Ikea, azienda svedese di mobili e arredamento per la casa, ha intenzione di raddoppiare i suoi investimenti in India, portandoli a 2,2 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni: l’obiettivo è di aprire più negozi e di accrescere i fornitori locali.
Ikea è in India da relativamente poco tempo: il primo punto vendita è stato aperto nel 2018 a Hyderabad, nella parte meridionale del paese, ma la società ha fatto sapere che inizierà ad accettare ordinazioni online in altre quattro città – tra cui Chennai, un centro molto popoloso – dove non ha ancora una presenza fisica.
I PIANI DI IKEA PER L’INDIA
Intervistato da Reuters, l’amministratore delegato di Ikea India, Patrik Antoni, ha riconosciuto che l’India “non è ancora un grande mercato per Ikea, ma è molto forte la convinzione” che lo diventerà. Nei dodici mesi precedenti ad agosto 2025 le vendite dell’azienda nel paese sono cresciute del 6 per cento a 18,6 miliardi di rupie (poco più di 200 milioni di dollari): l’obiettivo è di quadruplicarle, anche attraverso l’aumento dei punti vendita da sei a trenta.
Attualmente, l’online vale oltre il 30 per cento delle vendite totali di Ikea in India, che intende portare la quota al 40 per cento.
I DAZI DI TRUMP
Negli ultimi anni molti grandi marchi – dalla giapponese Asics, che realizza articoli sportivi, alla statunitense Apple, che progetta smartphone e altri dispositivi elettronici – hanno delocalizzato le loro operazioni manifatturiere in India per trarre vantaggio dai bassi costi di produzione.
La decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di alzare i dazi sulle importazioni dall’India fino al 50 per cento potrebbe però aver scombinato i piani di alcune di queste imprese, ma non – stando ad Antoni – quelli di Ikea, la cui base principale rimane l’Europa.
PERCHÉ LE BIG TECH (E NON SOLO) PUNTANO SULL’INDIA
A proposito di Apple, l’India sta diventando la sua nuova base manifatturiera: già oggi quasi un iPhone su cinque viene assemblato nel paese, ed entro il 2026 la società vuole realizzare lì tutti gli smartphone destinati al mercato statunitense.
Anche un’altra grande compagnia tecnologica tecnologica americana sta puntando parecchio sull’India: non per farne una “fabbrica” di dispositivi elettronici, però, bensì un centro di calcolo per l’intelligenza artificiale. Si tratta di Google, che lo scorso ottobre ha annunciato un investimento di 15 miliardi di dollari in cinque anni per realizzare un data center per l’intelligenza artificiale nello stato indiano di Andhra Pradesh, nella parte meridionale della nazione.
Anche Amazon e Microsoft hanno investito cifre miliardarie nella costruzione di centri dati in India. La scelta di questo paese non è casuale: l’India è lo stato più popoloso al mondo e offre un vasto mercato per la cosiddetta “economia digitale”, con quasi un miliardo di utenti Internet. Google, in particolare, considera l’India un mercato strategico, sia per la diffusione degli smartphone con sistema operativo Android (di cui è proprietaria) e sia perché nessun altro paese al mondo conta più utenti su YouTube.
Anche Tesla, la casa automobilistica di Elon Musk specializzata in veicoli elettrici, ha sempre mostrato grande interesse per l’enorme mercato indiano. Con quasi un miliardo e mezzo di abitanti, si capisce perché pure Ikea intenda puntare sull’espansione della sua presenza in India.



