Un pacchetto da 300 milioni di euro per potenziare le imprese italiane nel primo mercato extra-Ue, ovvero gli Stati Uniti. È quanto previsto dalla “Misura Stati Uniti” attivata da Simest, la società del gruppo Cdp. L’iniziativa, integrata nel Piano d’Azione per l’Export della Farnesina, mette a disposizione 100 milioni di euro per investimenti in equity e 200 milioni in finanza agevolata con un tasso dello 0,3%.
A fronte di un export cresciuto del 3,1% nei primi undici mesi del 2025, il piano punta a consolidare la competitività del made in Italy attraverso rimborsi estesi a 8 anni, anticipi di liquidità al 50% e l’imminente apertura di una sede Simest a New York nel mese di marzo.
COSA PREVEDE LA “MISURA STATI UNITI”
Il Gruppo Cdp, attraverso Simest, ha dato il via alla “Misura Stati Uniti”, un pacchetto di interventi da 300 milioni di euro volto a consolidare la presenza delle imprese italiane negli Stati Uniti. L’iniziativa, operativa dal 14 gennaio, si colloca all’interno del Piano di azione per l’Export della Farnesina, in coordinamento con il ministero degli Affari esteri e Cassa depositi e prestiti.
La strategia, fa sapere Simest, risponde a un trend di crescita delle esportazioni italiane verso gli Usa che, secondo i dati riportati dal Corriere, hanno registrato un +3,1% nei primi undici mesi del 2025. Per supportare direttamente le aziende sul territorio, la società del Gruppo Cdp ha annunciato l’apertura di un ufficio a New York nel mese di marzo. “Dobbiamo tornare a un clima di fiducia, il made in Italy è forte, anche dopo i dazi. E per seguire meglio le nostre imprese, a marzo apriremo un ufficio dedicato a New York”, ha detto in un’intervista al Corriere la Ceo e Dg di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
STRUMENTI DI EQUITY E SVILUPPO DELLE FILIERE
Una quota di 100 milioni di euro è riservata all’ingresso di Simest nel capitale delle sussidiarie americane, con l’obiettivo di favorire insediamenti diretti o joint venture. Questo strumento, che prevede anche una riserva specifica per startup e Pmi innovative, ha già generato un interesse immediato con operazioni in fase di analisi che coinvolgono diversi settori strategici, dalla meccanica all’energia. Sulle modalità di intervento, Corradini D’Arienzo ha specificato: “[Con questa modalità] diventiamo soci fino al 49% fino a 8 anni, con la guida che resta all’imprenditore. Abbiamo già richieste per 16 operazioni, 8 sono acquisizioni e 7 provengono dal Mezzogiorno, si va dal food e beverage all’energia, dalla meccanica alle infrastrutture. In tutto valgono per ora 115 milioni. Di queste 16 aziende, la filiera collegata supera le 500 imprese”.
FINANZA AGEVOLATA E INCENTIVI PER IL SUD
Il secondo pilastro della misura mette a disposizione 200 milioni di euro per finanziamenti a tasso agevolato destinati a progetti di investimento e rafforzamento patrimoniale. Le condizioni offerte sono sensibilmente migliorative rispetto agli standard geografici ordinari, includendo tassi d’interesse ridotti e contributi a fondo perduto che premiano in modo particolare le aziende operative nel Mezzogiorno. In merito ai vantaggi tecnici, la Ceo ha sottolineato: “I finanziamenti sono di 8 anni, rispetto ai 6 concessi nelle altre aree geografiche: diamo subito il 50% della liquidità richiesta e l’80% dell’importo richiesto può essere usato come rafforzamento patrimoniale. Lo strumento è disponibile anche per chi ancora non esporta”.
COSA DICONO I DATI E QUAL È L’IMPATTO SUL SISTEMA PAESE
Secondo Corradini D’Arienzo, l’accoglienza della misura è stata immediata, con circa 1.800 richieste pervenute alla piattaforma Simest solo nel primo giorno di attività. Inoltre, i dati degli scorsi anni riportati dal Corriere confermano l’accelerazione dell’interesse per gli Usa: negli ultimi quattro anni, il valore delle partecipazioni Simest in aziende con sede negli Stati Uniti è cresciuto del 53%, passando dai 114 milioni del 2020 ai 174 milioni del 2024 (38 operazioni totali).
Di queste operazioni, il 42% riguarda piccole imprese, il 32% medie e il 26% grandi. Nel solo 2024, le politiche di Simest hanno generato un impatto dello 0,5% sul Pil nazionale e contribuito alla creazione di 130.000 posti di lavoro.
Nonostante l’insicurezza geopolitica, secondo Corradini D’Arienzo, “ci sono tanti Paesi che crescono e hanno voglia di made in Italy e gli Usa sono tra questi”.
CASI AZIENDALI E SETTORI COINVOLTI
Come ricordato dal Corriere, già diverse realtà italiane hanno sfruttato il supporto di Simest per espandersi oltreoceano e superare le barriere logistiche e relative ai dazi. Tra gli investimenti più significativi figurano i 10 milioni di euro destinati all’espansione di QC Terme a Manhattan e gli 8 milioni per l’acquisizione di un sito produttivo in California da parte del Gruppo Polenghi. Anche aziende come Friem (conversione energetica) e Vetagro (additivi per mangimi) hanno beneficiato di interventi in equity.
“Nel secondo trimestre di quest’anno abbiamo altri cinque o sei progetti di partecipazione in cantiere negli Stati Uniti”, ha detto Vera Veri, responsabile degli Investimenti partecipativi di Simest, la quale ha aggiunto: “C’è stata un’accelerazione delle richieste negli ultimi sei mesi, proporzionale all’incertezza determinata dalla situazione geopolitica. Sono soprattutto piccole e medie aziende, con ricavi fra i 50 e i 200 milioni, già internazionalizzate, a controllo familiare o partecipate dai fondi”.



