La compagnia di trasporto marittimo Maersk ha detto di voler aumentare l’utilizzo dell’etanolo come carburante per le sue imbarcazioni, in modo da ridurre le sue emissioni di gas serra e contemporaneamente mitigare la dipendenza dalla Cina.
IL PROBLEMA CON LA DECARBONIZZAZIONE DEL TRASPORTO MARITTIMO
Il trasporto marittimo è fondamentale per il commercio internazionale, dato che oltre l’80 per cento delle merci globali si sposta proprio su nave, ed è responsabile del 3 per cento delle emissioni umane di gas serra, un livello pressoché uguale a quello dell’aviazione. Ma la decarbonizzazione dell’industria dello shipping è complicata dal fatto che non esistono tecnologie pronte in grado di sostituire i combustibili fossili per l’alimentazione di petroliere, portacontainer o portarinfuse: le batterie, ad esempio, non sono adatte.
Tra i cosiddetti “carburanti puliti” per le navi, il più diffuso è il metanolo, che viene prodotto dall’elettricità e rilascia CO2 quando viene bruciato, ma si tratta di carbonio prelevato dall’aria o dagli scarti organici: il suo impatto emissivo, dunque, può essere complessivamente neutro. Il metanolo, in media, è più costoso degli idrocarburi e il paese che ne produce in maggiori quantità è la Cina.
MAERSK VUOLE L’ETANOLO
L’amministratore delegato di Maersk, Vincent Clerc, ha detto però che la società danese intende utilizzare un green fuel diverso, l’etanolo: i maggiori produttori sono gli Stati Uniti e il Brasile, che lo ricavano dal mais o dallo zucchero.
L’etanolo, in breve, si ottiene per via “biologica”, dalla fermentazione degli zuccheri e contiene carbonio, oppure per via sintetica, dall’etilene. Può essere utilizzato nelle automobili dotate di motore endotermico, miscelato alla benzina in varie proporzioni, e anche in ambito marittimo, garantendo un “bilancio carbonico” complessivamente neutro, in quanto la CO2 emessa è la stessa che viene assorbita all’origine dalle piante utilizzate per produrlo.
MAERSK VUOLE COMPIACERE TRUMP
Riferendosi alla decarbonizzazione del trasporto marittimo, Clerc ha detto che “se tutti i vantaggi fossero solo per la Cina [in quanto maggiore produttrice di metanolo, ndr], alcuni paesi si opporrebbero. Ma se i vantaggi fossero distribuiti in modo più equo, allora più paesi lo sosterrebbero… Questo renderebbe la transizione verde qualcosa di cui più paesi potrebbero vedere i vantaggi”.
Lo scorso ottobre gli Stati Uniti si sono opposti a un regolamento delle Nazioni Unite per la riduzione delle emissioni del trasporto marittimo. Ecco perché il capo di Maersk ha scelto l’etanolo e ha parlato dell’importanza di distribuire i “vantaggi” della decarbonizzazione: la produzione di etanolo dal mais è fondamentale per gli agricoltori statunitensi, un segmento elettorale generalmente vicino al presidente Donald Trump; inoltre, i produttori americani di etanolo hanno bisogno di nuovi mercati perché la diffusione delle auto elettriche sta riducendo la domanda di questo alcol per la miscelazione con la benzina.
I TEST
Maersk ha detto di aver iniziato, lo scorso ottobre, a collaudare l’uso dell’etanolo per l’alimentazione della sua nave portacontainer Laura: prima con una miscela di etanolo al 10 per cento e metanolo al 90 per cento, poi – da dicembre – con una ripartizione 50-50. L’obiettivo ultimo sarà raggiungere un’alimentazione all’etanolo al 100 per cento.
IL DOMINIO DELLA CINA SUL METANOLO
Quanto al metanolo, Clerc ha detto che “in generale, è preoccupante che ci sia un solo paese in grado di produrre l’energia del futuro. Oggi sembra che la Cina sia di gran lunga il produttore più competitivo di metanolo verde. Non tutte le nostre navi vanno in Cina, non tutte le nostre navi possono dipendere dall’energia proveniente dalla Cina”.
Al momento, tuttavia, non ci sono alternative: la società energetica danese Orsted avrebbe dovuto realizzare un grande impianto di e-metanolo in Svezia, ma ha abbandonato i piani nel 2024.



