Le autorità doganali cinesi hanno vietato l’ingresso nel paese dei microchip H200 di Nvidia: sono i secondi processori per l’intelligenza artificiale più potenti disponibili sul mercato, che proprio ieri hanno ottenuto dal governo degli Stati Uniti l’autorizzazione a venire esportati in Cina. Che però li respinge. Può sembrare una decisione irrazionale, ma risponde in realtà a una logica precisa.
PERCHÉ LA CINA HA BLOCCATO I CHIP H200 DI NVIDIA?
I chip sono fondamentali per il progresso dell’intelligenza artificiale ma l’industria cinese dei semiconduttori è ancora molto indietro rispetto a quella statunitense, dunque non riesce a progettare e costruire dispositivi altrettanto sofisticati da impiegare nell’addestramento e nel funzionamento dei sistemi di Ai.
I processori di Nvidia farebbero comodo alla Cina, insomma, ma Pechino vorrebbe evitare di dipendere dalla tecnologia americana, preferendo piuttosto concentrarsi sullo sviluppo delle proprie capacità di chipmaking. Per questo ha il governo ha convocato i rappresentanti delle principali società digitali e ha chiesto loro di non acquistare i chip di Nvidia, a meno che non sia strettamente necessario.
Come ha scritto Reuters, che ha dato la notizia sulla base delle informazioni ricevute da tre fonti, “la formulazione utilizzata dai funzionari [cinesi, ndr] è così severa che, per ora, si tratta sostanzialmente di un divieto, anche se la situazione potrebbe cambiare in futuro”.
Questo esatto scenario era stato anticipato da Startmag a dicembre.
I FALCHI ANTICINESI NON APPOGGIANO LA DECISIONE DI TRUMP
I processori H200 di Nvidia hanno prestazioni decisamente superiori – sono quasi sei volte più potenti – all’H20, ossia il processore più avanzato che l’azienda poteva vendere legalmente in Cina prima della nuova autorizzazione.
I cosiddetti “falchi” anticinesi nelle istituzioni statunitensi, sia democratici che repubblicani, pensano che questo allentamento delle restrizioni permetterà a Pechino di rafforzare le sue capacità industriali e militari. In sostanza, ritengono che l’amministrazione di Donald Trump abbia commesso un errore nel “barattare” la sicurezza nazionale con i vantaggi commerciali.
D’altra parte, le aziende americane – a differenza di quelle cinesi – hanno accesso a processori ancora più performanti degli H200: questi ultimi (rilasciati nel 2023) sono stati superati dai Blackwell (2024) e dai Rubin (2025).
LA CINA STA NEGOZIANDO?
Secondo Reuters, è possibile che il divieto (o quasi) di importazione dei microchip H200 da parte della Cina faccia parte di una strategia negoziale volta a ottenere concessioni commerciali dagli Stati Uniti: l’anno scorso le due parti hanno raggiunto una tregua sui dazi, non un vero e proprio accordo.
Pechino, peraltro, era già intervenuta per bloccare la compravendita dei chip H20 di Nvidia, danneggiandola economicamente e azzerando praticamente la sua quota nel vasto mercato cinese dei semiconduttori. Rifiutandosi adesso di acquistare anche gli H200, allora, la Cina potrebbe voler colpire non soltanto i conti di Nvidia (la più importante società di microchip al mondo, nonché quella a maggiore capitalizzazione) ma anche le entrate del governo americano, il quale incasserebbe una quota del 25 per cento dalle vendite di questi dispositivi.
Non si tratta di una strategia priva di svantaggi, però, perché la Cina e le sue compagnie tecnologiche avrebbero tanto da guadagnare dall’utilizzo degli H200.
LE LIMITAZIONI DI TRUMP
L’autorizzazione all’export concessa dall’amministrazione Trump agli H200 di Nvidia non è priva di condizioni, comunque.
Ad esempio, la Cina non potrà ricevere più del 50 per cento del totale dei chip venduti ai clienti americani. Nvidia, poi, dovrà certificare che negli Stati Uniti siano disponibili quantità sufficienti di H200, mentre i clienti cinesi dovranno dimostrare di adottare “procedure di sicurezza adeguate” e non potranno utilizzare questi processori per scopi militari.
Secondo Reuters, il mese scorso le aziende cinesi avevano preordinato oltre due milioni di H200, il cui prezzo si aggira sui 27.000 dollari l’uno. La richiesta superava di gran lunga le disponibilità di Nvidia, le cui scorte ammontavano a 700.000 unità.




