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A Trump serve davvero comprare la Groenlandia per lo scudo missilistico Golden Dome?

Trump ha presentato l’acquisizione della Groenlandia come una questione di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sostenendo che il controllo dell’isola sia strategico per la difesa e vitale per il progetto di scudo missilistico “Golden Dome”. Ecco cosa sostengono gli esperti.

Donald Trump vuole comprare la Groenlandia perché l’isola è “vitale” per lo sviluppo del Golden Dome.

Se i cambiamenti climatici stanno trasformando l’Artico, aprendo nuove rotte commerciali vicino al Nord America, e in questo scenario la Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, si colloca in una posizione strategica, il presidente degli Stati Uniti ambisce alla proprietà dell’isola non per mera opportunità, ma in nome della difesa e della sicurezza nazionale.

È quanto ha dichiarato per la prima volta Trump la scorsa settimana sostenendo in modo esplicito che la Groenlandia è essenziale per garantire la massima efficacia del Golden Dome, il progetto di scudo missilistico annunciato un anno fa.

Una dichiarazione che ha spiazzato la Danimarca, di cui la Groenlandia è un Territorio speciale, gli altri paesi europei e gli stessi vertici della Nato.

Ma gli esperti di sicurezza hanno ampiamente sostenuto che l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è necessaria per affrontare le preoccupazioni relative alla sicurezza nazionale.

La base spaziale Pituffik in Groenlandia, già gestita dall’esercito statunitense, potrebbe ospitare l’infrastruttura del Golden Dome, senza alcun bisogno di invadere l’isola.

Tutti i dettagli.

IL POST DEL PRESIDENTE TRUMP

“Gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia per motivi di sicurezza nazionale”, ha dichiarato Trump in un post su Truth Social mercoledì, mentre funzionari danesi e groenlandesi arrivavano a Washington per colloqui volti a scongiurare uno scontro tra alleati della Nato. L’isola ricca di minerali, ha scritto Trump, “è vitale per il Golden Dome che stiamo costruendo”.

COS’È IL GOLDEN DOME

Nel primo giorno di Pete Hegseth come segretario alla Difesa e pochi giorni dopo il suo ritorno alla Casa Bianca a gennaio, il 27 gennaio 2025 il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per introdurre un nuovo sistema antimissile, denominato inizialmente American Iron Dome. Ispirato al sistema di difesa aerea Iron Dome di Israele, Trump aveva scritto nell’ordine esecutivo che il nuovo sistema di difesa missilistica americano deve essere in grado di affrontare “La minaccia di attacchi con missili balistici, ipersonici e da crociera, e altri attacchi aerei avanzati”, perché “rimane la minaccia più catastrofica che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare”.

Il progetto “Golden Dome” riecheggia il fallito programma “Star Wars” del presidente Ronald Reagan, criticato per essere eccessivamente ambizioso e per aver distolto fondi da altre priorità nazionali.

LE TECNOLOGIE PREVISTE

Cosa cambia oggi da allora? “La tecnologia non c’era. Ora c’è”, aveva spiegato il numero uno del Pentagono Hegseth insistendo sul fatto che “Proteggeremo la patria da missili da crociera, missili balistici, missili ipersonici, droni, siano essi convenzionali o nucleari”. Trump ha affermato che il sistema sarà composto da tecnologie di “nuova generazione” per terra, mare e spazio, inclusi sensori e intercettori spaziali.

I DUBBI SULL’EFFETTIVA FATTIBILITÀ

Inoltre, il progetto coinvolgerebbe anche un sistema di satelliti, alcuni in grado di tracciare i missili e altri in grado di sparare proiettili per abbatterli. Anche se alcuni esperti dissentono. A distanza di mesi, il Golden Dome è ancora in fase di progettazione, afferma lo storico Andrew Gawthorpe, esperto di politica estera statunitense presso l’Università di Leida nei Paesi Bassi, ripreso da France24.

“A questo punto, il progetto è del tutto ipotetico”, sottolinea. “Non hanno ancora assegnato un singolo contratto governativo per svilupparlo effettivamente”.

LE RISORSE

Lo scorso maggio il presidente Trump ha presentato il progetto “Golden Dome” per iniziare la costruzione del nuovo e sofisticato scudo missilistico in grado di intercettare le minacce provenienti dallo spazio, stimando un costo di circa 175 miliardi di dollari e la sua operatività entro tre anni.

