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Verso norme europee più severe per WhatsApp? Nuovo fronte tra Meta e la Ue

Che cosa succede tra Ue e Meta, ecco le novità

Secondo quanto riporta l’Ansa, che in merito ha ottenuto rassicurazioni da fonti interne alla Commissione europea, nelle prossime settimane Whatsapp verrà designata come piattaforma online di grandi dimensioni a nel quadro della legge sui servizi digitali europei.

COSA SONO LE PIATTAFORME DI GRANDI DIMENSIONI E COSA CAMBIA AI FINI DEL DSA

Le piattaforme online di dimensioni molto grandi sono quelle con oltre 45 milioni di utenti mensili nell’area Ue: in virtù della loro diffusione tanto capillare devono rispettare le norme più severe del Dsa il cui scopo è quello di liberalizzare i mercati digitali favorendo il gioco della libera concorrenza. Secondo i dati che Meta ha pubblicato esattamente un anno fa: la media è di 46,8 milioni,

Una volta che la Commissione designa una piattaforma come “Vlop” (very large online platforms), il servizio online designato dispone di 4 mesi per conformarsi al Dsa. La designazione innesca norme specifiche che affrontino i rischi particolari che tali servizi di grandi dimensioni rappresentano per gli europei e la società quando si tratta di contenuti illegali e il loro impatto sui diritti fondamentali, sulla sicurezza pubblica e sul benessere.

WHATSAPP SARA’ MARCATA A UOMO DA BRUXELLES?

In particolare, la sorveglianza scatterà sui canali aperti dell’app di messaggistica, mentre i servizi di messaggistica privata al contrario non rientrano nell’ambito di applicazione del Dsa. In particolare a seguito di tale designazione Meta dovrà garantire trasparenza per quanto riguarda la pubblicità, i sistemi di raccomandazione o le decisioni di moderazione dei contenuti, avere termini e condizioni di facile utilizzo e assicurare la tutela di diritti fondamentali quali la libertà di espressione, la libertà e il pluralismo dei media, la discriminazione, la protezione dei consumatori e i diritti dei minori.

L’ULTIMO SCREZIO

Considerati i tanti attriti dell’ultimo periodo tra le Big Tech americane e le autorità europee (incluse le derive nazionali, come il caso che vede contrapporsi l’italiana Agcom e la statunitense Cloudflare) porre la lente d’ingrandimento su WhatsApp potrebbe essere l’anticamera di nuove acredini con Meta. Sul finire di ottobre la Commissione europea aveva accusato la società di Menlo Park di ostacolare l’accesso ai dati pubblici per i ricercatori e di non avere sia su Facebook sia su Instagram un meccanismo di «Notifica e azione» intuitivo e facilmente accessibile con possibili sanzioni fino al 6% del fatturato annuo.

Col ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Meta, non solo aveva annunciato l’addio ai programmi di fact-checking su Facebook e Instagram ma aveva anche puntato il dito contro il Vecchio continente, dove a suo dire “un sempre crescente numero di leggi istituzionalizzano la censura” mentre le norme soffocherebbero “l’innovazione”.

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