La società petrolifera statunitense Chevron e il fondo di private equity Quantum Capital Group potrebbero acquisire gli impianti all’estero di Lukoil, la seconda compagnia petrolifera più grande in Russia verso la quale gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni lo scorso ottobre. Se l’operazione andrà in porto, il valore economico ammonterà all’incirca a 22 miliardi di dollari, stando alla ricostruzione del Financial Times.
QUANTUM E CHEVRON VOGLIONO INGRAZIARSI TRUMP
L’offerta delle due aziende americane – a guidare, però, è Quantum – riguarda l’interezza delle proprietà internazionali di Lukoil, tra cui le raffinerie in Bulgaria e in Romania, i siti di estrazione degli idrocarburi in Iraq e negli Emirati Arabi Uniti e le stazioni di servizio in Europa e negli Stati Uniti.
Quantum e Chevron sarebbero intenzionate a gestire questi asset per un lungo periodo di tempo: stando al Financial Times, si tratta di una promessa di impegno volta a conquistare il favore dell’amministrazione di Donald Trump, che nei mesi scorsi era intervenuta per bloccare la transazione tra Lukoil e Gunvor, società svizzera di commercio di materie prime. Il dipartimento del Tesoro aveva accusato Gunvor di essere un “burattino del Cremlino”, rifiutandosi di concederle la licenza operativa, perché è stata fondata da Gennady Timchenko, una figura vicinissima al presidente russo Vladimir Putin.
Timchenko, comunque, non fa più parte di Gunvor da undici anni e ha venduto la sua quota del 43,5 per cento.
LE ALTRE OFFERTE
Oltre a Chevron e Quantum, gli impianti di Lukoil hanno catturato l’attenzione anche del conglomerato emiratino International Holding Company, controllato dalla famiglia reale di Abu Dhabi, e del gruppo di investimento statunitense Carlyle.
GLI INTERESSI DI QUANTUM E CHEVRON
Il fondo Quantum, fondato e guidato dal magnate petrolifero texano Wil VanLoh, ha detto – stando alle affermazioni riportate dal Financial Times – che la sua offerta per Lukoil permetterebbe di consolidare la proprietà americana su asset energetici di rilevanza strategica.
Quanto a Chevron, il suo interesse primario sembrerebbe essere la quota del 5 per cento di Lukoil nel campo petrolifero Tengiz in Kazakistan, già parzialmente controllato dalla società statunitense. Chevron, peraltro, sta vivendo un momento favorevole perché è l’unica Big Oil americana presente in Venezuela: sarà lei, dunque, a gestire il commercio di barili di greggio tra i due paesi, come previsto dall’accordo annunciato il 7 gennaio da Donald Trump.
INTANTO, GLI STATI UNITI SEQUESTRANO UNA PETROLIERA RUSSA
Il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dato tempo alle aziende fino al 17 gennaio per raggiungere un accordo con Lukoil, che dovrà comunque ricevere l’approvazione delle autorità americane.
Al di là del potere di veto sugli affari di Lukoil, mercoledì gli Stati Uniti hanno sequestrato una nave petroliera russa nell’oceano Atlantico – la Marinera, precedentemente nota come Bella 1 – dopo un inseguimento durato settimane: l’imbarcazione è accusata di aver violato le sanzioni statunitensi sul greggio iraniano e venezuelano.