Al momento il Congresso ha stanziato 24,4 miliardi di dollari per coprire le spese della progettazione e dei primi test. Secondo il Congressional Budget Office saranno necessarie invece oltre 500 miliardi di dollari.

IL RUOLO STRATEGICO DELLA GROENLANDIA

E ora torniamo alla questione di partenza: cosa c’entra la Groenlandia con questo progetto di difesa missilistica?

L’isola, nonostante la popolazione ridotta, occupa una posizione centrale nell’architettura di difesa aerea statunitense e della Nato, trovandosi lungo la rotta di volo più breve tra Mosca e Washington.

Dal punto di vista geografico, la Groenlandia dista circa 3.200 chilometri sia da Washington sia da Mosca, un dato frequentemente richiamato dagli analisti per spiegare la sua rilevanza strategica. Questa collocazione rende l’isola un punto di passaggio naturale per eventuali traiettorie di missili balistici diretti verso il Nord America.

Un luogo dunque strategico, ma di cui gli Stati Uniti possono già disporre.

IL RUOLO DELLA BASE DI PITUFFIK

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Washington mantiene infatti personale militare presso la base spaziale di Pituffik, situata sulla costa settentrionale della Groenlandia. La base, la più a nord tra quelle americane, si trova a circa 1.450 chilometri dal Polo Nord, ospita circa 150 soldati ed è un nodo chiave del sistema di allerta precoce missilistico di Washington, con il compito di monitorare possibili minacce aeree in arrivo.

Come sottolinea il Telegraph, se la Russia o la Cina lanciassero un missile balistico contro gli Stati Uniti, la sua traiettoria probabilmente attraverserebbe direttamente la Groenlandia, motivo per cui il ruolo principale del personale di Pituffik è quello di scrutare il cielo alla ricerca di minacce aeree in arrivo.

DAL PICCO DELLA GUERRA FREDDA ALLA RIDUZIONE DELLA PRESENZA USA

La presenza militare statunitense sull’isola si è ridotta in modo significativo dopo la Guerra Fredda. Secondo dati storici, nel periodo di massimo impegno Washington disponeva di 17 installazioni e circa 15.000 soldati in Groenlandia. Questo dispositivo era regolato da un accordo del 1951 tra Stati Uniti e Danimarca, che Copenaghen considera tuttora valido.

IL QUADRO GIURIDICO

Pertanto, la Danimarca ribadisce la validità tutt’oggi di questo accordo. Nulla impedisce a Trump di inviare altri soldati in Groenlandia senza la necessità di acquisire l’isola.

Questo include l’ospitalità di qualsiasi risorsa che possa contribuire al progetto statunitense Golden Dome.

IL COMMENTO DEGLI ESPERTI

Con la maggior parte degli assetti del Golden Dome situata sopra la Terra, Liviu Horovitz, esperto di difesa presso la Stiftung Wissenschaft und Politik, afferma di “non avere idea del perché Trump pensi di aver bisogno della Groenlandia per costruire questo sistema di difesa”, riporta ancora France24.

vero è che le infrastrutture terrestri farebbero comunque parte dello scudo missilistico, in particolare per scopi di comunicazione e per ospitare alcuni lanci di intercettori. Il Pentagono ha già mappato le potenziali posizioni per la realizzazione dell’infrastruttura terrestre del Golden Dome, e la Groenlandia non figura nell’elenco, sottolinea la testata.

“Lo Stato di New York è stato identificato come sede ideale per la base intercettrice sulla costa orientale degli Stati Uniti”, ha osservato Horovitz. Il Pentagono ha stanziato infatti 25 milioni di dollari per sviluppare una base intercettrice presso la base militare di Fort Drum, nel nord dello Stato di New York, non lontano dal confine canadese.

Posizionata più a nord e più vicina alla Russia, la Groenlandia ha un potenziale vantaggio rispetto a Fort Drum, spiega Matthew Powell, specialista di difesa aerea presso l’Università di Portsmouth, osservando che “potrebbe consentire una risposta leggermente più rapida per rilevare e intercettare i missili”, in particolare se lanciati dal suolo russo.

Resta il fatto che, per realizzare una base del Golden Dome in Groenlandia, il presidente degli Stati Uniti non ha bisogno di acquisire la proprietà dell’isola: sarebbe sufficiente attenersi ai trattati internazionali.

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