LA POSIZIONE DI VON DER LEYEN SU TRUMP E NON SOLO
“La priorità è dialogare, non lanciarsi in un’escalation, ed evitare l’imposizione di dazi”, ha detto ieri un portavoce della Commissione, interrogato sulla possibilità di usare lo strumento anti coercizione o una ritorsione commerciale per rispondere alle minacce di Donald Trump sulla Groenlandia. “Se i dazi minacciati dovessero essere imposti, l’Ue ha strumenti a sua disposizione ed è pronta a rispondere”, ma “la nostra priorità è il dialogo, non l’escalation”, ha ribadito il portavoce. “A volte la forma di leadership più responsabile è la moderazione, e una leadership responsabile è ciò che la presidente von der Leyen e in generale l’Ue nel suo complesso rappresentano”. Von der Leyen vuole evitare una guerra commerciale con Trump. La paura di danni economici auto inflitti prevale, come era accaduto un anno fa al momento di decidere la risposta ai primi dazi di Trump. Anche questa volta von der Leyen vuole procedere giorno per giorno. Non è convinta che la minaccia di Trump sia credibile. Von der Leyen ritiene che il presidente americano non si possa permettere di danneggiare la sua economia, già fragile, in un anno di elezioni di metà mandato.
VOMN DER LEYEN SNOBBA MACRON E SEGUE LA LINEA MERZ-MELONI
La Commissione non avvierà un’indagine sulle minacce di Trump per attivare lo strumento anti coercizione, il cosiddetto “bazooka” dell’Ue per rispondere all’uso del ricatto economico per danneggiare la sovranità europea. Diversi suoi funzionari ci hanno detto che “non c’è maggioranza qualificata” tra gli Stati membri per sostenere il ricorso al “bazooka”. Il problema non è tanto “giuridico” (determinare se c’è coercizione da parte di Trump), ma politico (un consenso tra i grandi Stati membri sull’attivazione dello strumento anti coercizione). Effettivamente Ursula von der Leyen ha scelto la linea di Friedrich Merz e Giorgia Meloni, snobbando Emmanuel Macron. I leader di Germania e Francia hanno detto chiaramente di voler evitare un’escalation, anche se è minacciata la sovranità della Danimarca. Il cancelliere tedesco ieri ha chiesto una risposta “equilibrata” a Trump per evitare una guerra commerciale.
IL TENTATIVO FALLITO DI MACRON
Emmanuel Macron ieri aveva inviato a Berlino il suo ministro delle Finanze, Roland Lescure, per assicurarsi il sostegno della Germania alla linea dura di fronte a Trump. La risposta del ministro delle Finanze tedesco, il socialdemocratico Lars Klingbeil, è stata positiva. I due hanno pubblicato una dichiarazione particolarmente dura. “Germania e Francia sono unite. Non ci lasceremo ricattare”, ha detto Klingbeil. “Ci sarà una risposta europea unita e chiara alle minacce di dazi del presidente Trump e ora stiamo preparando contromisure decisive con i nostri partner europei”. Lescure e Klingbeil hanno concordato la sospensione della ratifica da parte del Parlamento europeo dell’accordo raggiunto con Trump la scorsa estate (che prevede l’azzeramento dei dazi per i prodotti americani), una potenziale ritorsione sui 93 miliardi di importazioni dagli Stati Uniti e la possibilità di usare lo strumento anti coercizione. Ma tutto questo era prima che parlasse Friedrich Merz. “La Francia è colpita dai dazi americani in misura diversa dalla nostra”, ha detto il cancelliere, spiegando che Macron vuole “reagire un po’ più duramente di noi” alle minacce di Trump.
(Estratto dal Mattinale Europeo)




