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ordine mondiale

Il nuovo disordine mondiale non promette niente di buono

Nella nuova stagione geopolitica inaugurata da Trump a suon di dichiarazioni incendiarie, assistiamo al sorpasso del vecchio ordine mondiale. Il taccuino di Guiglia.

Godiamocelo ancora per un po’, perché rischia di passare presto di moda l’importante vertice inter-governativo fra Italia e Germania che si è svolto a Roma, protagonisti la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, con uno stuolo di rispettivi ministri al seguito e la cooperazione strategica rafforzata con tanto di protocollo e piano d’azione. La collaborazione italo-tedesca è un interesse nazionale e allo stesso tempo europeo in ogni ambito, dall’economico in giù.

Ma nella nuova stagione geopolitica inaugurata da Donald Trump non più a colpi di accordi dibattuti e firmati tra interlocutori alla pari, bensì a suon di dichiarazioni incendiarie – le sue -, di imposizioni di imposte (i dazi da lui distribuiti e sospesi, minacciati o rilanciati nel mondo), di organismi nuovi di zecca creati a immagine e somiglianza della Casa Bianca, assistiamo al sorpasso del vecchio ordine mondiale.

Che era fondato sul diritto, sulla diplomazia, sulla capacità dei governi e delle istituzioni di incidere secondo regole accettate dai più.

Invece il futuro in cui ci sta gettando il presidente degli Stati Uniti prevede che sul conflitto alle porte della casa europea se la vedano solo in tre: naturalmente lui, rappresentato nei negoziati più da amici e gente d’affari che non da esperti della materia, l’aggressore Vladimir Putin libero di mandare chi vuole e, ultimi in tutti i sensi, gli ucraini aggrediti.

Purché essi accettino il diktat russo di cedere il Donbass (più altre richieste di resa), come si discute nel trilaterale di Abu Dhabi. Quasi un club esclusivo, dove Trump comanda quasi da ventriloquo di Putin e dove gli europei non sono graditi.

Lo stesso approccio del “qui si fa quel che voglio io” è stato trasposto sulla crisi in Medio Oriente, dove il “Consiglio di pace” appena nato a Davos, in Svizzera, inventato e padroneggiato da Trump e aperto – a pagamento – a chi ci sta, dittatori compresi (invitati Russia e Cina, “no, grazie” dall’Europa quasi al completo, frenata dell’Italia inclusa), dovrebbe realizzare ciò in cui l’impotente Onu ha fallito: la convivenza pacifica tra Israele e palestinesi. All’insegna della ricostruzione di Gaza, giusto per sottolineare il prevalente aspetto affaristico nel nuovo metodo privato per risolvere le pubbliche contese.

Per fortuna Trump ha rinunciato ad annettersi la Groenlandia. Anche per la ferma e dignitosa risposta – per una volta lo si può dire – dell’Unione europea.

Il nuovo disordine mondiale non promette niente di buono. E poi fra tutti i Paesi e le personalità che il presidente statunitense ha attaccato con rude sincerità – virtù che non gli manca -, a un uomo soltanto ha risparmiato contumelie nel suo insultante giro dell’universo: Putin.

In quattro anni della guerra scatenata da Mosca contro l’Ucraina, Trump non ha dedicato neanche un buffetto all’amico Vladimir.

Tale convergenza parallela rende ancor più preoccupante il nuovo che avanza a livello internazionale. E rende ancor più rilevante il ruolo della nostra cara e “vecchia” Europa.

(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
www.federicoguiglia.com

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