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La pacificazione val bene una Messa. La pace può attendere

La Messa in memoria delle vittime di Crans Montana, che si celebrerà per volontà di Giorgia Meloni, ha per obiettivo una almeno occasionale pacificazione politica esplicitata dagli inviti bipartisan. Il corsivo di Battista Falconi.

La Messa che si celebrerà domani pomeriggio a San Carlo a Roma per volontà di Giorgia Meloni, in memoria delle vittime dell’incendio di Crans Montana, ha per obiettivo una almeno occasionale pacificazione politica esplicitata dagli inviti bipartisan, dall’unità nell’omaggio alle giovani vittime, in primis italiane. Un gesto senz’altro utile, perché il clima di ostilità tra maggioranza e opposizione non accenna a placarsi e la conferenza stampa di inizio anno del Presidente Meloni, sempre a Roma domattina, potrebbe acuirlo. Clima tale che è già giunta la polemica defezione di Matteo Renzi: “Io sono cattolico, apostolico, romano, ma questa Messa non l’ho ben capita”.

Un atto necessario, invece, ancor più dopo gli incidenti a margine delle commemorazioni per Acca Larenzia: strage che, come l’omicidio di Sergio Ramelli, anziché unire le parti nella condanna e nel cordoglio anima ulteriori, assurdi bipolarismi. Da una parte, la destra lamenta sacrosantamente l’aggressione subita ieri da alcuni ragazzi che intendevano volantinare sull’eccidio compiuto a Roma negli anni di piombo; dall’altra la sinistra condanna i saluti romani dei convenuti sul luogo del delitto, giustamente nel merito ma inopportunissimamente nella scelta dei tempi. E va sempre così: progressisti e conservatori si rinfacciano specularmente la mancanza di solidarietà per le “proprie” vittime, anche per episodi più modesti tipo il manifesto imbrattato o il post social. Come se un’aggressione, una violenza, una molestia fossero una “proprietà”, appunto, e non lesioni del diritto, che è unico e intangibile, che tutela tutti o nessuno.

Stesso meccanismo divisivo insorge quando ad andarci di mezzo sono cittadine e cittadini senza particolare colore politico, come la giovane Aurora e il capotreno di cui abbiamo parlato ieri, uccisi da stranieri con provvedimenti di espulsione non applicati per insensati cavilli giuridici, che diventano bandiere del panpenalismo conservatore contro il garantismo progressista. O come la donna che il figlio quindicenne ieri ha salvato dal padre albanese che tentava di darle fuoco. Dicevamo che italiani e stranieri non importa, che il problema è e dovrebbe essere sempre e solo l’incertezza del diritto. A proposito: i magistrati non si lamentino se la riforma sarà confermata per via referendaria, si interroghino sulla loro distanza dalle persone comuni, che è persino maggiore di quella degli esponenti di partito.

La Messa non basterà, ma è meglio farla. Sappiamo che – se è complicata da raggiungere la pacificazione nazionale, in nome di basilari valori, principi e diritti comuni – lo è ancor di più la pace internazionale. Perché alla Casa Bianca, senza ombra di dubbio, c’è un mattoide che sta sfilando gli USA dalla gran parte delle agenzie internazionali (con non poche ragioni, data la loro costosissima inutilità), sequestrando petroliere russe, occupando e commissariando il Venezuela, minacciando di acquisto e invasione la Groenlandia, avallando inammissibili abusi da parte delle forze dell’ordine (stavolta sotto accusa è l’Ice, ma la tradizione yankee in tal senso è antichissima).

Dall’altra parte abbiamo però una sinistra con la testa voltata all’indietro, gli occhi e le orecchie velati dall’ottusità ideologica, al punto che, sempre domani pomeriggio a Roma, un sedicente consesso di “filosofi per la pace” che conta Laura Boldrini, Luciana Castellina e Vittorio Emanuele Parsi concionerà della “forza bruta tornata a comandare”. Dove? Ovviamente in Ucraina, Venezuela, Gaza, Nigeria e Groenlandia. Ma Cuba, la Cina, la Corea del Nord, l’Iran e gli altri paradisi socialisti o islamisti? Naturalmente, non pervenuti.

Ecco, molto meglio la Messa per la pacificazione occasionale che questi pseudo-filosofi per la pseudo-pace globale.

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