Tutti e quattro gli astronauti della Crew-11 della Nasa sono tornati oggi sulla Terra, in anticipo, dopo la prima evacuazione medica in assoluto della Stazione Spaziale Internazionale (Iss).
Dopo 167 giorni in orbita, l’equipaggio è rientrato con un ammaraggio notturno al largo di San Diego, nel primo rientro anticipato in 25 anni di storia della Iss.
Un “problema medico” non specificato che ha coinvolto uno degli astronauti a bordo della Iss ha costretto infatti l’agenzia spaziale statunitense a valutare un rientro anticipato senza precedenti di parte dell’equipaggio.
La scorsa settimana, l’amministratore della Nasa Jared Isaacman ha dichiarato ai giornalisti che lui e i funzionari medici hanno preso la decisione di far rientrare l’astronauta, di cui non ha fornito l’identità, perché “la capacità di diagnosticare e curare adeguatamente questo problema non è presente sulla Stazione Spaziale Internazionale”.
Il quartetto avrebbe dovuto rimanere nello spazio per un altro mese circa, ma è dunque rientrato a casa prima del previsto a causa del problema medico. L’equipaggio include gli astronauti statunitensi Zena Cardman, assegnata come ingegnere di volo, e il comandante designato della stazione Mike Fincke, l’astronauta giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov.
Si tratta della prima volta che la Nasa ha interrotto la rotazione di un equipaggio della Iss a causa di un’emergenza sanitaria.
Tutti i dettagli.
L’EMERGENZA SANITARIA A BORDO DELLA ISS
L’8 gennaio la Nasa ha disposto un rientro anticipato per la missione Crew-11. “Si trattava di una grave condizione medica. Ecco perché stiamo seguendo questa strada”, ha spiegato il numero uno della Nasa Isaacman. Tuttavia, ha osservato che l’agenzia ha deciso di non effettuare un rientro di emergenza, che avrebbe riportato la navicella Crew Dragon e il suo equipaggio in orbita entro poche ore. “Questo non è un deorbita di emergenza”, ha specificato. “Al momento, stiamo cercando l’opportunità giusta per utilizzare i nostri siti di atterraggio esistenti, le nostre attuali navicelle di recupero”.
I funzionari della Nasa non hanno identificato quale dei quattro astronauti della missione Crew-11 avesse riscontrato il problema medico né ne hanno descritto la natura, citando la privacy del membro dell’equipaggio.
Il responsabile sanitario e medico della Nasa, James Polk, ha affermato che “non si è trattato di un infortunio verificatosi durante lo svolgimento delle operazioni”, il che significa che non si è verificato mentre l’astronauta stava lavorando. Sempre Polk ha sottolineato che la Nasa stava “peccando di prudenza” nel riportare l’equipaggio in orbita in anticipo.
IL RIENTRO CON LA DRAGON DI SPACEX
“È così bello essere a casa!” ha dichiarato oggi Zena Cardman, comandante della Crew-11, poco dopo l’ammaraggio al largo di San Diego, avvenuto come previsto intorno alle 08:45 GMT. “Con profonda gratitudine per le squadre che ci hanno portato lì e ci hanno riportato indietro.”
L’ammaraggio è avvenuto al termine di un viaggio di rientro durato oltre dieci ore. La navetta Crew Dragon Endeavour di SpaceX sganciata dalla Iss intorno alle 23:00 italiane del 14 gennaio, è stata assistita dalle squadre di recupero, issata a bordo della nave e sottoposta alle verifiche post-volo, mentre all’apertura del portello i quattro astronauti hanno ricevuto un primo rapido controllo medico di routine.
IN ATTESA DELLA CREW-12
La partenza della Crew-11 ha lasciato solo tre persone sul laboratorio orbitante: Christopher Williams della NASA e i cosmonauti Sergey Kud-Sverchkov e Sergei Mikayev, arrivati il 27 novembre a bordo di una navicella spaziale russa Soyuz. Il trio avrà probabilmente il posto tutto per sé per circa un mese, poiché la missione successiva alla Crew-11, la Crew-12 di SpaceX, composta da quattro persone, è attualmente prevista per il 15 febbraio.






