Dopo Audi, anche Porsche ha dovuto certificare le difficoltà riscontrate nel corso del 2025, uno dei suoi anni più difficili. Il marchio tedesco di auto sportive nel corso dei 12 mesi appena archiviati ha visto le consegne bloccarsi a quota 279.449 auto ai clienti di tutto il mondo: rispetto alle 310.718 unità dell’anno precedente, la flessione è risultata perciò del 10%.
PORSCHE NON SMETTE DI INCHIODARE IN CINA
Esattamente come l’altro marchio premium nel portafogli di Volkswagen, ovvero Audi, anche Porsche deve il crollo delle vendite alle difficoltà riscontrate nel principale mercato mondiale, ovvero in Cina dove l’inchiodata è stata pari al 26% con appena 41.938 unità consegnate.
Per avere un secondo termine di paragone, nel 2021 aveva immatricolato nel Paese asiatico oltre 95mila vetture: in soli quattro anni il marchio ha più che dimezzato le vendite. L’erosione è stata progressiva e inesorabile se si pensa che già nel 2023 la Casa di Stoccarda era scesa a 79mila unità per poi arrivare a 56.887 auto nel 2024.
LA CONFESSIONE DEL TOP MANAGER TEDESCO
Non è dunque una novità per Zuffenhausen che da tempo, viste le difficoltà riscontrate in Cina, ha iniziato una serie di manovre volte a risparmio. Tra queste la chiusura di concessionarie e il licenziamento del 33 per cento della forza lavoro, così come annunciato nel 2024.
Nell’ultimissimo periodo Porsche ha anche programmato di sbarazzarsi dei 200 punti di ricarica per auto elettriche presenti nel Dragone mentre top manager che segue le operazioni nel Paese, Alexander Pollich, ammetteva la schiacciante superiorità delle rivali autoctone: “Il loro ritmo – ha dichiarato alla stampa tedesca – è mozzafiato”.
E POI C’È LA FORTE FRENATA IN PATRIA
Negativi pure i dati di vendita riferiti al mercato tedesco. In Germania le consegne sono state 29.968, con una flessione del 16%, evidente segnale che la “locomotiva d’Europa” è alle prese con una inedita crisi industriale che frena pure i consumi. Male pure nel resto del Vecchio continente, che con 66.340 auto sportive immatricolate totalizza una flessione di poco inferiore, al 13%.
LE INCOGNITE DEI DAZI DI TRUMP
La sola notizia positiva per Porsche è anche quella che le getta il maggior numero di interrogativi davanti al parabrezza: attualmente, infatti, solo il Nord America resta la regione che, con 86.229 veicoli consegnati (un dato stabile rispetto all’anno precedente) vede il marchio sportivo correre ancora.
“Porsche probabilmente ha beneficiato di un’anticipazione delle immatricolazioni negli Stati Uniti per mitigare l’impatto dei dazi”, hanno spiegato dalla Casa automobilistica. Il problema, però, è che proprio come Audi, neanche Porsche ha siti produttivi negli Stati Uniti, risultando quindi esposta ai balzelli statunitensi voluti da Donald Trump. Balzelli doganali che si prevede costeranno all’azienda circa 700 milioni di euro nel 2025 e ovviamente rischiano di incidere sui conti anche nel 2026.






