo.
Sul fronte interno, il partito Democratico al governo ha chiesto collaborazione con l’opposizione per approvare in fretta i cinque disegni di legge pendenti che servono a sbloccare gli investimenti in America, come spiega l’Associated Press.






