Il Brasile sta pensando di sfruttare i suoi vasti giacimenti di terre rare come una leva negoziale per raggiungere un’intesa commerciale e politica con gli Stati Uniti.
I RAPPORTI TRA STATI UNITI E BRASILE, IN BREVE
Lo scorso agosto l’amministrazione di Donald Trump aveva imposto dazi doganali al 50 per cento su una serie di prodotti fondamentali per l’economia brasiliana – come la carne di manzo e il caffè – nel tentativo di fermare il processo contro l’ex-presidente Jair Bolsonaro, ideologicamente vicino alla Casa Bianca.
Successivamente, la Casa Bianca ha fatto un passo indietro, cancellando buona parte delle tariffe: merito dell’impegno diplomatico del presidente brasiliano Lula, ma a pesare sulla decisione è stato innanzitutto l’aumento dei prezzi per i consumatori negli Stati Uniti. Bolsonaro è stato poi condannato a ventisette anni di carcere per tentato colpo di stato.
UN ACCORDO SULLE TERRE RARE?
Brasilia, comunque, vorrebbe ottenere la rimozione totale dei dazi americani sulle proprie esportazioni. Per raggiungere l’obiettivo, il governo di Lula sta valutando di concludere con Washington un accordo sulle terre rare, consapevole dell’importanza che questi metalli rivestono per gli Stati Uniti.
Le terre rare sono un gruppo di diciassette elementi utilizzati in tanti settori critici – dalla difesa all’energia, dall’elettronica all’automotive – di cui la Cina controlla l’estrazione, la raffinazione e la trasformazione in magneti con delle quote che vanno dal 70 all’85-90 per cento del totale globale. Pechino, in particolare, è l’unico paese a disporre di capacità di lavorazione su vasta scala delle terre rare pesanti, un sottogruppo.
Attualmente, gli Stati Uniti dipendono dalla Cina per l’80 per cento delle loro importazioni di terre rare: si tratta di una vulnerabilità critica, che la precedente amministrazione di Joe Biden e quella attuale di Trump vogliono risolvere attraverso lo sviluppo di catene di approvvigionamento alternative – posizionate in paesi alleati o affini – e di una filiera nazionale.
LE TERRE RARE DEL BRASILE
Il Brasile possiede le seconde riserve di terre rare più vaste al mondo, il 23 per cento del totale globale. Nella classifica internazionale è preceduto soltanto dalla Cina – nettamente al primo posto – e seguito invece, a distanza, da India, Australia, Russia e Vietnam, poi Stati Uniti e Groenlandia.
LE RIVELAZIONI DEL FINANCIAL TIMES
“Il governo brasiliano è aperto a un accordo sui minerali critici”, ha dichiarato una fonte al Financial Times.
Stando al quotidiano, Stati Uniti e Brasile hanno iniziato a discuterne sul finire del 2025: l’incaricato d’affari Gabriel Escobar (il principale diplomatico americano nel paese) ha incontrato i rappresentati dell’associazione mineraria brasiliana e di alcune aziende del settore; ci sono stati dei colloqui tra il dipartimento del Commercio di Washington e il ministero del Commercio di Brasilia e le trattative sono proseguite anche durante un evento sui minerali critici a Washington, lo scorso dicembre.
A questo evento, ha riportato il Financial Times, “c’erano persone provenienti dai dipartimenti del Commercio, di Stato, della Difesa e dell’Energia, due o tre rappresentanti per ciascuno. Erano molto interessati e hanno detto che stanno stipulando accordi con altri paesi latinoamericani in materia di terre rare”.
In un’altra occasione, il ministero del Commercio brasiliano ha dichiarato che “il dibattito sulla cooperazione nel settore delle terre rare fa parte del dialogo economico tra Brasile e Stati Uniti”.
UN ACCORDO IMMINENTE?
Christopher Garman, analista del rischio politico presso la società di consulenza Eurasia, ha detto di aspettarsi l’annuncio di un accordo sui minerali critici tra l’America e il Brasile a breve: ci sarebbe “circa il 75 per cento di probabilità che entro il primo trimestre si concluda un accordo di qualche tipo”.
Ha aggiunto che per gli Stati Uniti “affrontare la questione dei minerali critici e delle terre rare è una priorità assoluta, perché il rapporto con la Cina è stato il più grande errore di valutazione dell’amministrazione Trump durante l’intero mandato, e lui vuole un accordo”.
A suo dire, un patto del genere sarebbe vantaggioso per entrambe le parti. Tuttavia, le tensioni diplomatiche sul Venezuela – Lula ha condannato l’intervento americano e la cattura del presidente Nicolas Maduro – potrebbero ritardarne l’attuazione, “ma non lo faranno deragliare”.
FINANZIAMENTI PUBBLICI
L’eventuale accordo sui minerali critici tra gli Stati Uniti e il Brasile potrebbe ricalcare quello siglato da Washington con l’Australia lo scorso ottobre, che prevede investimenti congiunti da 3 miliardi di dollari in sei mesi.
Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti sono disposti a finanziare con risorse pubbliche i progetti minerari brasiliani tramite agenzie come l’Export-Import Bank e l’International Development Finance Corporation.
IL PRESTITO AL PROGETTO DI SERRA VERDE
L’amministrazione Trump sta già sostenendo economicamente alcune iniziative estrattive in Brasile. Ad agosto, per esempio, la International Development Finance Corporation ha fornito un prestito di 465 milioni al gruppo svizzero Serra Verde per lo sviluppo della miniera di terre rare di Pela Ema, l’unica attiva nella nazione.
La stessa istituzione, inoltre, ha finanziato con 5 milioni lo studio di fattibilità di un altro progetto sulle terre rare pesanti: si trova nello stato brasiliano di Goias ed è portato avanti dalla società canadese Aclara Resources, che conta di avviare la produzione entro la metà del 2028.
LE DIFFICOLTÀ
Nonostante il potenziale, il Financial Times fa notare come lo sviluppo effettivo delle risorse brasiliane di terre rare sia complicato dalla burocrazia, dalla lunghezza dei processi autorizzativi (la miniera di Serra Verde ha impiegato quindici anni per entrare in attività) e dalla scarsità di finanziamenti locali.
D’altra parte, solo il 30 per cento del territorio nazionale è stato adeguatamente mappato dal punto di vista mineralogico, quindi le risorse potrebbero rivelarsi anche superiori alle stime attuali.
IL RUOLO DELL’UNIONE EUROPEA
Gli Stati Uniti non sono gli unici interessati alle risorse minerarie del Brasile: giusto pochi giorni la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha fatto sapere che Bruxelles e Brasilia stanno negoziando un accordo sulle materie prime critiche che prevedrà investimenti congiunti sul litio, sul nichel e sulle terre rare.






